Attenzione ai finti forconi


11/12/2013

“L 80 % di chi è dentro i forconi è gente che in 30 anni non ha mai pagato i contributi e che grazie alla sanatoria del 2006 ha avuto modo di risanarsi. Non hanno colto l’occasione e oggi tanti si vedono portar via l’azienda” . Posso dire una cosa, di cui io mi assumo la responsabilità. Accade in Sardegna, prendo a riferimento questo in quanto questa è la situazione che si vive. L’ annosa questione dei pignoramenti agli agricoltori serricoltori, in provincia di Cagliari, che hanno beneficiato di contributi erogati dalla RAS – Regione Autonoma Sardegna – e dichiarati illegittimi dalla UE – A questi agricoltori è stato domandato conto, anche della dimostrazione degli investimenti effettuati. Compreso l’utilizzo delle energie alternative. Durante le ispezioni eseguite dai commissari UE è emerso che tutta la filiera non era e non aveva nessun intervento di miglioramento di tipo strutturale e di ammodernamento della loro attività. In compenso è emerso che spesso in quei terreni sono state costruite vere e proprie villette, in alcuni casi anche con annessa piscina, sono state acquistate macchine di grossa cilindrata che a tutto serviva tranne che per trasportare pomodori, fagiolini, belga, iceberg etc. Ovviamente, preciso, non tutti si sono comportati in maniera furba tanti ci hanno rimesso conseguentemente alla furbizia dei loro colleghi. Altro aspetto da sottolineare la questione dei carciofi, prodotto tipico sardo e in particolare del campidano cagliaritano tra cui il mio paese, considerato fino alla fine degli anni 90 culla del famoso carciofo spinoso sardo. Ebbene, questo prodotto è stato svenduto quando ci è resi conto che la sua lavorazione non era più sostenibile non per la questione climatica e per la tipologia del prodotto molto delicato e richiedente accurata dedizione lavorativa ma, bensì perché le nuove generazioni, figli dei cosi detti carciofai ( cancioffaiusu in sardo campidanese ) non è stata in grado di portare avanti una tradizione agricola generazionale. La professionalità dei nonni dei padri non è stata sufficientemente tramandata ai figli che hanno preferito importare altra tipologia di prodotto più facile e veloce da lavorare, soppiantando di fatto un prodotto che sul mercato è oggi trattato da paesi come Spagna, Tunisia, Marocco etc. etc. Insomma una economia agricola messa in ginocchio da scelte indubbiamente errate che conseguentemente ha messo freno allo sviluppo economico che l’agricoltura per natura consente. Colpevole, per questo anche la politica a manica larga europea, italiana, regionale che ha elargito irresponsabilmente contributi senza verificarne all’atto dell’erogazione la vera natura. Esempio molto pratico, piove e chiedono danni, fa caldo e chiedono danni, in autunno chiedono danni, in primavera chiedono danni. Detto ciò, quando una fabbrica chiude, in autunno, in inverno, in primavera e in estate, un operaio che ha perso il lavoro a chi deve chiedere i danni? Forse è davvero il caso di porsi anche delle serie domande su quali altri sprechi che hanno dilagato in italia…nel 2004 chiude nel mio paese, lo zuccherificio, dava lavoro dal 1950 a 300 operai fissi, che aumentavano a 700 nella stagione estiva. Tutto l’indotto che vi girava intorno, occupava oltre 5000 mila persone in tutta la Sardegna. Nel 1999 le politiche agricole europee di concerto con quelle italiane dispone i tagli alla produzione dello zucchero in italia considerato in esubero rispetto al fabbisogno nazionale. Complici anche le maestranze agricole, gli agricoltori hanno sempre protestato contro il prezzo basso di pagamento della barbabietola fino a quando non son riusciti a fermare la produzione della fabbrica. Risultato 5300 lavoratori a casa e agricoltori del mio paese che sono andati a coltivare barbabietola da zucchero in Romania per produrre zucchero che torna in Italia per coprire il fabbisogno nazionale. tutto questo per dire, che spesso le cose non sono cosi come vogliono far apparire e comincio a pensare che il vero problema effettivamente non siano le banche ma un silente gruppo di persone che stanno manovrando per portarci verso la dittatura.”

 

 

 

 

 

ABOLITO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI. MA E’ QUESTA LA VIA MAESTRA ?


di Antonella  Soddu

 

13/12/2013

 

 

Abolito, con un decreto del Consiglio dei Ministri, il finanziamento pubblico ai partiti. La parola ora passa al Parlamento che avrà sessanta giorni di tempo per convertirlo in legge.  Non so, io non son convinta che questa sia la strada giusta per la riduzione degli sprechi. Anzi, per dirla tutta penso che questo sia un modo come un altro per zittire la voce dei piccoli partiti. Per intenderci, d’ora in poi i grandi partiti avranno la sovvenzione dai privati.  E per privati non s’intende certo solo i cittadini comuni che vorranno volontariamente sovvenzionare il proprio partito politico mediante la donazione con la denuncia dei redditi. Per privati s’intendono le grandi società, le imprese, e via dicendo. Lo abbiamo visto, è accaduto in Germania, il partito della Merkel ha avuto le donazioni della Bmw, e sfido chiunque a dirmi che la Bmw lo abbia fatto per puro amor di patria. No cari miei, stiamo andando incontro a qualcosa che è molto simile ai tempi di tangentopoli. Lo disse allora Craxi e non si sbagliò, sarà sempre cosi. E’ stato e sarà sempre cosi. Oggi chi ha fatto dello slogan – aboliamo i finanziamenti pubblici ai partiti – esultano. Domani potrebbero trovarsi a lanciare monetine. Il problema, infatti, non è in se stesso il finanziamento, ma l’uso che di quei soldi si fa. Tempo addietro, Valdo Spini, docente universitario all’Università di Firenze ed ex parlamentare aveva presentato un disegno di legge finalizzato a fornire serie risposte di trasparenza ma, come sempre, lo stesso rimase chiuso nei cassetti.  Altro rischio cui si va incontro, avendo accettato di cavalcare l’onda del populismo in merito alla questione, è quello di ritrovarsi ad avere una situazione come quella negli Usa dove le lobby finanziano solo i partiti che hanno possibilità di vincere per andare poi a dettare il programma economico sociale. L’esempio più clamoroso quello delle lobby delle armi, farmaceutiche e delle assicurazioni che da sempre impediscono che la sanità diventi pubblica. A ben vedere sarebbe questo il vero golpe o colpo  di stato tanto temuto (per finta) e ostentato dal pluricondannato e quello tanto urlato dal farneticante Grillo che, a dire il vero, non è contento neppure di questa scelta attuata dal Governo Letta. Qui devo dire che mi sorge il dubbio – non gli piace perché non è una sua proposta oppure per cosa. Fin ora non ha dato che farneticanti spiegazioni come l’ultima postata nel suo blog che afferma non ci fosse bisogno di un decreto legge per abolire i finanziamenti pubblici. “Bastava semplicemente renderle e/o non prenderli”. La politica ha i suoi costi, caro Grillo e tu non puoi impedire a quei cittadini che vogliono esprimere il loro consenso elettorale ai piccoli partiti di farlo democraticamente. Io non esulto.

 

Alcuni cenni  del  decreto legge  attuato  questa mattina.

Ddl A.S. 1118

 

1) art.11 comma 2 detrazione imposta per erogazioni liberali ai partiti al 37% e 26 % quindi minori entrate, minori soldi nelle casse dello stato, quindi finanziamento pubblico indiretto

 

2) art.11 comma 3 detrazione di imposta pari al 75% spese per corsi formazione politica organizzati dai partiti quindi si apre un nuovo business: la formazione politica!

Il partecipante che paga 1.000 alle casse del partito se ne troverà 750 rimborsati dallo stato sotto forma di credito di imposta, sempre soldi pubblici sono.

Quindi se qualcuno vuol versare 250 di tasca sua al partito anziché versarli direttamente si iscrive ad un corso che farà entrare nelle casse del partito 1.000 ma dei quali 250 li mette il contribuente il resto lo Stato.

 

3) art.12 comma 1 si può versare ai partiti il 2 per mille.

Vorrei far presente che non sono soldi privati ma soldi pubblici, parte di quelle tasse già dovute, soldi che potrebbero essere destinati al sociale, alla scuola, alle imprese e invece sono versati ai partiti.

4) art. 12 comma 4.

Al contributo del 2 per mille sono destinati:

7,75 milioni nel 2014

9,6 milioni nel 2015

27,7 milioni nel 2016

45,1 milioni dal 2017 in poi.

Quindi il fatto stesso che si devono iscrivere queste somme al bilancio e trovargli una copertura significa che sono soldi pubblici.

Degli attuali 91 milioni annui, 45 milioni saranno destinati con il 2 per mille e la rimanenza servirà a coprire finanziamento dei corsi di formazione politica e le detrazioni di imposta per erogazioni liberali.

 

La pensione non sta dietro l’angolo. Ridateci i contributi versati.


di Antonella  Soddu

 

13/12/2013

 

 

Lancio una provocazione, la giro a tutti coloro che si trovano nella mie stesse condizioni. Lo faccio dopo aver letto con vivo interesse il Disegno di legge n. 716 comunicato alla presidenza in data 28 maggio 2013 – “Disposizioni per favorire il reinserimento dei lavoratori espulsi precocemente dal mondo del lavoro e per il sostegno ai disoccupati di lunga durata, non più ricollocabili, prossimi alla pensione in ragione dell’ età e del monte dei contributi versati.” – Premessa, leggo che “dalla prima metà degli anni 90, ogni anno sono stati e sono tutt’ora migliaia i lavoratori precocemente espulsi dal mondo del lavoro ( fra i quarantacinque ed i sessantacinque anni ) e per i quali le possibilità di ricollocazione si rivelano praticamente nulle ed ai quali, in ragione dei ripetuti interventi in materia previdenziale, anche il diritto alla pensione si è andato man mano allontanando nel tempo.” – pagina 2 del testo del disegno di legge come su detto. Intanto va assolutamente precisato che oggi quella indicazione anagrafica indicata è notevolmente cambiata a causa anche delle politiche scellerate attuate. Si licenziano anche i lavoratori che non hanno più 29 anni, soprattutto i lavoratori a spasso sotto i 40 anni sono molti di più di quanto nessuna statistica voglia rivelare per chi sa quale motivo. Questi lavoratori, cosi come stanno ora le cose, non solo sono espulsi dal mondo del lavoro ma non hanno nemmeno la possibilità di raggiungere la tanto agognata pensione in quanto nessuno si prende la briga di assumere un dipendente di 40 e più anni. Tenendo conto che questa tipologia di lavoratori hanno per la maggior parte lavorato fin da giovane età, esempio dai 16 anni fino all’età della loro espulsione del mondo del lavoro, versando nelle casse dell’ Inps i contributi direttamente prelevati dalla busta paga. Questo è anche il mio caso. Allora, provocatoriamente chiedo all’ Inps di ridarmi indietro i soldi che mi sono stati prelevati a titolo di contributi per la pensione che visto come stanno le cose non vedrò mai. Queste devono esser oggi le priorità di chi è al governo e di chi siede nei due rami del parlamento, la gente, e scusate se lo ripeto con ancora più convinzione è alla disperazione, e quando la pancia morde offusca anche la mente. Alla gente senza un lavoro tutto il popò di riforme che ci propinate non interessa un fico secco. Per dirla molto popolanamente.

 

 

 

Non tutto Craxi venne per nuocere


 di Antonella  Soddu

15 dicembre 2013

Image“Ancora non ho letto tutto il libro, lo farò certamente quando sarò in carcere” – Queste le parole pronunciate  da  Silvio Berlusconi nel corso della presentazione di un libro dedicato alla figura di Bettino Craxi scritto  da Nicolò Amato.  Presente al suo fianco la figlia di Bettino, Stefania. Su Craxi si è detto di tutto e forse anche di più. Errori commessi , inutile negarlo, tanti. Politicamente resta comunque un uomo che ha saputo fronteggiare gli scenari di politica estera come forse nessun altro politico dopo di lui ha saputo fare. Neppure colui che tanti dei suoi adepti definiscono – “il miglior uomo di stato della storia della repubblica italiana” – Vedi varie Biancofiore, Carfagna, Santaché etc. E’ però, l’appena riconfermato segretario del Psi, Riccardo Nencini , a rispondere con una nota alle parole di Berlusconi – “Berlusconi fu il primo ad associarsi al coro di chi volle l’eliminazione politica di Craxi . Qualcuno dovrebbe rileggersi una famosa copertina di “Panorama” pubblicata in quei giorni. Davanti alla faccia di un noto magistrato campeggiava la scritta ‘Di Pietro facci sognare. Lo ricordo” – conclude Nencini –“ perché non si possono tenere due parti nella stessa commedia”. C’è chi potrebbe dissentire anche delle parole di Nencini ma, chi ha vissuto quel periodo dentro le stanze di casa sa in realtà quali furono i fatti. Qualcun altro potrebbe anche dire che è falso, che Berlusconi non è mai stato uno di quelli che voleva l’eliminazione di Bettino. Restano incognite e incertezze. Poche certezze ma fatti evidenti , e non mi riferisco a tangentopoli, come il dato di fatto che fu Craxi ad assumere il pugno fi ferro verso una politica estere americano mirata alla supremazia su altre nazioni. Fu sempre Craxi e il suo governo, nel suo secondo mandato nel 1987, a prendere in mano la situazione quando l’inflazione in Italia toccava numeri con due cifre 17% e la disoccupazione aveva quasi livelli odierni. In pochi anni l’inflazione scese al 4% e il paese si aggiudicò la tripla A. Nel 1983 attuò il taglio di 3 punti della scala mobile. Rivendicò sempre la sua politica economica con la quale dati alla mano si riscontra ancora oggi la positività. L’inflazione scese, dal 1983 al 1987 dal 12. 30% al 5, 20% e nel frattempo si riscontrò un notevole sviluppo dell’economia italiana che vide anche una crescita dei salari (in quattro anni, di quasi due punti al di sopra dell’inflazione). L’Italia con Craxi divenne il quinto paese industriale avanzato del mondo. Per dover di cronaca è giusto anche segnalar chi allora fecce notare che in quegli anni il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro ( dati aggiornati con valuta euro ) e il rapporto debito pubblico/ Pil passò dal 70% a 90 % . Per quanto concerne gli interventi di politica estera sotto governo Craxiano, rimane nella storia della nostra Repubblica il caso Sigonella. I fatti di allora ci raccontano di un Craxi risoluto e fermo sui propri passi nell’esigere che “ i terroristi dovevano esser processati sotto nostra giurisdizione” . Sigonella è stato e resta l’episodio più noto a livello internazionale della politica estera craxiana. Per chi non ricorda i fatti, eccoli. Nel 1985 presso la base Nato di Sigonella, in Sicilia, erano tenuti in custodia i sequestratori della nave Achille Lauro che avevano , nel corso del sequestro, ucciso il passeggero , disabile, statunitense/ebreo . L’allora presidente Ronald Reagan pretendeva che i terroristi fossero consegnati agli Stati Uniti. Craxi si oppose con tutte le sue forze arrivando a dire – “a costo di usare la forza”. Infatti fu lato il rischio di uno scontro armato tra la vigilanza aeronautica militare e carabinieri da una parte e uomini della delta force dall’altra. La ottenne vinta Craxi. Mia considerazione, “chissà come avrebbe agito con il caso Marò”. Comunque, erano i tempi in cui la politica aveva il coraggio di attuare programmi coraggiosi. Non so, forse è questa l’abissale differenza che intercorre tra queste due epoche politiche chiamate prima e seconda repubblica. Craxi fu uno dei più rilevanti uomini politici della prima repubblica, e il primo esponente socialista nella storia della repubblica a ricoprire l’incarico di presidente del consiglio. Il suo errore che fu quello di sottrarsi alla giustizia rifugiandosi in altro paese. Su questo non si obbietta, non vi sono scusanti . Berlusconi, invece, lo ricordi qualcuno di memoria corta per anni ci ha detto due cose, la 1° – In Italia si vive felici, i ristoranti son pieni e le agenzie di viaggio lavorano bene. La 2 ° – le nostre banche sono solide, pulite. Per quanto riguarda le politiche sul lavoro, ebbene, stiamo ancora aspettando i famosi – “un milioni di posti di lavoro” . Oggi si professa moderato, un tempo si professava democristiano, il suo punto di riferimento, dice, era ed è rimasto De Gasperi. Riesce difficile anche solo pensare che un Berlusconi cosi come si presenta potesse o possa aderire ad un Psi simile a quello di Craxi con un impronta morale e politica che è riconducibile a Saragat, Nenni e Lombardi. A Craxi, infine si può rimproverare il fatto di non aver affrontato la giustizia per i fatti a lui accusati. Scappare ha vanificato le sue buone azioni di Governo, ha macchiato il Psi di una colpa di quelle che si tramandano da padre in figlio. Pur essendo vero che i figli non devono pagare le colpe dei padri. Chiudo citando la frase di un 17nne che ha risposto a chi, del m5s , con un emendamento voleva cancellare il termine socialismo da un ddl sulla commemorazione di Matteotti – “Perché dovrei vergognarmi di esser socialista? Io ai tempi di Craxi non ero nemmeno nato. Un partito non è un uomo, sono le tante idee di tanti uomini. E oggi in Italia manca la sinistra socialista. Io sono e resto socialista”.