Violenza sessuale e estorsione: “Mi sono inventata tutto”


di Antonella Soddu

Cagliari: si inventa una violenza sessuale e conseguente estorsione di denaro perché non sveli nulla. A finire sotto processo una donna sposata del cagliaritano che un anno fa aveva accusato di violenza sessuale un compaesano disoccupato 40nne con cui da tempo aveva intrecciato una relazione. L’uomo si è sempre dichiarato innocente e da subito aveva dichiarato che tra lui e la donna la relazione era stata fin dall’inizio consensuale. Nel corso del processo contro l’uomo, è emersa la verità, confessata dalla stessa presunta vittima : “”Sono stata costretta a mentire a livello psicologico per non perdere la famiglia”. La donna ha spiegato cosi, ieri mattina, al giudice cosa l’aveva spinta a inventare di essere stata violentata. La vicenda risale a un anno fa a seguito delle voci circolanti nel paese del Cagliaritano, secondo cui la donna, sposata con un imprenditore del posto, si era inventata la storia della violenza sessuale e contemporaneamente anche quella di estorsione per giustificare i continui ammanchi di denaro nelle casse della famiglia. A scoprire tutto era stato il suocero. La donna aveva cosi presentato una denuncia e d’accordo con i carabinieri si era presentata al solito posto con una busta contenente il denaro da consegnare al presunto stupratore ed estorsore. Il 30 agosto scorso i carabinieri si erano appostati e avevano potuto vedere lo scambio di denaro al seguito del quale avevano arrestato l’uomo per estorsione e violenza sessuale. Dopo la confessione della donna l’uomo è stato assolto. Resta comunque un amara vicenda che ha sicuramente danneggiato un uomo che per mesi è stato additato come stupratore e messo alla gogna in tutto il paese. Ancora più amaro in tutto questo vi è il fatto che azioni cosi rendono vani tutti gli altri tentativi di lotta contro la violenza sulle donne, e sopratutto offendono e violentano psicologicamente quelle donne che la violenza sessuale l’hanno realmente subita. E magari faranno sorgere dei dubbi quando ad un posto di polizia si presenterà l’ennesima donna che una violenza la subirà.

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Comunicato stampa.


di Periclegreco

Giovedì  5  Settembre  alle  h. 17,  a Cagliari Piazza del Carmine, presso  la  sede della  Segreteria  provinciale e regionale del Psi,  sarà ufficialmente presentato il candidato e il programma  Psi  per le primarie del centro sinistra che si terranno  il 29   Settembre. Simone Atzeni, 40  anni, laureato in Scienze Politiche, economista cagliaritano  è presidente di un consorzio di imprese che fa marketing territoriale e comunicazione soprattutto nel centro e nord Italia. E’ dirigente dell’Olimpia Cagliari di pallacanestro. E’ entrato nel Psi alcuni anni fa e dal 2010 è segretario della federazione della provincia di Cagliari. Interverrà anche Raimondo Ibba delegato dal  Segretario  Regionale Peppino Balia.

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SCANDALO IGEA: UNA VERGOGNA PER LA SARDEGNA.


Qualcuno si era illuso che il voto di scambio avesse imboccato definitivamente il viale del tramonto, evidentemente non è cosi e, quando ci si trova in prossimità di elezioni, siano esse comunale, regionali o governative, non cambia, c’è sempre il furbetto di turno che tenta l’arrampicata. Solo che prima le arrampicate erano per un posto di lavoro ora sono mirate ad un posto tra i banchi della politica. Ed ecco che, come per magia, rispuntano i classici – tu votami, poi ci penso io per il lavoro – Il paradosso di tutto questo è che queste vicende accadono ancora dove la crisi economica è più conclamata dove, anziché liberarsi dai politicanti che promettono tanto per aver loro solo riscontro, si predilige continuare a cavalcare l’onda delle false promesse.

Questa volta il gioco è stato scoperto ad Iglesias, in quel sulcis martoriato dalla crisi, dalla disoccupazione tanto da meritarsi l’appellativo di provincia più povera d’Italia. La bufera giudiziaria si è abbattuta, forse non a ciel sereno, sull‘IGEA, agenzia regionale che si occupa delle bonifiche e della gestione delle aree minerarie dimesse in tutta la Sardegna.

La Procura della Repubblica di Cagliari ha aperto un inchiesta per peculato, turbativa d’asta e voto di scambio, sotto la lente degli investigatori anche le ultime elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Iglesias, e, a seguito delle indagini aperte, ieri i carabinieri hanno sequestrato, negli uffici della società IGEA per sequestrare documenti e apparecchiature informatiche.

E’ finito nel registro degli indagati anche un dipendente e sindacalista Uil. Il blitz dei carabinieri è stato indirizzato oltre che negli uffici della società anche nella sua abitazioni. Si vuole far luce sull’uso dei mezzi aziendali, sulla gestione delle scorte di carburante e sulla vendita di macchinari, attrezzature e materiali di cantiere. Un indagine complessa dunque, mirata a far luce su un sistema parallelo di gestione della società regionale che ha l’incarico di realizzare i lavori di bonifica in circa 31 mila ettari di aree minerarie dimesse.

L’IGEA conta 270 dipendenti. L’Inchiesta è partita da una serie di esposti e anche da alcune denunce pubbliche. Appena un mese fa Roberto Frongia, esponente dei riformatori, aveva sollecitato il commissariamento della società e chiesto spiegazioni sulla vendita di alcuni macchinari e sulla continua assegnazione a ditte esterne di appalti inferiori ai 40 mila euro. Nel mese di Gennaio 2013, inoltre la consulta delle associazioni per il Parco geominerario ha ugualmente presentato un esposto alla procura della repubblica di Cagliari, alla Corte dei Conti e alla Commissione Europea sulla concorrenza, per aver chiarimenti sulla spesa di 250 milioni di euro in 14 anni. L’esborso di tali somme avevano prodotto solo risultati modesti e continui passivi di bilancio. L’altra questione citata nell’esposto, riguarda un presunto traffico di gasolio venduto a prezzi scontati.

Apro una piccola parentesi, chi di noi non ricorda il lungo dibattito sui 451 milioni di euro finanziati per un tentativo di sviluppo economico diverso da quello chimico/minerario? – Cito, per ricordare meglio un pezzo tratto da un articolo pubblicato dal quotidiano regionale l’unione sarda – “E’ stato firmato un protocollo per lo sviluppo che prevede per 451 milioni di euro che prevedono alcune importanti linee. “Le linee-guida del ‘Piano Sulcis prevedono, indica il ministero dello Sviluppo: la salvaguardia del tessuto produttivo attraverso iniziative industrialmente sostenibili (con particolare riferimento al settore della metallurgia non ferrosa); la realizzazione di un centro di eccellenza ‘carbone pulito nel quadro di un polo tecnologico di ricerca e produzione di energia eco-compatibile; la realizzazione delle infrastrutture indispensabili a creare le condizioni per la realizzazione di nuove iniziative settoriali e imprenditoriali; l’individuazione di nuove prospettive di sviluppo con particolare attenzione alla filiera dell’energia pulita e dell’agro-energia eco-compatibile, del risanamento ambientale e del turismo; il lancio, entro febbraio 2012, di un concorso internazionale di idee per tradurre le ipotesi territoriali di sviluppo in un progetto concreto.” –

Ovviamente lungi da me dal dire che le due cose siano strettamente legate ma, ricordo benissimo la visita in Sardegna dell’allora ministro del governo Monti che fu calorosamente contestato e costretto alla fuga in elicottero.

Chiusa questa parentesi, mi viene da dire che nulla può rimanere sempre uguale tutto deve e può cambiare e il cambiamento siamo noi a doverlo volere senza dover far ricorso alal furbizia e all’umiliante, anche, scambio di voto. Noi sardi dobbiamo imparare a credere nelle nostre capacità inventive, professionali, dobbiamo prendere il coraggio a quattro mani e a mente aperta e costruitici il nostro futuro investendo sulle risorse umane e del territorio, anche l’agricoltura deve esser migliorata e modernizzata resa competitiva nel mercato , invece oggi e saldamente confinata nelle colture pseudo medievali.

Perciò via i corrotti, i politichini e i qui quo qua…, abbiamo aperte le porte delle elezioni regionali il prossimo 2014, vogliamo ancora dare fiducia a chi non la merita per poi trovare ancora sui giornali titoli vergognosi come questo che vede coinvolta l’IGEA ?

 

pubblicato  anche su Alganews  blog giornale online di  Lucio  Giordano

FALSO IN BILANCIO: LA PARABOLA DI RENATO SORU.


English: Renato Soru Italiano: Renato Soru
English: Renato Soru Italiano: Renato Soru (Photo credit: Wikipedia)

DI ANTONELLA SODDU

Si può fare politica in molti modi,  ma in politica, come nella vita, ci vuole generosità. Io non mi vergogno del Pd il mio compito sarà quello di dare un contributo per migliorarlo“.

Questo disse l’ex governatore della Sardegna Renato Soru. La rinuncia di Soru, tanto nobile quanto inaspettata e che molti avevano incamerato come un azione di buona visione del termine politica di cambiamento. Forse in cuor e mente sua è stato anche cosi ma, a voler ben vedere la questione in tutta la sua dinamica nella decisione di Soru è incisa sicuramente l’imminente chiusura delle indagini da parte del pubblico ministero Andrea Massida.

E il timore dell’applicazione della famosa legge Severino. L’inchiesta a carico di Soru e dei bilanci Tiscali era stata avviato nel 2010 ma, anche in precedenza il fondatore di Tiscali era finito sotto l’occhio della magistratura e della finanza . Esattamente nel 2008.

Insomma, circa 5 anni di bilanci aziendali ritenuti alterati e sopravvalutati, forse con la pura intenzione di nascondere il reale stato di salute delle aziende. Secondo il pubblico ministero, quindi, chi gestiva le due Spa – Tiscali e Tiscali Italia, quindi Renato Soru, non poteva non sapere. Gli indagati in questa vicenda erano inizialmente 18, sono scesi a 8.

Vediamo chi sono. Renato Soru, che è stato amministratore delegato di entrambe le aziende, dal 2009 in poi, ricoprendo contemporaneamente anche l’incarico di Governatore della Sardegna, Romano Fischietti, 47 anni, di Palermo ma residente a Cagliari, dirigente che predisponeva i documenti contabili (sotto accusa per il solo 2008) e i consiglieri Ernesto Fara, 41, di Carbonia ma residente a Milano (per il 2008), Salvatore Pulvirenti, 51, di Carloforte e residente a Elmas, Luigi Scano, 42, di Cagliari, Andrea Podda, 49, di Quartu, e Roberto Lai, 49, di Cagliari. Erano tutti consiglieri di Tiscali spa, Scano anche della Tiscali Italia (per la quale preparava i documenti contabili).

Il procuratore Massidda, esaminate le carte, contesta a tutti il reato di false comunicazioni inoltre, nel capo d’imputazione finale rientrano anche la Tiscali Italia e la Tiscali in quanto in base alla legge vigente introdotta nel 2001 anche le persone giuridiche rispondono dei reati commessi da chi ha operato in nome e per conto delle società. Per ora, i magnifici otto sono stati avvisati della conclusione delle indagini si attende la comunicazione di rinvio a giudizio e nel caso di una eventuale condanna ne conseguirebbero le derivanti sanzioni sanzioni interdittive, che vanno dalla revoca delle autorizzazioni e delle licenze pubbliche all’esclusione dalle agevolazioni economiche.

Insomma per Soru le cose si son messe male, e visto che la comunicazione è giusta nel periodo di ferragosto l’uscita dalla corsa per le regionali si ravvisa derivante. Il procuratore stava anche indagando sul reato di aggiotaggio, da lì, infatti, era partita tutta l’inchiesta quando si era deciso di indagare sullo scissione di Tiscali Italia e Tiscali Service dalla loro società madre Tiscali Spa.

Era il 2005 e nel bilancio della società era stata inserita una plusvalenza di 162 milioni di euro, qualcuno ricorderà che i titoli Tiscali erano anche stati sospesi in borsa. Dopo aver attentamente visionate le carte, Massidda ha ritenuto non aggiungere anche il reato di aggiotaggio.

Da questa inchiesta, dunque, era poi nata quella sull’evasione fiscale chiusa con il rinvio a giudizio di Renato Soru il processo avrà inizio con l’udienza fissata il 24 maggio 2014.

Da sottolineare un altro elemento importante in questa vicenda, il procedimento è anche legato a una società inglese , la Andlas ltd, che al momento risulta controllata da Soru ed è , fin ora, rimasta inattiva . Il capitale di questa società equivale a 2 sterline, mistero anche sui soci di Soru nelle isole Vergini. Ci si chiede come sia possibile che una società con capitale 2 sterline possa aver prestato, nel 2004, a Tiscali 27, 5 milioni di euro. Ovviamente nessuno ne sapeva niente, nemmeno Soru e, c’è da crederci poco conoscendo la scrupolosità del personaggio.

Un’ultima osservazione, e qui bisogna dar atto a Soru per la capacità e la volontà di farsi da parte in una competizione politica per la guida di una Regione, la Sardegna, che certamente, anche a causa sua, non naviga in buone acque, seppur le acque del mare dell’isola rimangano limpide. Dovrebbe un po’ prenderne esempio l’ex presidente Berlusconi, che pur non poteva non sapere di cose le stesse capitando intorno. E, per riprendere anche il concetto espresso da Soru prima: “Si può fare politica in molti modi – ha detto – ma in politica, come nella vita, ci vuole generosità. Io non mi vergogno del Pd il mio compito sarà quello di dare un contributo per migliorarlo”.   , Provi, se vuole , a far politica da fuori, magari gli riesce anche meglio che da dentro. D’Alema docet.

pubblicato  anche su Alganews  blog giornale online di  Lucio  Giordano

Procurade e Moderade


di Franzisca Faber

“Il tributo pagato da noi Sardi all’ Italia, è stato da sempre grandissimo. Non siamo capaci di far sentire la nostre proteste. Col nostro silenzio, stiamo permettendo agli speculatori, ancora una volta, di far scempio della nostra terra.”   di  Franzisca Faber

Il caso di Budelli, un tesoro ancora una volta in vendita


L’isola che c’è 

Manlio Brigaglia

Chi comprerà Budelli? L’appuntamento è fissato per il 1° ottobre al tribunale di Tempio, che ripeterà l’esperimento di vendere all’asta una delle più belle isole del Mediterraneo: delle più belle e delle più piccole: una delle sette isole dell’Arcipelago della Maddalena, sparpagliato fra la Sardegna e la Corsica, così vicino all’una e all’altra che a lungo si è discusso a quale delle due isole maggiori appartenesse dal punto di vista geografico. Sicché un nome molto giusto fu quello usato nel Settecento, quando le si chiamava Le Isole Intermedie: totalmente spopolate, tranne incursioni stagionali di pastori di San Bonifacio a cercare pascolo per le loro greggi (Caprera non è un nome casuale). A quel punto erano considerate proprietà – come per una lunga usucapione – della comunità di Bonifacio: ma nell’ottobre del 1757, all’indomani della Guerra dei Sette anni, con la Francia (che già aveva Corsica e dintorni nel suo mirino) ancora in affanno per le vicende belliche e Genova, che vi aveva installato nei secoli famiglie potenti e porti di commercio, impegnata a sedare la testarda resistenza dei Corsi, il viceré “sardo” (cioè del Regno di Sardegna, che dal 1720 possedeva l’isola) imbarcò 40 soldati su un felucone, che fece il tratto di mare che ora i traghetti fanno in dieci minuti, sbarcò alla Maddalena e dichiarò l’Arcipelago annesso allo Stato sardo-piemontese. Nell’arcipelago c’erano 111 pastori corsi, che reagirono al colpo di mano con molto pragmatismo: gli archivi posseggono due lettere scritte quasi contemporaneamente dal capo della temporanea colonia corsa, una al conte di San Bonifacio in Corsica, per proclamargli intatta fedeltà, una al re di Sardegna per genuflettersi come sudditi.

L’isola principale, diventata nel tempo una piazzaforte marittima del Regno, cominciò ad essere abitata; Caprera fu scelta nel 1855 come buen retiro di Garibaldi, e cominciò una vita tutta sua, aperta al mondo intero. Le altre cinque isolette rimasero deserte. Di Budelli si conosceva, addirittura sino a una cinquantina d’anni fa, una straordinaria risorsa: la fioritura, fra maggio e giugno, di vaste praterie di “porcellana di mare” (nome scientifico Halimione sportulacoides) i cui fiori si rivelarono uno straordinario alimento: i commercianti di bestiame della Maddalena e della costa gallurese vi portavano i loro buoi (i piccoli e denutriti buoi galluresi), in poche settimane tornavano grassi e di pelle lucida sul mercato. Ma per il resto dell’anno piccole piane, scogli e due splendide spiagge (in tutto 1,600 chilometri quadrati) restavano deserti, salvo un vero e proprio esercito di conigli, i cui plotoni si vedevano saltellare allegramente di macchia in macchia sino a qualche decennio fa. Aveva avuto ragione Plinio a chiamarle tutte insieme Insulae cuniculariae, le isole dei conigli.

All’inizio del Novecento Budelli apparteneva a una ricca famiglia maddalenina, famosa per la poco meno che leggendaria bellezza delle sue donne (una di loro fu la madre di Franco Solinas, uno dei più grandi scrittori di cinema italiani). Verso il 1950, quando si cominciava a delineare un qualche valore turistico della Sardegna, l’isola fu acquistata da un ingegner Tizzoni, milanese, mentre si cominciava a favoleggiare della creazione di villaggi turistici in tutto l’Arcipelago (qualcuno ce ne fu: il primo fu il Village Magique di Caprera, cui seguirono a breve quelli del Touring Club Italiano e del potente Club Méditerranée e infine altri di varia ventura). Divenne subito chiaro che tutto quel territorio era inedificabile. Già nel 1992 Carlo Ripa di Meana firmava da ministro uno dei diversi decreti impegnati a difendere l’isola coma Natura l’aveva fatta: una breve piattaforma di granito, dove la macchia mediterranea di cespugli ed erbe marine profumate (ci sono 700 varietà vegetali, di cui 50 specie endemiche, cioè che nascono solo lì: ma la regina è l’elicriso, il cui aroma alita su tutto l’arcipelago) è rasa tutto l’anno dal salino del mare e dalle bufere di maestrale. C’è anche un piccolo rilievo, sui cento metri, che si chiama Monte Budello. La creazione del Parco Nazionale dell’Arcipelago (1990) non è riuscita a mettere fine ad un uso turisticamente scorretto e rapinatorio di questa meraviglia, ha messo un freno robusto a ogni futuro progetto di colonizzazione. Così a febbraio scorso una società milanese con sede a Lugano, proprietaria di Budelli, fu dichiarata fallita e l’isola messa all’asta. Non si presentò nessuno, a ottobre si ripete.

Budelli non è un’isola qualunque. Ma deve la sua fama a una sequenza cinematografica: quella girata nel 1964 da Michelangelo Antonioni per il suo Deserto rosso. C’è una bambina bruna e bella, tra i nove e i dodici anni (tolgo dal recentissimo libretto di Antonella Anedda, Isolatria. Viaggio nell’arcipelago della Maddalena, Laterza), che corre sulla spiaggia, nuota nel mare, si sdraia sulla sabbia. La spiaggia è la famosa Spiaggia Rosa: si chiamava così perché nel punto in cui l’onda tocca la terra si è disegnata nei secoli una linea di quel colore, fatta di milioni di minutissimi bioclasti (dicono gli scienziati) derivanti dalla frammentazione di foraminiferi, insomma di microscopici granelli tutti rosa. Ora la Spiaggia Rosa, famosa in tutto il mondo, non è più rosa. Migliaia di turisti depositati qui da barconi come in un D-Day distruggitore, hanno saccheggiato la sabbia, portata via come souvenir. Mia nipote, milanese di dieci anni, ricorda: “Ci sono stata anch’io in barca, tutte le signore si riempivano la borsa di rena”. Il Parco, che ci ha messo una selva di divieti (a farcisi il bagno, a scendere dalle barche) e ci fa diligente sorveglianza, ha lanciato un appello per trovare i tre milioni di euro (2.945 mila, per l’esattezza) che ci vogliono per comprare l’isola: la Regione sarda e lo stesso Stato potrebbero espropriarla. Ma il danno è irreparabile. Eleggiamo la storia di Budelli e della sua spiaggia a monumento delle mille rapine che il turismo ha messo a punto da queste parti.