Sardegna: completato lo staff della nuova giunta regionale. Costo, tre milioni di euro


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di Antonella Soddu

La Regione Sardegna ha la media nazionale, come regione, più alta nei numeri di disoccupazione. Un sardo su tre non ha un lavoro. Tanti giovani laureati con capacità provate, con la specifica competenza data dal titolo di studio, mai applicate direttamente nel lavoro. A ben leggere l’articolo pubblicato a pag. due del quotidiano regionale Unione Sarda è impressionante la cifra che è spesa all’anno per “mantenere” lo staff della giunta regionale; tre milioni di euro. Avete capito bene tre milioni di euro. Qualcuno potrebbe replicare che è normale, che comunque la giunta, qualsiasi giunta, di qualsiasi colore, si è sempre avvalsa delle collaborazioni di consulenti e segretari particolari. Su questo non ci piove. Potrebbe, (rilevo il potrebbe) non esserci nulla da obiettare, ma, non è del tutto vero o quantomeno non è del tutto limpido e trasparente come sembra. Intanto corrisponde al vero, e sembra che nessuno voglio ammetterlo, che tanti dei nomi riportati sono esponenti di partito anche con cariche regionali e nazionali. Gente che aveva già un lavoro di tipo dipendente o autonomo. Gente che in un momento di crisi come quello attuale ha ben pensato di “cambiare” lavoro fregandosene letteralmente del buon senso e della ragione. Ci sarebbe da aprire una bella inchiesta se solo la magistratura volesse, per comprendere con quale criterio, se non quello delle decisioni in sede di accordi pre-elettorali, sono stati nominati segretari particolari e consulenti. Soprattutto quelli in assessorati strategici per la nostra economia isolana. Agli occhi della gente comune, spesso non troppo attenta alle azioni dentro i partiti, tanti di quei nomi riportati nell’articolo non diranno nulla. I più arguti possono verificare, chi sono e quali siano i loro trascorsi, con una semplice ricerca web. Lo ricordavo ieri, mentre con un mio collega di sventura disoccupato toccavamo proprio l’argomento in questione. Ha rilevato – “Aspetta che pubblichino i nomi dello staff d’oro, ne vedremmo delle belle”. Gli ho risposto – “Da socialista quale sono mi torna in mente Pietro Nenni quando nei suoi comizi amava dire – esser socialisti significa portare avanti chi è nato indietro”. Qua, in questi nomi, vedo poco del significato applicato di questo pensiero. Vedo e leggo solo l’interesse di uomini di partito a portare avanti se stessi e nient’altro. Tante di queste persone dovrebbero inchinare la testa quando passano davanti ad un padre o una madre di famiglia che attende da tanto un lavoro dignitoso. Soprattutto avrebbero dovuto ringraziare di aver già un lavoro. Sono certa che queste persone neppure avranno da obbiettare se tanti sardi sceglieranno il prossimo 25 Maggio di astenersi dal voto. Infondo, credo, a loro proprio non importi nulla se tanti bruceranno il loro certificato elettorale. Il contentino l’hanno avuto. Piccolo. Tre milioni di euro all’anno per gente che probabilmente non sa nemmeno la differenza tra mobilità in deroga e cassaintegrazione, tanto per citare un esempio, alla voce ammortizzatori sociali. Giusto per capirci meglio – “Un sardo su dieci, neonati compresi, vive di ammortizzatori sociali. Sono oltre 150 mila, infatti, le persone in cassa integrazione (nelle sue varie forme), in mobilità (ordinaria o in deroga), o che ricevono assegni di disoccupazione o di solidarietà. Un numero che aumenta esponenzialmente ogni mese, soprattutto nel terziario, come certifica la Cgil – sulla base delle rilevazione dell’Inps – che parla di «esplosione» delle richieste a marzo. In un mese c’è stato un aumento a doppia cifra in tutta Italia e la Sardegna, naturalmente, è in cima alle classifiche. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nell’Isola le richieste di cassa integrazione ordinaria (Cigo) sono aumentate del 29,94%, le istanze di quella in deroga (Cigd)del 31,68% mentre sono calate (-17,71%) solo quelle di cassa integrazione straordinaria (Cigs). Complessivamente i lavoratori in Cigo sono oltre 17 mila, 8500 dei quali a zero ore; 28.500 quelli che ricevono l’assegno di cassa integrazione o mobilità in deroga. Persone a cui spetta uno stipendio massimo di circa 850 euro che cala ad ogni proroga sino a un minimo di 350 euro attestandosi mediamente sui 630 euro mensili. In realtà 13 mila lavoratori non hanno ancora ricevuto i soldi del 2013.” – Altro che – “una banana contro il razzismo” – Benvenuti nell’isola degli sprechi e degli insulti alla coerenza e al buon senso. Un isola con l’economia morta già da tempo,  dove all’ economia non si può fare neppure il funerale.

Questione morale: Barracciu non ritira la sua candidatura a Governatore della Sardegna


di Antonella Soddu

La questione morale pare non esser di casa nel pd regionale sardo. A conferma di ciò le ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa da alcuni componenti dei verti pd regionali. In particolare, ieri, il consigliere regionale Pd Chicco Porcu ha dichiarato:”Barracciu sta al suo posto, è lei la candidata anche se rinviata a giudizio”.
Il Pd, ha ribadito Porcu – “su questo punto” è irremovibile – ed ha continuato – “quali condizioni dovrebbero escludere la sua candidabilità? Chi sta con noi, sappia che è lei la candidata, i 29 mila voti ottenuti alla primarie di coalizione hanno detto che i sardi credono in lei” . A Porcu, intanto sfugge un piccolo ma importante particolare, la notizia del rinvio a giudizio per peculato a carico della Barracciu è balzata agli onori dellecronache solo a primarie avvenute. Per quanto concerne,poi, la triste affermazione: “quali condizioni dovrebbero escludere la sua candidabilità” , rispondiamo in coro noi sardi, semplicemente siamo veramente stanchi di esser presi in giro da un manipolo di politicanti che non hanno la benché minima considerazione del popolo che vogliono, a loro dire, rappresentare. Porcu sembra davvero entrato in quella cerchia di politici che “catturano” la fiducia degli elettori a colpi di “stai con me o contro di me”. Ma, non è questa la politica che serve alla Sardegna. Ancora una volta il Pd dimostra che a stento riuscirà ad entrare nell’ottica di quella che si chiama politica di sinistra onesta. Siamo nei guai, sardi, occhio. Abbiamo il coraggio di uscire da questa cappa di potere che ci ricopre le teste e non ci lascia vedere altre prospettive. A Porcu  è il caso di  far presente  un  piccolo particolare; il piccolo Psi in Sardegna avrebbe avuto una candidata di spicco da proporre e sicuramente avrebbe dato un gran da fare alla Barracciu, parlo di Maria Grazia Caligaris la quale, essendo anche lei indagata per peculato ( era consigliere regionale nelle legislatura Soru ed è rientrata nel primo filone delle indagini ) ha preferito affidarsi alla magistratura per il completamento di tutto l’iter di legge, ha anteposto l’esigenza di chiarire tutto a quella di una candidatura. Quindi,evidentemente c’è qualcuno che alla questione morale da delle risposte di coscienza.

Il PSI propone Simone Atzeni, 40 anni, laureato in Scienze Politiche, alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato a Governatore.


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Simone Atzeni

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Simone Atzeni, 40 anni, laureato in Scienze politiche, economista, segretario della federazione di Cagliari del PSI dal 2010, rappresenteràl Partito Socialista alle primarie della coalizione di centrosinistra per la scelta del candidato a Governatore alle prossime elezioni regionali.

Lo ha deciso il comitato direttivo regionale del PSI, riunitosi a Cagliari, nella sede di Piazza del Carmine 22, in quanto «il suo migliore e più opportuno rappresentante a spiegare le ragioni e confrontarsi sulle scelte utili alla soluzione dei sui succitati temi, che i socialisti hanno già raccolto in una bozza di programma che verrà messa a disposizione di tutte le forze della coalizione quale base di partenza affinché possa diventare un programma comune e condiviso di tutto il centro-sinistra».

«Le elezioni primarie – secondo il PSI – rappresentano una straordinaria e felice opportunità per un confronto di idee, valori e programmi su cui costruire la società sarda dei prossimi anni, attraverso il confronto di idee sui principali temi di politica economica, delle politiche della solidarietà, dell’equità, dei diritti individuali, del lavoro e dell’identità, delle politiche dello sviluppo riferite ai settori tecnologico ed energetico tra tutti i soggetti, gruppi, organizzazioni, movimenti e partiti politici che si riconoscono nell’area del centro-sinistra, al fine di raggiungere l’obiettivo di far uscire, attraverso uno sforzo congiunto e sinergico, la Sardegna dalla grave crisi economica ed occupazionale e mitigare così la non più sopportabile situazione di disagio e sofferenza delle sempre più vaste aree della popolazione sarda».

SARDEGNA: LA STRANA IDEA DI SVILUPPO DEL GOVERNATORE CAPPELLACCI.


di Antonella Soddu

La Regione Sardegna investe sull’acquisto di 30 mila tablet per gli studenti della superiori – “stiamo investendo sui nostri giovani” – dice  il Governatore  Cappellacci. I mal  pensanti affermerebbero che il miglior investimento lo ha fatto la ditta  che si aggiudicherà la fornitura dei  tablet. C’è un po’ d’assurdo in quest’investimento per il futuro che rende tanto soddisfatto Cappellacci, non dimentichiamoci  le prossime elezioni regionali del  2014,  c’è nel momento in cui  l’intera economia  regionale sarda  è allo sfascio e verso la quale  negli ultimi cinque anni  non è stato fatto un solo passo avanti perché si  potesse anche solo intravedere un segnale di miglioramento. Sono aumentati i disoccupati  in tutti i settori lavorativi, è assente qualsiasi politica sociale di sostegno  a cassaintegrati e lavoratori in mobilità. A tutt’oggi, infatti, sono ancora bloccati  i fondi messi a disposizione per i saldi della semestralità 2012 e per i primi   sei mesi 2013.  Nessuna risposta  in merito  viene dall’assessorato al lavoro e alle politiche sociali della regione sarda  però, hanno pensato bene  di investire  sul futuro dei nostri giovani  con un investimento che sa tanto di regalo  di Natale anticipato per numerosi studenti  di  prima e seconda superiore. Proprio  ieri la ministra  Carrozza  invitava  gli insegnanti e gli stessi alunni a leggere durante le vacanze. Un suggerimento che posso  tranquillamente dire di condividere in pieno, anche  a costo di apparire all’antica ma il tablet a scuola mi sembra solo uno spreco inutile di soldi. Volete  mettere  un bel libro da sottolineare, da scriverci accanto al testo commenti e appunti, da sottolineare e attaccarci i post it nelle parti più importanti con  un tablet col testo e la perenne finestrella di facebook ridotta ad icona.? I costi  poi,  il costo medio di un tablet  oscilla  tra i  200  e i  300  euro, ci rendiamo conto? Trentamila tablet, non voglio farla l’operazione ma se immagino il risultato credo dia sempre qualcosa in più di un libro di testo.  Cappellacci ha pensato a quanta gente senza lavoro potrebbero esser destinati i fondi?  Oppure, quegli stessi fondi potrebbero esser destinati all’acquisto dei libri di testo per studenti le cui famiglie gravano in serie difficoltà economiche. No, sarebbe chiedere troppo, il nostro Ugo viaggia già da tempo in direzione campagna elettorale. A me questa storia dei tablet ricorda tanto la brillante idea delle LIM lavagne magnetiche, quelle comprate per risparmiare sui gessetti e sui cancellini, che tempi quando l’insegnante si voltava all’improvviso e mirava l’alunno distratto con il cancellino! Per chi non è informato in molte scuole italiane, non in tutte, la Sardegna anche in questo caso ha fatto da apri porta, stanno ancora aspettando, in altre ci sono ma per usarle serve un pennarello che quando esaurisce ne devi chiedere uno in sostituzione e se ti va bene lo hai altrimenti ti senti rispondere – “non si può costa troppo” – L’amara è triste realtà di una scuola che non ha i soldi per pagare docenti, supplenze, corsi di recupero, docenti di sostegno, carta per fotocopie, sapone lavamani e carta igienica ma è dotata di LIM e Tablet per investire sul futuro dei giovani quando padri e madri di questi giovani non sanno come sbarcare il lunario per aver perso il lavoro, quando il livello di recupero edilizio delle nostre scuole equivale al sotto zero. I problemi della scuola sarda sono tanti e seri. Entrando nel sito della Regione Sardegna è possibile aver un idea su a che punto sono le politiche per l’istruzione, si è stato rimandati ad una pagina le cui  informazioni più recenti  risalgono al  2009, sono  incredibilmente spariti i contributi per chi i libri li ha acquistati, compresi quelli  della scuola dell’obbligo e le borse di studio.

Ugo, lo abbiamo capito, marci  spedito verso le regionali 2014 ma,  non ti è forse ben chiaro che i sardi son  stanchi.