Alcune cose sugli appalti, dopo la vicenda Expò e Mose.


Di Antonella Soddu

Su la vicenda “tangenti” Expò e Mose, vorrei esporre una considerazione/realtà. Premessa. Per sedici anni ho lavorato come socio fondatore di una cooperativa di servizi per enti pubblici e privati. Conosco l’A – B – C degli appalti pubblici e anche se non lavoro più dal 2009, mi sono sempre tenuta aggiornata per quanto concerne le leggi sugli appalti. Però, quando io dico – “conosco l’A-B-C degli appalti pubblici” – non intendo solo dire che conosco come funziona legalmente partecipare agli appalti pubblici. Ahimè, in passato ho potuto costatare anche come funziona non legalmente e posso dire ad ampia voce che la prima corruzione nasce dal basso, nei piccoli comuni, nelle province, nelle regioni fino ad arrivare ai piani alti dei palazzi. Piccoli – nel vero senso della parola – sindaci, assessori, consiglieri e dirigenti che spesso ci ritroviamo ad amministrare tutti giorni i nostri paesi, le nostre città. Uno degli esempi più palesi, cui mi son spesso trovata ad assistere, mi occupavo della visione dei bandi e dei capitolati di gara, dei sopralluoghi e della redazione con tutti i crismi delle offerte di gara, è stato spesso il giochino “dell’accordo” tra imprese. Una sorta di cartello di partecipazione alle gare. Esempio: 1) cooperativa A offre 34%. A ) cooperativa B offre 34, 50% 3) cooperativa C offre il 38%. Fin qui nulla di strano in apparenza se non fosse che ad aggiudicarsi la gara arriva il consorzio imprese che ha fatto l’accordo con le tre cooperative per aggiudicarsi la gara con un ribasso del 42%. A discapito delle cooperative D – E – F che calcoli alla mano e redazione dell’offerta con progetto sono arrivate a offerte ( congrue per il prezzo e le richieste ) sotto il 30%.  Il risultato è che vince l’offerta, il consorzio d’impresa il quale poi dopo alcuni mesi dall’aggiudicazione farà entrare nel pacchetto dei lavori – subappalti – le altre tre imprese. Poi dopo il primo anno chiederà l’adeguamento dei prezzi che otterrà dal funzionario più vicino al consorzio. Vi ho portato solo un piccolo esempio, accade spesso nelle gare d’appalto per il servizio di pulizie negli enti pubblici. Molto spesso ci ritroviamo, causa questi ribassi anomali – legali – donne che lavorarono due ore al giorno sulla carta, per lavori che necessitano almeno di 4 ore, e percepiscono stipendi da 300 euro il mese. Ci ritroviamo appalti di servizi di pulizie in questure, tribunali, ospedali, scuole, sedi regionali etc., in cui le stesse ditte che si sono aggiudicate gli appalti cadono nella disgrazia dei ritardi pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Quindi accade che è revocata l’assegnazione e affidata temporaneamente – previa finta valutazione dell’offerta più economica – con la formula dell’affidamento diretto. E provate un po’ a immaginare cosa significa e come funziona la cosiddetta formula dell’affidamento diretto all’offerta più economica. Vi lascio pensare un attimo. Conseguenza, addetti in sommossa, imprese e cooperative sull’orlo del fallimento. Soldi pubblici spesi non si sa bene perché e soprattutto per chi. Eppure una delle voci frequenti dei capitolati di gara è – “dichiarazione di capacità tecniche – economiche – finanziarie ( con allegati ultimi due bilanci ed estratto conto dell’ultimo anno ) e certificazione adempimenti fiscali, contributivi assolti, DURC compreso. tutto questo accade tutti i giorni, ancora, sotto i nostri occhi. Nessuno vede nulla. O forse, tutti vedono ma gli occhiali sono appannati. Mi fermo qui. chi ha lavorato in questo campo sa benissimo di cosa parlo. Sono procedure non incontestabili e legalizzate.  Dunque, cosa fare? Semplice. Fare applicare le leggi già esistenti che regolano gli appalti pubblici. Divieto di partecipare agli appalti per quelle imprese su cui è accertata la non regolarità delle offerte e dei documenti allegati al bando e previsti dai capitolati di gara. Maggiori e assidui controlli suoi consorzi d’imprese e cooperative. Verifica su chi si cela dietro nuove imprese, (tra i nomi degli amministratori potrebbe esserci chi ha dichiarato fallimento e ha aperto con altro nome ) che si può fare nelle dovute sedi camera di commercio, agenzia dell’entrare e cancelleria dei tribunali, ove sono depositati gli atti delle richieste delle procedure fallimentari delle imprese, verifica della regolarità degli adempimenti previdenziali.   Altra cosa da rivedere  e anche con premura sono le  cosiddette  – “forme di aggiudicazione” –   qui tutto sugli appalti – http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_dei_contratti_pubblici – 1) Criterio del massimo  ribasso; 2) offerta economicamente più vantaggiosa, etc.  sono solo alcune delle forme  oggi utilizzate  ma spesso   comportano   grossi rischi e svantaggi  anche per chi vuole lavorare onestamente. Letto ciò, non ci stupisca l’affermazione – “la corruzione parte dal basso, dai piccoli rampanti politici e dirigenti”. Anzi, direi, sono spesso la radice della pianta ben radicata della corruzione alta, come quelle per cui in questi giorni si sta gridando allo scandalo.

 

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