Intervento all’assemblea pre-congresso Psi Sardegna


 
5/01/2014

Antonella Soddu

 

Compagni, abbiamo un impegno importante da prendere. Il 16 febbraio ci attende una importante competizione elettorale, quella che dovrà assegnare un Governatore, anche se io preferisco usare ancora il vecchio termine, Presidente, alla Sardegna. E’ importante, compagni, che a quella data noi ci arriviamo potendo esprimere le nostre liste e presentando il nostro simbolo di partito socialista italiano. Da troppo tempo manchiamo dalla vita politica più importante per la nostra regione. E’ fatto obbligo, dunque, da parte nostra, di tutti noi presenti e assenti in questa assemblea, metterci al servizio di chi oggi più che mai chiede risposte in fatti e non parole. Noi lo dobbiamo, è un dovere morale e politico dinanzi al quale non possiamo tirarci indietro. Non entro, in questo momento, in merito al discorso organizzativo pre – congressuale, e della scelta del nuovo direttivo del partito Non ne sarei nemmeno nelle condizioni, ora. Voglio, invece, entrare nel merito di un discorso che visto l’evolversi di questa giornata è più corretto improntare su una domanda e cioè: “cosa noi proponiamo di fare come partito socialista?” – Condivido in tutto il contenuto gli interventi di Maria Grazia Caligaris e di Simone Atzeni, che mi hanno preceduto e voglio in questo contesto entrare nel merito di una questione troppo spesso abbandonata dai dibattiti politici di salotto e ancor più nelle nostre stesse sedi di dibattito regionale e locale. Tutta la classe politica, sinistra, destra, centro e chi più ne ha più ne metta ha da tempo dimenticato la società che sta la fuori. E’ un argomento che ha favorito la crescita di una protesta di pancia dilagante. Compagni , è la mancanza del lavoro. Quando manca il lavoro la mente si accantona è funziona la pancia che volente e nolente determina ogni futura decisione irragionevolmente. E’ una protesta giustificata che da più parti si fa finta di non comprendere, non si prende atto della disperazione dilagante. In questo contesto, compagni, ci sono anche le nostre responsabilità. Non siamo stati in grado di far sentire la nostra voce di partito di sinistra, di partito della difesa dei diritti dei lavoratori, di diritti civili, del diritto di vivere in una società migliore. Eppure noi siamo il partito di sinistra che può vantare la storia più ampia, siamo grandi anagraficamente, 1882 è la nostra data di nascita. Siamo quel partito che ha dato un contributo enorme per la nascita di questa Repubblica, eppure, ad oggi, siamo anche quel partito che non ha il coraggio di parlare della propria identità a voce alta. Cosa è accaduto in questi anni? Legge Fornero a prescindere, uno dei mali principali del nostro paese è il cancro dell’assistenzialismo che volenti o nolenti ha dato vita a enormi sacche di clientelismo. Fenomeno che ha devastato l’opinione della politica da parte del popolo. E’ vero, è cosi. Lo è anche se proviamo ad attribuire le colpe a questo o a quello pur di tirarci indietro le nostre. Mi ricollego ancora al discorso di Maria Grazia che ha posto dei temi importanti, economia, sanità, scuola, emergenza carceri. Si Compagna Maria Grazia, hai perfettamente ragione, sono temi importanti che io riassumo in un solo termine – “lavoro”. E’ del lavoro che dobbiamo parlare altrimenti non proviamo nemmeno a pensare di presentarci alle case degli elettori, li offenderemo ancora una volta. La scuola è un punto fondamentale per la crescita e lo sviluppo economico di un paese ed è pertanto davvero venuto il momento di dire basta a tutte queste pseudo statistiche che ci parlano di crescita dei livelli di disoccupazione in fasce di età veramente fuori ogni logica di accettazione – 14/22 anni – 22/35 poi di punto in bianco si saltano due generazioni , quella dai 35 ai 55 anni. E’ li, compagni, la grande strage che si sta compiendo. Lo dico io da mamma di un adolescente di 13 anni, lo dico io da donna di 42 anni troppo vecchia e/o troppo qualificata per esser assunta. E’ una vergogna. Io mi vergogno al solo pensiero di mandare mia figlia a lavorare a 14 anni. A mia figlia io voglio poter garantire il diritto all’istruzione cosi come i miei genitori, con il loro lavoro, lo hanno garantito a me. Non mi attraversa minimamente l’idea di far lavorare mia figlia a 14 anni e se qualcuno pensa di far morire la scuola per favorire lo schiavismo e la dittatura, perché questo pare esser l’obiettivo, oggi, si sbaglia di grosso. I giovani debbono poter studiare, devono aver garantito il diritto allo studio, devono aver il diritto di arrivare ad un percorso di studi superiori che consenta loro di uscire dal mondo della scuola formati e pronti ad entrare nel mondo del lavoro. Non è possibile, compagni, che oggi due generazioni anagrafiche di persone non abbiano più diritti, non è possibile che oggi venga tolta la dignità attraverso lo scipo del lavoro, Si adottano dei finti provvedimenti tampone che allo stesso tempo fanno acqua da tutte le parti. Non fanno nulla perché l’economia torni a girare. Questa grave dimenticanza sta avendo e avrà ancora gravi conseguenza in termini di disaggio sociale che determinerà gravi conseguenze se non si interviene con forza nell’immediatezza. Qualcuno prima ha detto : “come ci presentiamo ai 65 comuni sardi colpiti dall’alluvione, per chiedere loro il voto?” – io pongo un’altra domanda, compagni: “come ci presentiamo ai 12 mila sardi che da un anno non percepiscono più un centesimo di ammortizzatori sociali di cassa integrazione e mobilità in deroga?” Avete una risposta compagni? Io no, e di questo dobbiamo vergognarci noi come tutti gli altri. Non mascheriamoci dietro la scusa – “ma noi in questi anni non eravamo in regione onon eravamo al governo”. No, non è una scusa valida. La politica si fa sul territorio, si amplificano le richieste dei cittadini stando loro vicini e portando avanti le loro richieste legittime. Noi ci siamo dimenticati le manifestazioni di piazza, ci siamo dimenticati, o ne abbiamo avuto paura, di difendere quello che per natura è la vitamina di un partito di sinistra. Il popolo. Vogliamo andare ad affrontare questa competizione elettorale? Ebbene facciamolo mettendo al primo posto il diritto a riavere un lavoro. Padri e madri di famiglie lo chiedono perché non vogliono tornare indietro a 60 anni fa quando si finivano le elementari e si andava ad arare i campi perché papà e mamma non avevano i soldi per comprare il materiale scolastico e libri.  

Le favole non hanno sempre un lieto fine. Spenti i cinque stelle sardi


di Antonella Soddu

Come  d’incanto si  è sciolta la magia. E’ finita la  favola dell’avventura grillina  in Sardegna. Qualcuno  ipotizza che sia andata a finire sulle rocce  appuntite di qualche  scoglio  in mezzo  al mare e che il capitano  abbia abbandonato la nave ancora prima  di  provare a cambiare  rotta. Temeva di  sbagliare l’attracco.  Quel che traspare è questo.  A Grillo della Sardegna non importa. Anzi, forse  gli importa  solo  per trascorrerci  le vacanze in Costa. Lo avevamo detto, prima o poi  la favoletta della democrazia spontanea in rete, la nuova pura, miracolosa cura, manco  fosse l’acqua santa  di Lourdes,   si è dimostrata  una sottile candela  che  ha illuminato la stanza  per soli pochi  mesi. Si è accesa quasi come per miracolo  alle scorse elezione governative, dove  la Sardegna ha  regalato alla cricca  Casaleggio/Grillo  il risultato  più pieno.  In Sardegna il m5s  è risultato esser il primo partito  in assoluto. Qui i risultati più pieni  a livello Nazionale.   E’ finito  dissolto nel vento come cenere di defunto cremato il sogno  dei meetup sotto  casa, nello scantinato , dove ci riunisce e dinanzi ad un caffè si  mettono appunto   tutte le  teorie per  favorire il  ripianamento del debito pubblico, che secondo loro  non esiste, ma si deve dire che esiste  e come  risanarlo.  E  per  farlo  la soluzione   più giusta e democratica  è quella di   sciogliere il dilemma votando sul blog  di Grillo, con gli occhi brillanti di felicità per aver riconquistato il potere di cittadino.  Un brutto  giorno  ti svegli  e scopri  che di te  a  Grillo   gliene frega meno di tanto.   Ma come?   –  ti chiedi –  avevamo pure i candidati!  “E no”  –  risponde la deputata portavoce sarda  dei  cittadini Emanuela Corda – “troppa litigiosità, troppo voglia di protagonismo”.   E rincara la dose il buon  Colletti ( lo  avete mai sentito  quando pronuncia i suoi discorsi alla camera ? ) – “è la dimostrazione che noi non miriamo alle poltrone” – Già, potrebbe esser vero ma appare quanto mai assurdo  e privo di ogni logica democratica  che un movimento che si  autocandida da a mesi, ricordo l’insistente  – “Napolitano affidi a noi  l’incarico  di formare il governo” –  per  guidare  il Paese, non riesce  a presentare  le liste da presentare alle regionali  Sardegna,  regione  con poco più di un milione  di abitanti.  Caspiterina, è accaduto quello che spesso accade nei  “normali” partiti. Ma  qui è diverso, lo ha deciso  Grillo – “il movimento e mio e me lo tengo io”.  Magari se   fatte da bravi e imparate  bene la morale della favola, sarà  per la prossima volta. Ma vedi,  caro  Grillo, noi sardi siamo piuttosto   pragmatici – “pane al pane, vino al vino”, e se tanto mi da tanto  la prossima volta non ci sarà per te  a meno  che non prenda   corpo il sospetto che dietro  la liste  n. 33 e 34 presentate alla corte d’appello  di Cagliari non ci siano in realtà le  due fazioni litiganti  del movimento cinque stelle  Sardegna. Lo  dirà poi il  tempo. Per chi invece non crede nelle  favole  ed  è un acuto occhio  osservatore della politica  nazionale  e isolana  la rinuncia  ha un altro significato quello  attribuibile  alla paura dell’ennesima batosta , cosa assolutamente da evitare in vista delle elezioni europee.  Dal successone  delle elezioni  governative  il movimento  ha avuto  diverse occasioni per  incrementare le preferenze, in Sardegna  stesso, appena  alcuni  mesi  dopo il successone che li ha condotti in parlamento, con le elezioni comunali dove  solo in pochi comuni sono state presentate liste con il simbolo del movimento e  tra questi pochi  l’unico comune  aggiudicato  è quello di Assemini, dove   sono già presenti malumori di ogni  genere. L’altra batosta, il cinque  stelle, l’ha avuto alle regionali, vedasi  Friuli  e Basilicata.  Quindi, a ben  vedere,  ritirarsi, anzi non  presentarsi, in Sardegna dove   avevano ottenuto  alle governative  il 33%   cela  sicuramente il dubbio  non arrivare a cifre   per  l’ingresso in consiglio  regionale. Più che una  batosta  direi una sonora ritirata  a suo di bandiera  bianca. La politica  si  fa senza  esser dilettanti allo sbaraglio, del resto  ogni  cosa  ha  bisogno di  pratica  e applicazione per rendere al meglio. Qualcuno dei militanti  ha  anche azzardato una teoria/risposta  che  è  quasi una celata ammissione di sconfitta – “ Non ci siamo presentati, e  forse ha ragione  Grillo, perché un movimento per esser credibile ha  bisogno  di persone che riescano  a  gestirlo a vari livelli per  le  competenze che hanno. Il fatto  che in alcuni luoghi non le hanno  può significare tante cose. Di  sicure resta il fatto che i dirigenti nazionali (   si sono altri oltre  Grillo e Casaleggio ? )  hanno preferito  stare più attenti  prima di avvallare  certe candidature, hanno evitato   di avere a che fare con gente   tipo “er batman”. Cosa  che invece  normalmente non accade nei partiti. Ma questo  qualcuno  sembra averlo dimenticato” . Secondo  questo concetto, dunque,  qualcuno ci dice che a comandare e a decidere è la dirigenza del partito senza statuto. Quindi  si  è dissoluta  la favoletta  della democrazia partecipata, spariti i cittadini. ll M5S è primo Partito in Sardegna  si, il primo Partito nella storia repubblicana ad auto-escludersi dalla competizione elettorale. E allora io vorrei  finalmente capire la differenza tra un movimento regolarmente eletto e un partito.

ELEZIONI REGIONALI IN SARDEGNA: AL VIA IL COUNT DOWN TRA LUCI E OMBRE


di Antonella Soddu

Partita  ieri in Sardegna , la campagna  elettorale  in vista delle  elezioni  regionali del 16 Febbraio . Tornata elettorale prevista certo, ma  non priva  di elementi  che ne mostrano  tutta  l’equivocità  per non dire frettolosa  decisione  di anticipare la data  al 16  Febbraio dopo che  allo stesso consiglio  regionale  era  passata la data  del 22  Marzo. Evidentemente   il buon Cappellacci  ha temuto  la concomitanza  con il carnevale. Lui che non dovrebbe aver nessun timore delle carnevalate. Ne ha palesato una appena pochi  giorni fa, si presenterà con  la coalizione dei movimenti per la Zona Franca Sardegna. Per provare a farla franca? Detto ciò,  queste elezioni vedono protagonisti nel  bene  e nel male  tutta la politica sarda , destra, sinistra, centro e chi più ne ha più ne meta  in una cosa  che  ha  tutto  meno  che un elemento importante. La democrazia. A cominciare  dal mancato  rispetto  del risultato  espresso  dai sardi che sono andati  a votare, nel mese di settembre  scorso, per  scegliere, tra i cinque candidati  della coalizione di centro  sinistra,   colui/lei  che avrebbe dovuto competere, poi, per la corsa alle regionale. Buon senso politico avrebbe voluto  che,  nel  pieno rispetto  delle regole stesse delle primarie,  fosse stato  convocato un tavolo   di coalizione e tenere in seria considerazioni l’ipotesi di intercettare tra i candidati partecipanti il sostituto di Francesca Barracciu.  Da rilevare che nel corso  della competizioni  solo uno dei quattro candidati partecipanti ha presentato un serio programma per la Sardegna, il candidato Simone Atzeni del Psi, gli altri  hanno piuttosto preferito concorrere per i numeri.  Ed è importante  questo aspetto in quanto mostra un particolare che  va tenuto in seria considerazione dagli elettori.  Quello relativo alla serietà di un buon programma mirato allo sviluppo di  temi  importanti quali, economia  e lavoro,   da attuare nei prossimi  cinque  anni. Acqua passata, cosi dicono  i più vicini al Pd in quanto  da ieri, è ufficiale, il candidato della coalizioni di centro  sinistra capeggiata  dal Pd è Francesco Pigliaru,59 anni,  Sassarese, professore di economia e coorettore dell’Università di Cagliari in passato già Assessore al bilancio  della  giunta regionale guidata da Renato Soru.   Proverà a concorrere  anche la scrittrice oristanese, autrice e vincitrice del premio campiello, de S’Accabadora, Michela Murgia.  Dico proverà in quanto  per depositare la lista  entro il  12 Gennaio  servono alla Murgia e al suo movimento Sardegna Possibile, 12 mila  firme.  I sostenitori della Murgia  hanno dato  via  ad un vero  e proprio tam tam sul  web  per  chiedere le  firme a sostegno della lista.   Dal canto suo, la stessa Murgia  ha voluto presentare in anticipo la  squadra che la supporterà.  In conferenza  stampa  ha presentato i primi sei nomi  degli assessori che lavoreranno con lei – “gli altri sei nomi ” – ha precisato – “ verranno resi  noti  uno alla settimana  da qui  alla settimana prima delle elezioni”. Certo Michela, però non è chiaro  sulla base di quale  criterio e chi ha deciso  questi  nomi.   Altro aspetto   di non poca rilevanza  è la definitiva  conferma che il Movimento Cinque Stelle non prenderà parte  alla competizione  elettorale, non parteciperà per la presa di posizione di  Grillo  nel non voler concedere il suo logo/giocatolo  personale per queste elezioni  per cui  ritiene – “Non c’è  più tempo”. E no, caro  Grillo, in democrazia, davvero, non si fa cosi.  Intanto  ebbene ricordare e/o precisare, se vogliamo, che   già dai primi mesi di ottobre 2013  i simpatizzanti  egli attivisti  del movimento , in virtù del  fatto che  il movimento   cinque  stelle era risultato  il primo partito in Sardegna a seguito  del voto per le governative, si erano attivati per prepararsi  in vista  delle  sfida elettorale sarda . Vero è che nel corso di questi mesi  quello che  era nato  come gruppo di attivisti   si è spaccato in più fazioni,  già dalle prime battute come per altro  era emerso –   http://luciogiordano.wordpress.com/2013/11/26/elezioni-regionali-sarde-grillo-si-prepara-a-sbarcare-nellisola/ .  Ovviamente, dire oggi, a pochi  giorni  dalle elezioni, che  non c’è  tempo, appare dunque  un scusa  poco credibile. La verità è che a  Grillo  della Sardegna  importa ben poco  tranne che per le vacanze. Lo  dimostra  la poca presenza sul  territorio  dei pentastellati.  Inutili, poco dignitosi  e alquanto  ridicoli  sono apparsi, dunque,  i  tentativi  degli attivisti, e dei parlamentari sardi M5s,  di attuare uno sciopero della fame  per convincere il capo.  Non serve nemmeno la precisazione  della deputata di Emanuela Corda, nella sua pagina – “Il nostro tempo è scaduto e bisogna farsene una ragione. Noi non presenteremo alcuna lista, perché non siamo ancora pronti per farlo” –  come  del resto  appare  retorica la dichiarazione del Sindaco  di Assemini,   unico comune sardo ad  amministrazione pentastellata, ( nessuna  lista presentata nemmeno alle elezioni comunali   scorse, tranne che in due o tre comuni  e solo ad Assemini, forse  perché cittadina di oltre 25 mila abitanti) . Coletti dice –“non presentiamo nessuna lista. Meglio niente che una fatta male. E’ la prova che non miriamo a nessuna poltrona”. No, davvero Colletti. Certo, meglio nulla   che una bolla  di sapone  che si dissolve  in pochi  istanti quando il sapone è di scarsa consistenza. Non ci voleva  poi  tanto, se davvero a  Grillo  interessava contribuire per cambiare il modo di far politica, come spesso dite, anche in Sardegna. Bastava che  fosse  intervenuto già alle primi  avvisaglie di dissidi interni. E siccome   mi sa tanto che  dentro  ad un mascherato nuovo modo  di far politica, sia celato un solo  unico vecchio modo padronale, mi  riservo di non credere a queste banali scuse.  A che serve un simbolo se davvero si vuole  contribuire per cambiare? Ci si lamenta spesso  delle cose  che non funzionano e in fin dei conti   contribuiamo a continuare a non farle funzionare. Ci sarà un forte astensionismo, a qualcuno di voi è  sfuggito un comento:     “coloro che si indentificano nel movimento cinque stelle non andranno a votare”.  Crescerà il partito dell’astensionismo. Resto convinta che  questo sia il male peggiore di  tutto, anche della politica. Non  si cambiano le cose  evitandole.  Di questo ne dovranno rispondere  coloro che oggi avendo la possibilità di unirsi in un movimento o lista  autonoma, seppur con dentro tante anime politiche deluse,  non lo farà perché Grillo ha detto no. Occasione persa cari miei. Michela Murgia ci crede, volente o nolente si è mossa  e si sta muovendo per poter dire la sua  e quella di chi sceglierà di appoggiarla. Il  Pd ha fatto una scelta che può anche  esser contestabile ma sceglie di mettersi in gioco  per dire altrettanto la sua.   Tutti quelli che restano fuori dalla porta poi, cosa  diranno?  Non provate a dire – “non è colpa  nostra”.  Sardi che non andranno a votare perché non avranno la possibilità di apporre la  crocetta  sul simbolo del movimento, ponetevi una domanda – “per provare a cambiare, serviva l’autorizzazione di Grillo ad usare il suo amato simbolo?”.  Io ho qualche dubbio.

 

Intervista a Gianni Olla. Segretario Generale Feneal Uil Cagliari


di Antonella Soddu

 

Il discorso  inerente gli ammortizzatori sociali,  a  tutt’oggi  ancora non pagati alle migliaia  di  lavoratori disoccupati sardi,  affrontato nei precedenti articoli, (http://www.avantionline.it/2013/10/ammortizzatori-sociali-fantasma-per-centinaia-di-disoccupati-in-mobilita-in-deroga-sardi/#.UshMH9LuKOA del 28/10/2013   e il seguente del 02/01/2014 http://www.avantionline.it/2014/01/niente-ammortizzatori-sociali-per-i-disoccupati-sardi/#.UshQMNLuKOA  ) meritava un ulteriore approfondimento per poter comprendere meglio  tutto l’iter  e tutto il dramma che numerose famiglie si trovano,  oggi più che mai, a vivere. In questo contesto  nasce questa intervista al  Segretario  Feneal Uil di Cagliari, Gianni Olla. Lo abbiamo  sentito  dopo che lo stesso  ha partecipato al vertice urgente convocato  il 30  Dicembre scorso,  presso l’assessorato al lavoro  e alla formazione professionale della Regione Sardegna, dall’Assessore Mariano  Contu. Nel corso dell’ intervista abbiamo cercato di affrontare con Olla anche  l’aspetto  ammortizzatori  sociali sotto altra prospettiva.  Cioè quella di  commutarli  da  una forma superata  di assistenzialismo ad una forma  che consenta al lavoratore che ha perso disgraziatamente il lavoro   di fornire momentaneamente  la  sua opera lavorativa alla collettività a fronte della percezione  di un sussidio mensile.  Su questo  punto appare chiaro  che il governo  debba improntare l’attenzione seriamente.  Reddito  di cittadinanza   visto  sotto un ottica  di  non assistenzialismo ma di opportunità transitoria.

 

Il vertice convocato il  30 Dicembre  scorso dall’assessore Contu, ha  prodotto  qualche  risultato? C’è  qualche novità che lasci presagire una rapida soluzione   della questione mancati pagamenti  delle mobilità in deroga?

 

–          No, non ha prodotto nessun tipo  di risultato se non pochissimo.  Non almeno  quello che  noi  come sindacato  ci  saremmo aspettati.  Noi  abbiamo posto chiaramente all’attenzione dell’Assessore , il problema  relativo  al mancato pagamento delle mobilità 2013 per il quale  a livello  nazionale non c’è assolutamente nessun tipo  di novità.  Per questo  abbiamo  chiesto  di  velocizzare, anche rispetto agli impegni che erano  stati  assunti,  il  pagamento  sotto  forma di  sussidio straordinario, quantomeno  di un anticipazione per i lavoratori che, occorre  ribadirlo, sono nelle condizioni di  averne diritto all’erogazione, però di fatto, non essendoci la determina, sono in ritardo nei pagamenti per tutta  l’annualità del  2013. Su questo abbiamo chiesto un impegno  straordinario. E, sembrerebbe, uso il condizionale,  anche  considerato  il vissuto    che  ci  porta  a dire  che gli impegni  assunti  a livello di norme  e leggi  anche da parte del consiglio regionale  non vengono  mantenuti.   Oggi  3 Gennaio nella  riunione che si terrà in consiglio regionale, dovrebbe esser portato un provvedimento che  consenta finalmente di  poter avere una  anticipazione delle somme quantificata in più o meno  3000 mila euro cadauno  a seconda  della permanenza nelle liste di mobilità  nel corso  dell’anno.  Su  questo  avremmo  qualche notizia in più nel corso delle prossime ore. Dispiace dover   rimarcare ancora  una volta che il problema  sia  stato sottovalutato e non ci sia l’esatta percezione del dramma  che stanno  vivendo le famiglie   interessate a questo tipo  di provvedimento. Questo, guardate, non ha distinzioni  tra destra e sinistra, è proprio una mancanza di percezione  che noi  leggiamo non solo  nella giunta regionale ma anche nella fattispecie    nell’ intero consiglio  regionale. Un inadeguatezza dell’intera  classe politica  ad affrontare una situazione di emergenza come  quella  che si  è prospettata.  L’altro aspetto    affrontata  è stato quello   relativo alla possibilità di estensione, visto e considerato che non ci sono  sbocchi occupazionali,  dei provvedimenti  di ammortizzatori sociali anche per il  2014 però li  siamo  in attesa di un decreto  ministeriale,  di una  norma  di livello nazionale che stabilisca  i criteri per l’erogazione. Dalle prime notizie che abbiamo  e che esista  un decreto interministeriale che dice   che questi istituti stanno  andando a cessazione. Quindi i fruitori della mobilità, nel corso  del  2014 si divideranno in due fattispecie, coloro i quali  ne hanno usufruito  precedentemente per oltre 36 mesi ne  beneficeranno in Sardegna ne usufruiranno per ulteriori otto mesi, coloro i quali  sono sotto i  36 mesi  ne  beneficeranno   per  10 mesi. Un discorso ancora  diverso  è quello riguardante le cassa integrazioni in deroga. Lo stesso decreto  dispone  che  i cassintegrati ne  usufruirebbero per ulteriori  8 mesi. Insomma, situazioni  tampone  che non  si sposano  con le esigenze di venire incontro ai drammi che stanno vivendo  le famiglie.

Voi, come  sindacato, non pensate  che elargire  ammortizzatori  sociali   cosi, senza  che i disoccupati  abbiano modo di prestare la loro  attività lavorativa sia  quantomeno poco  dignitoso? Non sarebbe  più utile e vantaggioso, anche per il Governo, per la Regione  Sardegna, in questo caso, adottare dei provvedimenti che volgano  verso una sorta di scambio equo? Mi spiego – “Io  stato, io  Regione  metto  a disposizione questi ammortizzatori sociali e tu lavoratore  impieghi il  tuo  tempo in lavori di pubblica utilità.”  E’ fattibile dal vostro  punto  di vista  avanzare una proposta in questo senso?

 

–          La  domanda  è assolutamente pertinente. Lo  è soprattutto  perché coglie nel segno  quello che è la volontà, le determinazioni , il pensato , anche di quello che stiamo portando  avanti in questi anni  come organizzazione ma soprattutto  a livello  personale, lo dico. Si, io credo che  erogare questi  sussidi se  corrispondono  ad un periodo breve può avere un senso non esser impiegati  ma, se si  protrae per lungo tempo, come sta avvenendo, credo che si debbano trovare forme alternative. Allora li  si tratta di coniugare    bene le esigenze  di un lavoratore  che per dignità personale  deve anche prestare al sua  opera lavorativa, anche per non perdere la  sua professionalità ma  anche coniugarla  alle  esigenze che ci sono  ahimè  da parte del pubblico.  L’esempio  più facile che mi  viene da fare, anche perché l’ho già proposto,  è questo:  quanti lavoratori edili  si trovano in questa drammatica  situazione?  Tantissimi. Quante opere si potrebbero  fare utilizzando questi stessi soldi, anche aggiungendo, perché esiste la possibilità, una quota che faccia  arrivare ad una soglia di decenza, una somma vicino  ai  1000 euro, per esempio, e le ore  debbano esser prestate in attività lavorative. Penso  alla   manutenzione del  territorio per esempio. Tutti  noi siamo  stati  testimoni  di quanto  avvenuto, purtroppo in Sardegna, pochi mesi   fa soprattutto nella zona di Olbia, nel Nuorese. Sono  fenomeni che si sono verificati  e chi si verificano oramai   con frequenza  troppo  importante per non pensare a  qualcosa di  ordinario e  straordinario. La manutenzione del territorio, secondo  me, può esser  affidata  a questi lavoratori  che opportunamente  retribuiti  mettono in sicurezza  il territorio stesso  e evitano che il pubblico debba occuparsi  di elargire dei fondi a rimborso  per  acquisto  di  mobili, macchine, televisori etc.  Penso anche  alla manutenzione  delle scuole che risponde a queste esigenze. Penso  anche ai lavori di pubblica  utilità in cui potrebbero esser  impiegati  lavoratori altamente qualificati,  ci son tanti  anche di loro in mobilità,  che  sarebbero in grado di dare una mano d’aiuto molto forte anche al pubblico. Pensiamo un attimo  all’Inps, a come sono congestionati, lo vediamo  nella mancata possibilità di pagare in tempi certi  le disoccupazioni e le mobilità. Non sarebbe più opportuno che  le professionalità che rispondono ad hoc  potessero  esser  utilizzate  in percorsi di lavoro in pubblica  utilità per accelerare queste pratiche, o nei comuni che si trovano spesso ingessati e  nell’impossibilità di dare risposte certe in tempi  minimi  alle pratiche edilizie?  Ecco  se opportunamente impiegati  potrebbero contribuire per accelerare i percorsi di fattibilità  di  approvazione dei progetti e nel contempo  creare anche un economia perché se i tempi si  restringono si  ha anche l’opportunità di poter  lavorare.  Quindi, e torno  al senso della domanda,  si, decisamente, assolutamente il senso deve esser questo. A fronte della corresponsione del  sussidio una prestazione lavorativa che consenta appunto  rendere dignità al lavoratore e nel contempo rendersi utile alla collettività.

 

Una sorta di progetto  simile da cui  prendere esempio apportando se si vuole delle modifiche, potrebbe esser quello che attualmente  stanno  adottando parecchi comuni. Mi riferisco  ai cosiddetti  bandi  di servizio  civico linea 3. I  Richiedenti prestano la loro opera lavorativa, ad  esempio nella  pulizia delle strade  e delle piazze  per un tot di ore  settimanali a fronte di un sussidio di  400  euro ( somma  minima elargita in base alle disponibilità dei  vari comuni ) .  Non credete che possa esser  una soluzione in alternativa alla proposta  del reddito  di cittadinanza che allo stato  attuale  parrebbe essere   anche difficile da realizzare?

 

–          Si, assolutamente si,  sono linee di indirizzo delle quali   chi  elargisce  i sussidi deve darsi. Cioè, il tutto  deve esser  finalizzato al “fare qualcosa” per la collettività,  a  rendere dignità al lavoratore stesso.

 

Di recente la Regione  Sardegna ha pubblicato i bandi  per i sussidi  straordinari. Da una prima  lettura appaiono controversi  i  termini di accesso. Per esempio, è possibile che un lavoratore che ha  lavorato solo un mese, due anni prima della presentazione della domanda, non ha  diritto al  sussidio?  Come  è possibile  che questi bandi  vengano pubblicati  pur contenenti   termini di accesso  che hanno a dir poco  dell’assurdo?

 

 

–          Noi l’abbiamo  fortemente criticata questa  norma, perché non risponde a quell’esigenza forte che noi  abbiamo individuato  tra  coloro i quali loro  malgrado non possono usufruire  delle mobilità in deroga. Secondo  noi questo  bando doveva esser esteso ad una platea più ampia e non con  norme  cosi restrittive.   La verità è una  sola, torno al discorso di prima, se davvero non c’è una ripresa economica, una possibilità occupazionale, le sacche di  emarginazione, le sacche di lavoratori  disoccupati sono talmente ampie  da non poter  tutte  esser  soddisfatte nella misura in cui  si  riesce a dargli  un ’opportunità  di  sussidio, di un ammortizzatore sociale. Allora nasce da lì  l’esigenza di  cassare qualcuno, di rendere le condizioni meno  accessibili. Io insisto   nel dire  che l’errore  più grande  che  si  fa, quando si ragiona di ammortizzatori sociali ,  è quello di non collegarli all’opportunità lavorativa.  Quello  deve esser un momento a caduta, sembra che, invece lo  sport nazionale sia diventato  solo quello di occuparsi  in termini assistenzialistici  dell’approccio al mondo del lavoro. No, il lavoro deve esser la prima base. Poi, una società evoluta  si deve occupare anche del momento in cui un lavoratore  per disgrazia  ha  perso il lavoro. SI deve ragionare di ammortizzatori sociali in questo  caso non come  criterio  fondante  in termini di assistenzialismo. La verità,  mi permetto una critica secondo me è  più che mai opportuna   e,  mi piace in questo  accumunare destra, sinistra, centro e chi più ne ha più ne meta,  laddove ci sono  sacche di  insoddisfazione di inoccupati e/o  disoccupati   è più facile attingere sacche di clientelismo, fa molto comodo  che ci siano queste situazioni. E’ più difficile , invece, ragionare con persone  che si rapportano  a te  dall’alto di una condizione dignitosa di lavoratore e sono in grado di  farti pesare quelle  che sono  le considerazioni, le valutazioni e le proposte  che fai nell’ambito  del  mandato di politico  a tutti i livelli.

Come  sigle  sindacali, tutti e  tre, UIL, CGIL, CISL,  in questo contesto  qua  siete coesi o ci sono delle diversità di vedute anche da parte dei sindacati?  Come mai  non si riesce, visto che da più parte i  lavoratori  chiedono una manifestazione unitaria di massa per far sentire la voce.  E’ possibile, è previsto, avete  pensato ad una discesa in piazza in questo senso?

 

–          In Sardegna questo patrimonio di unitarietà non è mai venuto  a mancare sostanzialmente. In questi  anni, anche se a livello nazionale purtroppo qualche spaccatura c’è,    noi abbiamo   sempre cercato di  tenere barra  dritta,  cercando nel limite del possibile di presentarci in una lotta che è difficile. Poi le differenziazioni è logico  che ci siano. Non Corrisponde  a verità,  per esempio,   che non abbiamo fatto  niente. Solo lo scorso anno  abbiamo organizzato  tre scioperi  a livello nazionale  e tante manifestazioni che ho perso  anche il conto.  La verità  è che c’è una  classe politica che è sorda e, lo dicevo prima,   inadeguata  ad  affrontare problemi  di una portata cosi vasta  ed importante. Mi dispiace,  da questo punto di vista,  purtroppo dover  rimarcare l’insoddisfazione  verso un intera classe politica che non  è stata in grado  di capire la portata della crisi  e di mettere dei freni che potessero contrastare il disaggio che  sta  venendo .

 

Quindi, questo  giustifica anche il malcontento  generale che c’è, da parte di quella che  è chiamata la base elettorale verso l’operato dei partiti a livello nazionale, regionale e locale.

–          Ahimè,  purtroppo si. Io ritengo  che la politica sia, debba esser alla base di ogni società civile, di ogni  cittadino, sia un elemento distintivo, un elemento nobile  occuparsi di politica. Purtroppo, mi rendo  conto  che  di questo  contenuto nobile non  se ne trova più traccia.  E, mi dispiace dirlo,  in un momento in cui, ovviamente, le condizioni di disaggio sono  più forti, dove diventa  anche difficile  ragionare con la  testa e diviene più facile ragionare  con lo stomaco, come si può non giustificare questa insoddisfazione che c’è verso la politica. E come  se io, nel mio mandato di sindacalista e quindi magari  in una visione un pochino  più restrittiva, quindi magare di parte, in rappresentanza dei lavoratori, mentre la politica  deve occuparsi  dei problemi più  generali, non mi facessi carico   dei problemi  che vive la gente e non capissi i loro  mal di pancia. Il mal di pancia ci sta  tutto.  Non abbiamo la  “fortuna” – tra virgolette –  ovviamente di rapportarci con centinaia  ogni giorno, la fila  la fuori sta a dimostrarlo, e che  siamo  anche dei  fiduciari anche rispetto a  situazioni  famigliari  che si creano. SI son verificate storie di persone, lavoratori conosciuti anche stimati per la loro professionalità, a fronte di un disaggio come  quello che si sta prospettando di disoccupazione oramai   da  qualche anno, manifestano la loro impossibilità o mancata forza di poter anche rimproverare un figlio che magari si sta comportando male, che è arrivato a rinfacciare  al padre la condizione di disaggio che si vive in casa.  Stiamo creando una generazioni di persone  che, come dire, non  riescono  più neanche ad assolvere i loro  doveri di padri, di genitori, proprio in conseguenza al dramma sociale che stiamo  vivendo.  Chi si  impegna nel social, in politica, deve avere la consapevolezza, il termometro della situazione. Se non l’ha  è normale che qualcuno  ti mandi  a quel paese.  A me non piace fare demagogia e populismo,  quello che  cerchiamo di fare e  dare voce  ai lavoratori,  sempre canalizzando   nei limiti del possibile sui cannoni di corretta  dimostrazione  anche se è aspra  come è legittimo  che sia.

Quindi, per conoscere ulteriori notizie, ritornando agli ammortizzatori sociali, occorre attendere il risultato del consiglio regionale del 3 Dicembre?

–          Siamo  chiari anche su questo. La cassa integrazione in deroga  e anche la mobilità, vengono  finanziati dal Governo e, è il Governo che su questo  argomento deve dare oggi  delle risposte. Le  responsabilità della  Regione Sardegna  consistono unicamente  in una cosa, cioè quella  di non avere con forza, con  determinazione, con autorevolezza rappresentato  il problema  socio/economico che la nostra isola  sta vivendo. E’ vero che ci sono sacche di colpa nostra, però qui  si tratta di azzerare la situazione, stendere una riga dalla quale  partire e dire – “Noi siamo  in questa situazione di disagio, ambiamo  a venirne fuori, perché la nostra  ambizione è questa fermamente, e abbiamo  la necessità delle risorse che  ci devono  esser  erogate”.  Spetta dunque alla classe politica  regionale, chi sarà chiamato  a breve ad assumere questo  ruolo,  rendere quelle  risorse appetibili per una ripresa e per uno sviluppo  economico  nuovo, perché   di questo  abbiamo  bisogno. La classe politica regionale  deve  dare  una risposta, quella di esser coerente con gli impegni che prende.  Se  è vero che  queste risorse devono  arrivare dal nazionale, è anche vero   che se io, entità regionale, metto  delle risorse mie  devo avere la capacità di arrivare fino in fondo e renderle  esigibili e per renderle esigibili intendo che arrivino  nelle tasche  dei lavoratori sotto  forma di  ammortizzatori o sussidi  straordinari o quello che è, perché  questo assolva un compito. Quello  di  dare ossigeno  alle famiglie che non ce la fanno  più in tutti i sensi.