IN DIRETTA DALLA SARDEGNA DEGLI INCENDI


di Antonella Soddu

Torno sulla questione lotta agli incendi. Torno a farlo dopo aver appreso che il governo Letta ha venduto, o mette in vendita, non ho ben compreso, 3 dei 10 aerei di stato, i primi 50 milioni di euro ricavati saranno investiti per la lotta agli incendi. Bella notizia, oserei dire che ci sarebbe piaciuto riceverla prima, ma piangere sul fuoco appiccato non è che domani ci farà riavere la vegetazione perduta. Ai sardi oggi sono arrivate due notizie .. Una è quella che ho su citato, la seconda è che sui cieli di un Ogliastra andata a fuoco si esibiranno le famose frecce tricolore, insomma, non credo lo faranno gratis. Non amo molto il populismo e la demagogia a tutti i costi per accodarmi a quanti assumono o ricorrono a questi espedienti per favorire o assecondare e promuovere il politico di turno appena candidato alla prossime elezioni regionali, ma è doveroso segnalare nefandezze come questa. La terza notizia, e qui viene il bello, se di bello può trattarsi, è la decisioni della Procura della Repubblica di Cagliari di aprire un indagine su rilevatori degli incendi acquistati e mai entrati in funzione. Abbiamo compreso bene? “rilevatori di incendi acquistati e mai entrati in funzione” ? – Si, esatto proprio cosi. La cosa più assurda è che non si tratta di una vicenda recente, sfuggita ai media e al popolo sardo, o alle varie amministrazioni che si sono susseguite nell’ultimo ventennio. Di cosa si tratta dunque è presto detto. La storia dei rilevatori d’incendi mai entrati in funzione ha un costo di 30 miliardi delle vecchie lire oggi diventati tanti di più. Un finanziamento con soldi pubblici per una convenzione atta ad installare in Sardegna alcune centraline per rilevare incendi. Questi rilevatori li ha acquistati la Regione Sardegna con un fine buono, se vogliamo, condurre una ferrea lotta ai roghi estivi. La Regione Sardegna, 23 anni fa circa, firma una convenzione – con tre aziende – la Gallileo Avionica, la Teletron Eletronics e la Pro. Gen. Sar. La concessione va avanti, nonostante gli intoppi iniziali fino al 2010 quando la Regione Sardegna, si accorge dell’inutilità degli impianti e rispedisce al mittenti gli stessi chiedendo alle tre aziende concessionarie di ripristinare lo stato dei luoghi. Le tre aziende intentano una causa civile contro la regione sardegna chiedendo un risarcimento danni di 10 milioni di euro alla quale la regione risponde ( furbi ? ) chiedendo ai tre concessionari 18 milioni e mezzo di euro. Sulla tutta la questione c’è poi l’indagine già aperta dalla Corte dei Conti. La Procura della Repubblica, con il Pm Gaetano Porcu vuole vederci chiaro, ed ha per questo aperto un fascicolo sui collaudi di questi rilevatori termici. Per il momento si procede contro ignoti per il reato di falso. L’assurdo è che non si può procedere per il reato di truffa, questo sarebbe comunque prescritto. La battaglia in tribunale tra le tre aziende e la RAS continua e per capirci bene, è doveroso anche andare a vedere chi sono le tre aziende coinvolte. Digitando sui canali di ricerca troviamo quanto segue: Gallileo Avionica S. P. A – tipo: grande industria, nazione Italia, fa parte del grappolo ELSAG DATAMAT, ITA , SESM scarl, ITA, Galileo Avionica Spa, ITA, Ansaldo STS, ITA, Alenia Aermacchi Spa, ITA, Finmeccanica, ITA, SELEX Galileo Ltd, GBR, Selex Sistemi Integrati, ITA, Sistemi Software Integrati Spa, ITA, SELEX ES Spa, ITA, ha come soci il gruppo C-Member II. ( sito ufficiale – http://www.artemis-ia.eu/organisation/index/view?organisation=5142 ) La Teletron Eletronics – La Teletron Euroricerche Srl ha acquisito il ramo di azienda della Teletron Electronics Srl nata a Cagliari nel 1976. La Teletron Electronics ha inizialmente operato nel campo dei sistemi elettronici per la sicurezza di installazioni civili, industriali e militari. Nel 1984 questa società ha messo a punto un sistema per il monitoraggio delle superfici boschive per il rilevamento precoce degli incendi e la pianificazione degli interventi di contenimento, spegnimento del fuoco e la sicurezza degli addetti. Dal 1984 ad oggi grazie ad un continuo investimento in sviluppo e ricerca la Teletron ha consolidato il suo ruolo diventando Leader del settore. Negli anni la Teletron ha collaborato con diverse aziende tra cui Gallileo Avionica s.p.a. (Gruppo Finmeccanica) e Fisia (gruppo FIAT). – si possono visualizzare ulteriori info nel sito ufficiale (http://www.teletroneuroricerche.it/index.php?page=chi_siamo) Infine la Pro. Gen. Sar. – Pro. Gen. Sar. S.R.L. – Forma GiuridiSOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA – Società di capitale. Attività – Produzione di software non connesso all’edizione. Come non esclamare accipicchia, 23 anni fa, ci dotammo di rilevatori incendi per affrontare la lotta agli incendi? In attesa attendiamo i 50 milioni per l’acquisto dei canadair.. A me sembra tutta una vana lotta agli sprechi autorizzati di fondi pubblici.

pubblicato anche su Alganews blog giornale online di Lucio Giordano

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Silente pensiero d’eros


la nuova silloge poetica della poetessa Antonella Soddu

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nota introdutiva
L’ iter poetico della silloge si volge congiunto e ripartito tra due elementi cardine: amore e percezione dell’essere, una dinamicità esistenziale, incarnatasi nei meandri d’un animo capace di carpire e incanalare a sé ogni minuzia spirituale. La primaria costante dell’opera è la sublime presenza del sentimento e dei sensi, entrambi pronunciati nella più intima e silente posa del cuore. I componimenti e lo stile di Antonella Soddu assumono un’impronta indelebilmente attenta in ciò che essi stessi narrano, versi capaci d’esser poesia in ogni dove, fraseggi che incanalano un’introspettiva analisi del tacito vivere in impulsi, umanamente e mentalmente volti alla ricerca e alla cura del rapporto interiore con l’altro.
L’ Io protagonista nel testo si effonde verso un singolare dichiararsi, velatamente monologo, ma mai soliloquio, giacché il composto rivolgersi all’altrui ascolto s’appresta esser musicalità dinnanzi ad ogni susseguirsi di strofa.
L’Egli è racconto dell’impronta umana nel mondo: E’ vuoto intorno e l’uomo procede claudicante a passo incerto, incostante e tremante; il Tu, come primario come primario ed innato destinatario d’amore che mai è destinato a cessare. Come trovarti/come cercarti e viverti negli anfratti del tuo riflesso sbiadito.
L’ azione umana è trascritta come costante movimento; la stessa titolatura dell’opera riesce egregiamente ad enunciare l’essenza: “Silente pensiero d’eros” giacché lo stesso agente non è mai circuito da nessuna forma di subordinazione allo stesso. Per quanto l’impulso amoroso spesso lasci mancanze, si confà alla vita fluttuando in una svincolata forma d’evasione, totale energia, carica emotiva in grado di elargire motivazione ad ogni singolo gesto compiuto nella quotidianità. L’indole amorosa si preclude d’esser augusta motrice, del tutto, forma d’azione congenita all’uomo, il quale mai privandosi della stessa riesce dignitosamente a viverla come forma somma d’autodeterminazione vitale. Interessante la percezione emotivo – temporale che i versi racchiudono, periodi che come valevoli incisi, tendono a lasciar insegnamento e ricordo come se volessero esser auspicio d’esperienza verso un domani che procede attraverso i gradi delle compiute azioni umane.
Ti vedo nel tuo invisibile apparire/Ti perdo nell’istante in cui nasce la nuova emozione/ Dove i miei giorni danno spazio a nuove emozioni oltre il tempo lasciato dalle tue/Bagnate dal rumore dello sparire silenti.
L’opera è un cantico alla riflessione un’elegante esegesi d’una mente che mai s’allontana dall’intesa con il cuore. Il poetare dell’autrice s’adorna di un’impronta matura femminea vissuta ed onestamente spontanea, lungi da congetture d’enigmi spirituali. La sua è una posizione precipua, notevole purezza nel raccontarsi e nel rivolgersi, a chi silenziosamente si capacita d’udire un cantico alla vita.
Certo pathos come investitura magnanima di chi s’approccia al testo, il quale ne diviene non solo il ricevente ma anche immancabilmente beneficiario di un susseguirsi d’emozioni in grado di donar respiro anche a chi d’amore mai si pena.
Il volo del sentimento, metafora nella certezza, leggerezza mai superficiale ma costante valutazione e memoria del compiuto, diretta verso la destinazione, di un prossimo vivere migliore, che risorgendo come meta ambita, sancisce una meritevole lettura.
Enrica Meloni ( Poetessa )
ISBN : 2120009801908
Edizione : 1a
Anno pubblicazione : 2013
Formato : 15×23
Foliazione : 64 pagine
Copertina : Morbida
Stampa : bianco e nero
prezzo di copertina Euro 12
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=980190
Gruppo Editoriale L’Espresso Spa

Zona Franca in Sardegna: propaganda elettorale o soluzione per i mali sardi?


Di Antonella Soddu

 

C’è un eterno dibattito che si affaccia, in Sardegna, ogni qualvolta si è in prossimità di tornate elettorali. Da anni aleggia sulla testa dei sardi la parola – Zona Franca – Questa è usata sistematicamente dai politici di tutti gli schieramenti, forse meno da quelli di centro sinistra il quale hanno cominciato a comprendere, pare, che i sardi non son poi tanto cretini e duri di capoccia, al fine di illudere i cittadini che questa sia la sola ed unica soluzione per il rilancio economico di un isola oramai allo stremo. Qualcuno ha già iniziato a scrivere gli annunci funebri. E’ bene rilevare che, la Sardegna ha bisogno urgente di politiche tese alla competitività dell’intero sistema economico. Queste misure di politica economica devono necessariamente essere pensate, studiate e realizzate perché siano proficue per un lungo termine non solo per un breve – medio periodo. Occorre, pertanto, uscire fuori dalla logica della demagogia e interrogarsi seriamente sulla questione Zona Franca, più in generale a cosa è meglio indirizzare l’attenzione. Siamo veramente certi che la politica – Zona Franca – è quel genere di politica economica e fiscale tesa al rilancio dell’isola?  I dubbi rimangono su tutti i fronti. Intanto, cosa significa Zona Franca?

Quando si usano queste parole s’intende dire un territorio delimitato di un paese nel quale si gode di alcuni benefici tributari come, per esempio, non pagare dazi di importazione su merci o, assenza di imposte. I governi possono stabilire zone franche in quelle regioni appartate o estreme allo scopo di attrarre capitale e promuovere lo sviluppo economico della regione.  In Italia, troviamo la zona franca, per esempio, in Valle d’Aosta e a Messina. Veniamo alla Sardegna. Alcune note informative tecniche, ad oggi, in Sardegna sono istituite, con D.Lgs 75/98, le zone franche secondo i regolamenti CEE n. 2913/1992 e n. 2454/1993, ma allo stato attuale non sono ancora operative. Quindi sarebbe anche doveroso che i comitati dei cittadini che chiedono urgenti delibere ai propri sindaci, si preoccupino di chiedere anche al presidente della RAS perché queste non sono operative.  Ovviamente c’è, in Sardegna, chi nutre dei seri dubbi sull’intera questione ed è doveroso dare altresì la valutazione di costoro. Per quali motivi?  Se la teoria della zona franca fosse applicata l’isola, soccomberebbe anche di più.  Elemento di principale valutazione è quello – meno tasse meno servizi.

Andiamo a vedere, dunque, dove potrebbero ravvisarsi problemi. – Trasporti e importazioni – rientrando questi nella categoria esenti da dazi e tassazioni verrebbe favorito l’ingresso nell’isola di prodotti non sardi a tassi vantaggiosi in quanto i paesi importatori cogliendo al volo il vantaggio riuscirebbero a smerciare in loco i propri prodotti a prezzi concorrenziali con quelli sardi, contrariamente i produttori locali avrebbero difficoltà nell’esportare i propri. Quindi, doppia beffa; la prima, quella di non riuscire a smerciare la propria merce in loco a causa di una spietata concorrenza, il secondo sarebbe quello di non riuscire a piazzare i propri prodotti altrove per il carico di dazi in merito ad esportazione. Secondo questo logico ragionamento in Sardegna ci troveremmo a consumare prodotti in prevalenza esteri, non freschi e con la conseguenza ancora più grave contribuire allo sfascio completo delle attività commerciali e produttive locali. Inoltre valutando bene le cose si dovrebbe arrivare a comprendere la differenza tra l’agevolazione fiscale interna e agevolazione fiscale a beneficio di terzi creata a discapito del profitto interno dell’isola. Ci sono, allo stato attuale, molti politici rampanti che giocano sulla questione pur di accaparrarsi un posto alle prossime elezioni regionali, tra i quali anche alcuni promotori dei comitati spontanei più accaniti. Si cerca di abbindolare il popolo con la promessa che si pagheranno meno tasse a cominciare dall’abolizione delle accise, allo sconto pro erogazione energia elettrica. Una zona franca cosi dipinta si accosta di più ad una visuale indipendentista, ma, la sua attuazione sarebbe possibile solo nel caso d’indipendenza ove dunque la Sardegna avrebbe la totale sovranità economica. Ma giacché siamo in territorio italiano lo stato centrale, non concederebbe questo privilegio di non pagare tasse su accise, Iva, aliquota etc. L’unica cosa da fare sarebbe quella di chiedere ed avere degli sconti eccezionali nelle importazioni ma sarebbe anche la fine dell’isola. Cosa è accaduto dunque dopo il 24 giugno 2013? E’ semplicemente entrato in vigore il regolamento doganale ai sensi dell’art. 118 paragrafo 2 che non vieta l’istituzione di zone franche, ma ne modifica i precedenti regolamenti, insomma non porterà i benefici che ci si aspetta. Quindi, è o no l’unica soluzione per lo sviluppo delle economia della Sardegna mirato alla soluzione di tutti i problemi?  Ni.

I problemi della nostra isola vanno ravvisati in altro di più urgente, quali il raggiungimento della piena continuità territoriale che può favorire il trasporto a prezzi congrui di merci e persone, politiche per la valorizzazione e sviluppo attività e servizi turistici, rilancio delle imprese artigiane, valorizzazione dei siti archeologici, rivalutazione delle politiche agricole mirate all’impianto di colture nuove, rivalutazione dei limiti delle fasce costiere di fabbricazione tutelando sempre il paesaggio. Messa in atto di un piano trasporti efficiente che consenta un flusso in entrata e in uscita agevole e conveniente dal punto di vista turistico, e commerciale. Sono 26 anni che si parla di migliorare i servizi dei trasporti, ma siamo sempre lì in preda dei giochi di potere che conducono solo al baratro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche i commercianti piangono


Di  Antonella Soddu

Una delle più grandi forze dell’imprenditoria  italiana, sopratutto  della piccola  e media impresa   è  ravvisabile  nell’azione di tramando  di  generazione in generazione. Iniziavano i padri  e portavano avanti i figli. Le  grandi aziende quotate in borsa   hanno queste fondamenta. Ma sono, fatemelo dire, le piccole  il motore  di avviamento più concreto della nostra economia, anche se oggi purtroppo sono quelle che stanno risentendo maggiormente la crisi, sopratutto  quelle a conduzione famigliari  cresciute  di generazione in generazione. – Sono stanco e se domani penso alle scadenze  la mia stanchezza aumenta, mi assale un senso di impotenza e rabbia, vedo  sfumare inesorabilmente il  mio lavoro  che è stato quello  che mi ha lasciato in eredità mio padre .-   è solo uno dei tanti gridi d’allarme. La  burocrazia  è le  tasse, troppe e penalizzanti, sono il  veleno che sta lentamente  inesorabilmente mettendo  in ginocchio la nostra economia

Troppe le tasse, poche le vendite, calo di produzione e conseguente   necessario ricorso alla riduzione di personale. Pensiamo  a cosa e come possa affrontare  la crisi un piccolo commerciante. Prendiamo a caso  un commerciante del settore ricambi auto. Per esempio  se  c’è un calo di vendita  delle auto si genera in automatico  anche un calo di vendita  dei prodotti primari  necessari al funzionamento  di un auto, quindi a risentirne è il piccolo commerciante, per esempio, che offre servizi quali pneumatici per autovettura, e servizi  di bassa meccanica  quali  ammortizzatori dischi freno  aria condizionata e batterie.  Per esempio, sentendo un piccolo commerciante del settore  in merito alla questione calo vendite, la sua risposta  è stata – “dal 2006 ad oggi ho potuto registrare un calo  del 48%”  – dato allarmante, a conti  fatti la crisi  è iniziata  silente, si  è introdotta  piano, piano   come un cancro  che si divora  giorno dopo  giorno  tutte le cellule sane.  Nel corso degli anni   la sola cosa che si  è concretizzata  è la crisi economica e sembra  oramai anche inutile  continuare a dirlo, una crisi   voluta dalle banche è accettata di buon grado dai vari governi che ci sta conducendo ad un punto di non ritorno, si lavora per le tasse   corrispondono a circa un 53%  . Non si può andare avanti in questo modo, sarebbe davvero utile sedersi ad un tavolo  e ragionare su alcune proposte e una tra le tante potrebbe esser quella di poter aver dei prestiti alle imprese con tassi al 2% e una riduzione delle tasse  al  20% . Un esempio pratico   – la banca concede un mutuo per rientrare dal  fido al 2%,   contribuiti  dimezzati  per i dipendenti che vengono  a loro resi in  busta paga, acquisti  di macchinari con il 45% a fondo perduto per consentire anche l’ammodernamento  dei servizi  e la messa in sicurezza  sul lavoro. – Queste alcune proposte. Utopia direbbe qualcuno, ma, intanto  i  parafrasando il titolo di una celebre telenovela sud americana – I commercianti piangono – le banche non sono in sofferenza sono state e continuano ad esser risanate attraverso i prelievi  in tasse  imposti ai cittadini . Tutto  con il benestare di una banca centrale europea  che non guarda  agli interessi dei cittadini ma ai propri di natura macro economica.

Il Cile nell’era della sua ripresa economica


di Antonella Soddu
Foto di anticos1954
Uno dei miei più grandi desideri è quello di poter un giorno andare in Cile, quando lo dico apertamente molti storcono il naso, la domanda più ricorrente è – perché proprio il Cile ? – per tutta una serie di motivi, per l’arte, la cultura e la gran capacità d’impegno per la ripresa economica che il paese ha saputo dimostrare. Ha affrontato numerosi problemi, ha vissuto la dittatura militare, ma, nel contesto oggi risulta essere il paese dell’america latina con una forte ripresa economica.

Aumentano le stime di crescita del PIL, gli analisti riconosciuti dall’autorità monetaria cilena, prevedono un +5% nel PIL del 2013 ed un’inflazione al 3%, stabile anche per il futuro. La Banca centrale cilena ha di recente annunciato di aver aumentato le aspettative di crescita per il 2013 e secondo i sondaggi mensili sulle aspettative economiche del paese il Pil crescerà ancora nel corso dell’anno portandosi alla sogli del 4,9%, mentre si prevede la miglior soglia + 5% nel primo trimestre del 2014. Per quanto concerne l’inflazione, sempre secondo la Banca centrale cilena, si prevede un’aumento dell’indice dei prezzi al consumo pari al + 3%, lo stesso si prevede può rimanere invariato fino a tutto il 2014. Ma, lasciando un attimo da parte i dati economici, che sono meglio siano analizzati da esperti, ho ritenuto utile prendere informazioni sullo stato delle cose in Cile, direttamente da chi ci vive. Di seguito il risultato. Le domande che ho posto alla mia amica sono state domande mirate e attinenti ad alcuni dei grandi temi che in questo momento si stanno affrontando nel nostro paese. Credo si debba e possa seriamente riflettere.
D – come si vive in Cile
R – politicamente abbiamo alcuni problemi con il Perù e la Bolivia per quanto riguarda la crisi economica che sta attanagliando molte parti del mondo, il Cile ha saputo affrontarla.
D – In che senso ha saputo contrastarla?
R – Il mondo, e specialmente l’Europa, sembra non ha molto interesse a sapere come il Cile ha iniziato contrastare e uscire dai problemi, ma, provo a raccontarlo. Nel 1960 il Cile si è trovato a dover affrontare l’enorme debito in cui era stato lasciato il paese. Il debito era cosi grande, non c’erano soldi e né da mangiare, eravamo cosi indebitati e nessuno voleva prestare più soldi né tanto meno investire in Cile. Nel 1970 uscì il presidente Allende, un socialista, ma, molti dicono che era comunista. Venne Pinochet con il golpe, lui chiamò Hernan Buchi, un economista con una visione molto futuristica, lo nominò ministro. Era un uomo molto intelligente, introdusse una serie d’imposte che certamente furono pesanti, ma, da lì è iniziata la ripresa, il Cile ha iniziato ad avere più soldi, ha iniziato a ripagare il debito che aveva. Ha rinegoziato i metodi d’esportazione dei prodotti di qualità e ciò ci ha economicamente riaperto le porte al mondo. Dopo la fine del governo di Pinochet chi ne ha preso il posto ha continuato con la stessa politica e lo stesso modo di lavorare per la nazione.
D – Molto interessante e, ora, come si vive in Cile?
R – Ora, nell’era dell’ultima recensione mondiale a Governare il Cile è un imprenditore, uno degli uomini più ricchi, ha fatto la sua fortuna dal nulla, ha aiutato anche molti paesi con prestiti di denaro. Ora il Cile è in grado di accogliere e dare lavoro anche a persone d’altri paesi come Peruviani, Boliviani, Colombiani, Haitiani e d’altri paesi.
D – Per la ripresa economica e sociale di un paese sono rilevanti gli investimenti su cultura/scuola e lavoro, come avete affrontato in Cile questi due grandi temi?
R – La scuola e l’istruzione sono stati dei veri problemi, una spina al fianco, ma, dopo Pinochet qualcosa è cambiato, prima su questi temi non c’era una buona gestioni. Ancora il livello dell’istruzione pubblica è molto scarsa. Il governo Pinera voleva attuare delle riforme, ma l’opposizione glielo ha impedito. La stessa cosa vale per la sanità pubblica. Per fortuna ci sono l’istruzione e la sanità privata e qui le cose son diverse. C’era una repressione politica globale, quando governava Pinochet, ma, se non prendeva il potere il Cile non starebbe dove stava ora.
D – Qua, in Italia, esiste una tassa sulla casa che si paga due volte l’anno. Voi, in Cile pagate la tassa sulla casa?
R – No, o meglio, non tutte le case.
D – In che senso, non tutte le case?
R – Solo case e terreni di un certo valore pagano l’imposta, per esempio una casa di 1.000 o 1.500 UF, non pagano l’imposta, pagano i proprietari di case con valore dai 3000 UF in su. Chi possiede auto di lusso paga una tassa anche sull’auto. Qui da noi il salario minimo è di 200.000 peso cileni che equivalgono a 400 dollari usa. In questo momento è il salario minimo.
D – Esistono, lì da voi, gli aiuti economici, quando si perde il lavoro? Per esempio se un padre di famiglia perde il lavoro, lo stato vi sostiene economicamente fino a trovarne un altro?
R – Sono molti anni che è ridotto il tasso di licenziamenti, qui, di solito le persone perdono che perdono il lavoro è perché il loro lavoro è scarso oppure perché hanno commesso crimini come corruzione e sequestri di persona. Il Cile è un paese molto burocratico. Se perdi il lavoro l’azienda paga un risarcimento e si può con quelli metter su un gruppo di lavoro, un attività imprenditoriale. Anche nel caso si voglia cambiare lavoro, si può farlo tranquillamente, anzi molti lo fanno per acquisire nuove esperienze di lavoro, anche mio marito lo ha fatto, ha deciso di lasciare il lavoro e passare ad un’altra azienda. Lo ha fato senza riscontrare problemi e oggi guadagna di più.
D – I giovani neo laureati e diplomati hanno la prospettiva di trovare lavoro subito dopo la fine del loro percorso di studi? E, se si, lo trovano inerente il loro titolo di studio?
R – In Cile molti studenti che ancora non hanno completato i loro studi hanno buone possibilità di aver lavoro, possono far pratica, inerente il loro indirizzo di studi, un anno prima di completare gli stessi e quando terminano gli studi è facile poi trovare lavoro. Mio cugino, per esempio, stava per terminare il suo ultimo anno di corso infermieristico, ha avuto possibilità di molti posti di lavoro, ha fatto pratica e contemporaneamente ha completato il corso. Oggi ha un lavoro stabile. Ma ci sono anche molti ragazzi che vogliono le cose facile e sono poco professionali, per questi le cose non vanno molto bene.
D – In poche parole da voi conta il merito più che altro.
R – Si, esattamente cosi. E’ molto difficile per una persona che vuole lavorare e farlo nel modo giusto, non trovare lavoro è impossibile non avere un buon lavoro. Puoi scegliere di avere un lavoro stabile e indirizzato ad esser sempre nello stesso settore, oppure scegliere di cambiare. Io, ora ho un lavoro, mi piace, ma, volendo posso cambiarlo, l’ho fatto in passato. Questo governo attuale è riuscito a mantenere stabile l’economia del Cile. Una cosa la riconosco, rispetto agli altri paesi del sud america vivere in Cile è molto più caro.
D – Bene, ora due domane su questione molto rilevanti. Politica, giustizia e legalità. Chi può far politica e candidarsi alla guida del paese? Può esser candidarsi e esser eletto una persona con problemi giudiziari.
R – No, questo genere di persone non possono ne candidarsi ne esser elette presidente ne ministro né altra carica pubblica e neppure nessuno da loro lavoro. Un condannato fa molta fatica a trovare un lavoro, per esempio, stupratori, pedofili, assassini, spesso devono lasciare il paese, non hanno scelta di vita qui. Ai tempi di Pinochet, uno ci pensava su due volte prima di delinquere. Pinochet ha raso al suolo la corruzione e la criminalità, nel vero senso della parola, le persone potevano camminavano tranquille per strada. I turisti cominciarono ad arrivare e anche questo ha contribuito alla ripresa economica. Con Pinochet, peperoncino” – Cile – era molto più sicuro.
D – Che succede se un politico finisce sotto inchiesta ? può mantenere il suo posto da eletto fino alla fine del mandato? E se l’inchiesta parte prima delle elezioni può candidarsi?
In una risposta precedente hai affermato che l’attuale presidente è un uomo tra i più ricchi del Cile. Esistono delle condizioni, nel caso, perché si possa candidarsi senza il rischio di cadere nel conflitto di interesse?
R – Assolutamente no, nessuno con queste caratteristiche può avere un mandato. E’ vero che avolte i politici sono uguali, in questo credo che tutto il mondo sia paese, ma, per esempio, confermo. Nel caso si è eletti e nel corso del mandato sopraggiungono guai giudiziari, ci si deve dimettere perché la giustizia faccia il suo corso. Pineda prima di candidarsi ha dovuto cedere tutte le sue attività imprenditoriali e solo dopo aver dimostrato di non guidare più nessuna società gli è stato permesso di concorrere per la presidenza. In questo momento, in Cile, è sotto inchiesta Micelle Bachelet per il tsunami del 2010 deve dimostrare la sua completa innocenza per poter nuovamente candidarsi per la presidenza. Qui in Cile, i tre poteri dello stato, giudiziale, legislativo e esecutivo, sono completamente indipendenti. Nessuno interviene con l’altro, ognuno fa il proprio lavoro/dovere.
D – Dalle tue precedenti risposte si deduce che il Cile riconosce a Pinochet grandi cose. Ma lui era anche uno spietato dittatore. Il mondo lo conosce come il generale Pinochet, anche in Europa c’è questa visione.
R – Con Pinochet ha iniziato a cambiare la situazione economica del Cile, è cambiata la costituzione e ancora oggi ci atteniamo ad essa. E’ vero, ha commesso molti errori, ma ha anche fatto cose molto favorevoli per la nazione e, ancora oggi tutti i politici lo riconoscono e apprezzano. Anche la gente comune.
L’intervista termina qui. Avevo, come molti, credo, una visione del Cile un po’ diversa. Spesso parlare con le persone che la realtà del loro paese la vivono direttamente, aiuta a comprendere molte cose. Credo che un po’ di quanto riferito dalla mia amica possa servire per riflettere. Avolte ci giungono da altre parti del mondo notizie contraffatte, sarebbe meglio rivalutarle di tanto in tanto.

Español: Augusto Pinochet Ugarte. Militar y Pr...
Español: Augusto Pinochet Ugarte. Militar y Presidente de Chile. (Photo credit: Wikipedia)

IL 2 GIUGNO E’ UNA RICORRENZA IMPORTANTE


DI ANTONELLA SODDU

 C’era una volta la parata militare, tanti uomini in divisa orgogliosi di portarla, tanti colori, suoni e rumori decisi di passi. Attenti, riposo, presenta arm, saluto a testa alta come a dire – fiero e orgoglioso di rappresentare e servire la mia nazione creata libera dai miei padri. Io sono contro la sua soppressione, lo sono perché in fondo un significato lo ha. Dovremmo esser fieri di quegli uomini e donne, tutti i giorni e anche una volta all’anno. Non ci rendiamo conto, ma, stiamo tutti seguendo e cavalcando l’onda del populismo e della demagogia. Credo sia importante sottolineare che una Nazione si rispecchi anche nel valore di certe cose che ne caratterizzano le ricorrenze. Son ben altri gli sprechi a cui si deve mettere un lucchetto bello sostanzioso. Qualcuno di coloro che ne vogliono la soppressione provi a chiedere ad un francese di rinunciare alla parata per la ricorrenza del 14 luglio, o agli USA a quella del 4 luglio. In Francia il 14 luglio è una festa nazionale, la più importante e la più grande, è il 14 luglio (Quatorze Juillet). Una festa dedicata alla memoria della Presa della Bastiglia, quando nel lontano 1789 si dava avvio a quella che è passata alla storia come la Rivoluzione Francese. Grandi avvenimenti e celebrazioni sono previsti in tutto il territorio nazionale, di cui la più grande nella Avenue des Champs-Élysées, alla presenza del Presidente della Repubblica francese e delle alte cariche dello Stato. In America il 4 luglio, giorno della Dichiarazione d’Indipendenza, è sicuramente una delle festività più importanti degli Stati Uniti, degnamente celebrata con fuochi d’artificio, barbecue, picnic e vari eventi, tra cui parate militari in tutte le città del Paese. Gli spettacoli pirotecnici sono eccezionali, e mescolarsi alla folla festante che riempie parchi e giardini è un’esperienza unica. L’atmosfera è pervasa dallo spirito patriottico e dall’orgoglio nazionale, ed ovunque si sentono cori intonare gli inni “The Star-Spangled Banner” o “Stars and Stripes Forever”. E noi? Il 2 e 3 giugno del 1946 un referendum a suffragio universale rispose che gli italiani volevano una Repubblica libera e democratica. La Festa della Repubblica Italiana viene celebrata il 2 giugno a ricordo della nascita della Repubblica. Ma noi italiani siamo una razza atipica, se gioca la Nazionale si blocca l’intera nazione, se corre la Ferrari stiamo li, incollati alla Tv e cosi via dicendo, ci esaltiamo per le banalità e ci diamo all’ippica ( senza offesa per i cavalli ) quando si tratta di ricordare e omaggiare. Quest’anno la parata sa dà fare solo in ristrettezza, può starci tutto, ma a me personalmente non sta bene dipingerla come una cosa inutile. Ho parecchi amici emigrati, in Sud America per esempio, e posso dire con grande orgoglio e riconoscimento verso questi che tutti gli anni si adoperano, nelle città dove oggi risiedono, per organizzare festeggiamenti in omaggio alla Repubblica Italiana riuscendo a coinvolgere anche le genti che li ospitano. Buon 2 Giugno e W la Repubblica italiana. Ajò Forza Parisi.

Serata culturale a Villasor lo scrittore Gianni Mascia


Comune di  Villasor 

Associazione  Culturale Onlus LiberArt 

PRESENTANO 

Gianni Mascia  e  il suo

Tzacca  Stradoni

con proiezione  del corto metraggio “Appunti di Viaggio per un corto” 

realizzato dal  registra Gianni Pili.

Interverranno

Antonella Soddu – Poetessa

Manuela Daga – Scrittrice

Pablo Pascal – Poeta  e attivista per i diritti umani

Sabato 18 Maggio alle ore  18  presso l’aula consigliare del Castello Siviller a Villasor 

 

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