Intervista a Gianni Olla. Segretario Generale Feneal Uil Cagliari


di Antonella Soddu

 

Il discorso  inerente gli ammortizzatori sociali,  a  tutt’oggi  ancora non pagati alle migliaia  di  lavoratori disoccupati sardi,  affrontato nei precedenti articoli, (http://www.avantionline.it/2013/10/ammortizzatori-sociali-fantasma-per-centinaia-di-disoccupati-in-mobilita-in-deroga-sardi/#.UshMH9LuKOA del 28/10/2013   e il seguente del 02/01/2014 http://www.avantionline.it/2014/01/niente-ammortizzatori-sociali-per-i-disoccupati-sardi/#.UshQMNLuKOA  ) meritava un ulteriore approfondimento per poter comprendere meglio  tutto l’iter  e tutto il dramma che numerose famiglie si trovano,  oggi più che mai, a vivere. In questo contesto  nasce questa intervista al  Segretario  Feneal Uil di Cagliari, Gianni Olla. Lo abbiamo  sentito  dopo che lo stesso  ha partecipato al vertice urgente convocato  il 30  Dicembre scorso,  presso l’assessorato al lavoro  e alla formazione professionale della Regione Sardegna, dall’Assessore Mariano  Contu. Nel corso dell’ intervista abbiamo cercato di affrontare con Olla anche  l’aspetto  ammortizzatori  sociali sotto altra prospettiva.  Cioè quella di  commutarli  da  una forma superata  di assistenzialismo ad una forma  che consenta al lavoratore che ha perso disgraziatamente il lavoro   di fornire momentaneamente  la  sua opera lavorativa alla collettività a fronte della percezione  di un sussidio mensile.  Su questo  punto appare chiaro  che il governo  debba improntare l’attenzione seriamente.  Reddito  di cittadinanza   visto  sotto un ottica  di  non assistenzialismo ma di opportunità transitoria.

 

Il vertice convocato il  30 Dicembre  scorso dall’assessore Contu, ha  prodotto  qualche  risultato? C’è  qualche novità che lasci presagire una rapida soluzione   della questione mancati pagamenti  delle mobilità in deroga?

 

–          No, non ha prodotto nessun tipo  di risultato se non pochissimo.  Non almeno  quello che  noi  come sindacato  ci  saremmo aspettati.  Noi  abbiamo posto chiaramente all’attenzione dell’Assessore , il problema  relativo  al mancato pagamento delle mobilità 2013 per il quale  a livello  nazionale non c’è assolutamente nessun tipo  di novità.  Per questo  abbiamo  chiesto  di  velocizzare, anche rispetto agli impegni che erano  stati  assunti,  il  pagamento  sotto  forma di  sussidio straordinario, quantomeno  di un anticipazione per i lavoratori che, occorre  ribadirlo, sono nelle condizioni di  averne diritto all’erogazione, però di fatto, non essendoci la determina, sono in ritardo nei pagamenti per tutta  l’annualità del  2013. Su questo abbiamo chiesto un impegno  straordinario. E, sembrerebbe, uso il condizionale,  anche  considerato  il vissuto    che  ci  porta  a dire  che gli impegni  assunti  a livello di norme  e leggi  anche da parte del consiglio regionale  non vengono  mantenuti.   Oggi  3 Gennaio nella  riunione che si terrà in consiglio regionale, dovrebbe esser portato un provvedimento che  consenta finalmente di  poter avere una  anticipazione delle somme quantificata in più o meno  3000 mila euro cadauno  a seconda  della permanenza nelle liste di mobilità  nel corso  dell’anno.  Su  questo  avremmo  qualche notizia in più nel corso delle prossime ore. Dispiace dover   rimarcare ancora  una volta che il problema  sia  stato sottovalutato e non ci sia l’esatta percezione del dramma  che stanno  vivendo le famiglie   interessate a questo tipo  di provvedimento. Questo, guardate, non ha distinzioni  tra destra e sinistra, è proprio una mancanza di percezione  che noi  leggiamo non solo  nella giunta regionale ma anche nella fattispecie    nell’ intero consiglio  regionale. Un inadeguatezza dell’intera  classe politica  ad affrontare una situazione di emergenza come  quella  che si  è prospettata.  L’altro aspetto    affrontata  è stato quello   relativo alla possibilità di estensione, visto e considerato che non ci sono  sbocchi occupazionali,  dei provvedimenti  di ammortizzatori sociali anche per il  2014 però li  siamo  in attesa di un decreto  ministeriale,  di una  norma  di livello nazionale che stabilisca  i criteri per l’erogazione. Dalle prime notizie che abbiamo  e che esista  un decreto interministeriale che dice   che questi istituti stanno  andando a cessazione. Quindi i fruitori della mobilità, nel corso  del  2014 si divideranno in due fattispecie, coloro i quali  ne hanno usufruito  precedentemente per oltre 36 mesi ne  beneficeranno in Sardegna ne usufruiranno per ulteriori otto mesi, coloro i quali  sono sotto i  36 mesi  ne  beneficeranno   per  10 mesi. Un discorso ancora  diverso  è quello riguardante le cassa integrazioni in deroga. Lo stesso decreto  dispone  che  i cassintegrati ne  usufruirebbero per ulteriori  8 mesi. Insomma, situazioni  tampone  che non  si sposano  con le esigenze di venire incontro ai drammi che stanno vivendo  le famiglie.

Voi, come  sindacato, non pensate  che elargire  ammortizzatori  sociali   cosi, senza  che i disoccupati  abbiano modo di prestare la loro  attività lavorativa sia  quantomeno poco  dignitoso? Non sarebbe  più utile e vantaggioso, anche per il Governo, per la Regione  Sardegna, in questo caso, adottare dei provvedimenti che volgano  verso una sorta di scambio equo? Mi spiego – “Io  stato, io  Regione  metto  a disposizione questi ammortizzatori sociali e tu lavoratore  impieghi il  tuo  tempo in lavori di pubblica utilità.”  E’ fattibile dal vostro  punto  di vista  avanzare una proposta in questo senso?

 

–          La  domanda  è assolutamente pertinente. Lo  è soprattutto  perché coglie nel segno  quello che è la volontà, le determinazioni , il pensato , anche di quello che stiamo portando  avanti in questi anni  come organizzazione ma soprattutto  a livello  personale, lo dico. Si, io credo che  erogare questi  sussidi se  corrispondono  ad un periodo breve può avere un senso non esser impiegati  ma, se si  protrae per lungo tempo, come sta avvenendo, credo che si debbano trovare forme alternative. Allora li  si tratta di coniugare    bene le esigenze  di un lavoratore  che per dignità personale  deve anche prestare al sua  opera lavorativa, anche per non perdere la  sua professionalità ma  anche coniugarla  alle  esigenze che ci sono  ahimè  da parte del pubblico.  L’esempio  più facile che mi  viene da fare, anche perché l’ho già proposto,  è questo:  quanti lavoratori edili  si trovano in questa drammatica  situazione?  Tantissimi. Quante opere si potrebbero  fare utilizzando questi stessi soldi, anche aggiungendo, perché esiste la possibilità, una quota che faccia  arrivare ad una soglia di decenza, una somma vicino  ai  1000 euro, per esempio, e le ore  debbano esser prestate in attività lavorative. Penso  alla   manutenzione del  territorio per esempio. Tutti  noi siamo  stati  testimoni  di quanto  avvenuto, purtroppo in Sardegna, pochi mesi   fa soprattutto nella zona di Olbia, nel Nuorese. Sono  fenomeni che si sono verificati  e chi si verificano oramai   con frequenza  troppo  importante per non pensare a  qualcosa di  ordinario e  straordinario. La manutenzione del territorio, secondo  me, può esser  affidata  a questi lavoratori  che opportunamente  retribuiti  mettono in sicurezza  il territorio stesso  e evitano che il pubblico debba occuparsi  di elargire dei fondi a rimborso  per  acquisto  di  mobili, macchine, televisori etc.  Penso anche  alla manutenzione  delle scuole che risponde a queste esigenze. Penso  anche ai lavori di pubblica  utilità in cui potrebbero esser  impiegati  lavoratori altamente qualificati,  ci son tanti  anche di loro in mobilità,  che  sarebbero in grado di dare una mano d’aiuto molto forte anche al pubblico. Pensiamo un attimo  all’Inps, a come sono congestionati, lo vediamo  nella mancata possibilità di pagare in tempi certi  le disoccupazioni e le mobilità. Non sarebbe più opportuno che  le professionalità che rispondono ad hoc  potessero  esser  utilizzate  in percorsi di lavoro in pubblica  utilità per accelerare queste pratiche, o nei comuni che si trovano spesso ingessati e  nell’impossibilità di dare risposte certe in tempi  minimi  alle pratiche edilizie?  Ecco  se opportunamente impiegati  potrebbero contribuire per accelerare i percorsi di fattibilità  di  approvazione dei progetti e nel contempo  creare anche un economia perché se i tempi si  restringono si  ha anche l’opportunità di poter  lavorare.  Quindi, e torno  al senso della domanda,  si, decisamente, assolutamente il senso deve esser questo. A fronte della corresponsione del  sussidio una prestazione lavorativa che consenta appunto  rendere dignità al lavoratore e nel contempo rendersi utile alla collettività.

 

Una sorta di progetto  simile da cui  prendere esempio apportando se si vuole delle modifiche, potrebbe esser quello che attualmente  stanno  adottando parecchi comuni. Mi riferisco  ai cosiddetti  bandi  di servizio  civico linea 3. I  Richiedenti prestano la loro opera lavorativa, ad  esempio nella  pulizia delle strade  e delle piazze  per un tot di ore  settimanali a fronte di un sussidio di  400  euro ( somma  minima elargita in base alle disponibilità dei  vari comuni ) .  Non credete che possa esser  una soluzione in alternativa alla proposta  del reddito  di cittadinanza che allo stato  attuale  parrebbe essere   anche difficile da realizzare?

 

–          Si, assolutamente si,  sono linee di indirizzo delle quali   chi  elargisce  i sussidi deve darsi. Cioè, il tutto  deve esser  finalizzato al “fare qualcosa” per la collettività,  a  rendere dignità al lavoratore stesso.

 

Di recente la Regione  Sardegna ha pubblicato i bandi  per i sussidi  straordinari. Da una prima  lettura appaiono controversi  i  termini di accesso. Per esempio, è possibile che un lavoratore che ha  lavorato solo un mese, due anni prima della presentazione della domanda, non ha  diritto al  sussidio?  Come  è possibile  che questi bandi  vengano pubblicati  pur contenenti   termini di accesso  che hanno a dir poco  dell’assurdo?

 

 

–          Noi l’abbiamo  fortemente criticata questa  norma, perché non risponde a quell’esigenza forte che noi  abbiamo individuato  tra  coloro i quali loro  malgrado non possono usufruire  delle mobilità in deroga. Secondo  noi questo  bando doveva esser esteso ad una platea più ampia e non con  norme  cosi restrittive.   La verità è una  sola, torno al discorso di prima, se davvero non c’è una ripresa economica, una possibilità occupazionale, le sacche di  emarginazione, le sacche di lavoratori  disoccupati sono talmente ampie  da non poter  tutte  esser  soddisfatte nella misura in cui  si  riesce a dargli  un ’opportunità  di  sussidio, di un ammortizzatore sociale. Allora nasce da lì  l’esigenza di  cassare qualcuno, di rendere le condizioni meno  accessibili. Io insisto   nel dire  che l’errore  più grande  che  si  fa, quando si ragiona di ammortizzatori sociali ,  è quello di non collegarli all’opportunità lavorativa.  Quello  deve esser un momento a caduta, sembra che, invece lo  sport nazionale sia diventato  solo quello di occuparsi  in termini assistenzialistici  dell’approccio al mondo del lavoro. No, il lavoro deve esser la prima base. Poi, una società evoluta  si deve occupare anche del momento in cui un lavoratore  per disgrazia  ha  perso il lavoro. SI deve ragionare di ammortizzatori sociali in questo  caso non come  criterio  fondante  in termini di assistenzialismo. La verità,  mi permetto una critica secondo me è  più che mai opportuna   e,  mi piace in questo  accumunare destra, sinistra, centro e chi più ne ha più ne meta,  laddove ci sono  sacche di  insoddisfazione di inoccupati e/o  disoccupati   è più facile attingere sacche di clientelismo, fa molto comodo  che ci siano queste situazioni. E’ più difficile , invece, ragionare con persone  che si rapportano  a te  dall’alto di una condizione dignitosa di lavoratore e sono in grado di  farti pesare quelle  che sono  le considerazioni, le valutazioni e le proposte  che fai nell’ambito  del  mandato di politico  a tutti i livelli.

Come  sigle  sindacali, tutti e  tre, UIL, CGIL, CISL,  in questo contesto  qua  siete coesi o ci sono delle diversità di vedute anche da parte dei sindacati?  Come mai  non si riesce, visto che da più parte i  lavoratori  chiedono una manifestazione unitaria di massa per far sentire la voce.  E’ possibile, è previsto, avete  pensato ad una discesa in piazza in questo senso?

 

–          In Sardegna questo patrimonio di unitarietà non è mai venuto  a mancare sostanzialmente. In questi  anni, anche se a livello nazionale purtroppo qualche spaccatura c’è,    noi abbiamo   sempre cercato di  tenere barra  dritta,  cercando nel limite del possibile di presentarci in una lotta che è difficile. Poi le differenziazioni è logico  che ci siano. Non Corrisponde  a verità,  per esempio,   che non abbiamo fatto  niente. Solo lo scorso anno  abbiamo organizzato  tre scioperi  a livello nazionale  e tante manifestazioni che ho perso  anche il conto.  La verità  è che c’è una  classe politica che è sorda e, lo dicevo prima,   inadeguata  ad  affrontare problemi  di una portata cosi vasta  ed importante. Mi dispiace,  da questo punto di vista,  purtroppo dover  rimarcare l’insoddisfazione  verso un intera classe politica che non  è stata in grado  di capire la portata della crisi  e di mettere dei freni che potessero contrastare il disaggio che  sta  venendo .

 

Quindi, questo  giustifica anche il malcontento  generale che c’è, da parte di quella che  è chiamata la base elettorale verso l’operato dei partiti a livello nazionale, regionale e locale.

–          Ahimè,  purtroppo si. Io ritengo  che la politica sia, debba esser alla base di ogni società civile, di ogni  cittadino, sia un elemento distintivo, un elemento nobile  occuparsi di politica. Purtroppo, mi rendo  conto  che  di questo  contenuto nobile non  se ne trova più traccia.  E, mi dispiace dirlo,  in un momento in cui, ovviamente, le condizioni di disaggio sono  più forti, dove diventa  anche difficile  ragionare con la  testa e diviene più facile ragionare  con lo stomaco, come si può non giustificare questa insoddisfazione che c’è verso la politica. E come  se io, nel mio mandato di sindacalista e quindi magari  in una visione un pochino  più restrittiva, quindi magare di parte, in rappresentanza dei lavoratori, mentre la politica  deve occuparsi  dei problemi più  generali, non mi facessi carico   dei problemi  che vive la gente e non capissi i loro  mal di pancia. Il mal di pancia ci sta  tutto.  Non abbiamo la  “fortuna” – tra virgolette –  ovviamente di rapportarci con centinaia  ogni giorno, la fila  la fuori sta a dimostrarlo, e che  siamo  anche dei  fiduciari anche rispetto a  situazioni  famigliari  che si creano. SI son verificate storie di persone, lavoratori conosciuti anche stimati per la loro professionalità, a fronte di un disaggio come  quello che si sta prospettando di disoccupazione oramai   da  qualche anno, manifestano la loro impossibilità o mancata forza di poter anche rimproverare un figlio che magari si sta comportando male, che è arrivato a rinfacciare  al padre la condizione di disaggio che si vive in casa.  Stiamo creando una generazioni di persone  che, come dire, non  riescono  più neanche ad assolvere i loro  doveri di padri, di genitori, proprio in conseguenza al dramma sociale che stiamo  vivendo.  Chi si  impegna nel social, in politica, deve avere la consapevolezza, il termometro della situazione. Se non l’ha  è normale che qualcuno  ti mandi  a quel paese.  A me non piace fare demagogia e populismo,  quello che  cerchiamo di fare e  dare voce  ai lavoratori,  sempre canalizzando   nei limiti del possibile sui cannoni di corretta  dimostrazione  anche se è aspra  come è legittimo  che sia.

Quindi, per conoscere ulteriori notizie, ritornando agli ammortizzatori sociali, occorre attendere il risultato del consiglio regionale del 3 Dicembre?

–          Siamo  chiari anche su questo. La cassa integrazione in deroga  e anche la mobilità, vengono  finanziati dal Governo e, è il Governo che su questo  argomento deve dare oggi  delle risposte. Le  responsabilità della  Regione Sardegna  consistono unicamente  in una cosa, cioè quella  di non avere con forza, con  determinazione, con autorevolezza rappresentato  il problema  socio/economico che la nostra isola  sta vivendo. E’ vero che ci sono sacche di colpa nostra, però qui  si tratta di azzerare la situazione, stendere una riga dalla quale  partire e dire – “Noi siamo  in questa situazione di disagio, ambiamo  a venirne fuori, perché la nostra  ambizione è questa fermamente, e abbiamo  la necessità delle risorse che  ci devono  esser  erogate”.  Spetta dunque alla classe politica  regionale, chi sarà chiamato  a breve ad assumere questo  ruolo,  rendere quelle  risorse appetibili per una ripresa e per uno sviluppo  economico  nuovo, perché   di questo  abbiamo  bisogno. La classe politica regionale  deve  dare  una risposta, quella di esser coerente con gli impegni che prende.  Se  è vero che  queste risorse devono  arrivare dal nazionale, è anche vero   che se io, entità regionale, metto  delle risorse mie  devo avere la capacità di arrivare fino in fondo e renderle  esigibili e per renderle esigibili intendo che arrivino  nelle tasche  dei lavoratori sotto  forma di  ammortizzatori o sussidi  straordinari o quello che è, perché  questo assolva un compito. Quello  di  dare ossigeno  alle famiglie che non ce la fanno  più in tutti i sensi.

 

 

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