Ammortizzatori sociali fantasma per centinaia di disoccupati in mobilità in deroga sardi.


 di Antonella Soddu

Incredibile odissea di centinaia di operai disoccupati in mobilità in deroga della Sardegna. A seguito della notizia che vede presente nella finanziaria regionale 2012 uno stanziamento di circa 150 milioni di euro per la GALSI, sale la voce di protesta : “Che la Regione si preoccupasse di pagare la mobilità in deroga a tutti quei disoccupati che ancora, dal lontano mese di Gennaio 2013, non percepiscono un euro e non sanno di ché vivere, i loro figli non hanno di ché mangiare. Ma come sempre si sceglie di fare le orecchie da mercante e di sperperare i soldi in cose inutili.” Ma cosa sta accadendo in realtà, come mai questi disoccupati attendono invano? Vediamo un po di vederci più chiaro. Con il decreto n° 367655101 del 23 luglio 2013 la Regione Sardegna da l’ok all’ Inps per il pagamento della prima semestralità del 2013, anche grazie ai famosi 45 milioni di euro messi a disposizione dall’ultimo decreto del governo per gli affari correnti Monti. La Regione Sardegna aveva, a sua volta deliberato un impegno di spesa, su previsione di bilancio, di circa 32 milioni di euro. La delibera è stata impugnata dal Governo Letta. Detto ciò, proprio a seguito del decreto del 23 luglio i sindacati e i caf si sono adoperati per compilare e trasmettere in via telematica all’Inps le domande, questo sopratutto che in fretta e furia erano stati trasmessi gli elenchi con i nomi dei disoccupati aventi diritto. Allo stato attuale meno della metà dei disoccupati si è visto corrispondere le somme per il periodo che va da Gennaio a Giugno 2013. A nulla servono le richieste di informazioni all’Inps – “ci dispiace ma a noi, nell’elenco che ci è pervenuto dall’assessorato al lavoro, non risulta sia presente il suo nominativo, verifichi in regione per capire cosa è successo” – Si va in Assessorato, si espone la risposta fornita dagli operatori Inps e la risposta della regione è la seguente – “Noi abbiamo trasmesso al Cesil e ai Sindacati gli elenchi completi è presente anche il suo nome, questo è l’elenco” – Si torna all’ Inps, si porta il cartaceo dimostrante l’effettiva presenza del nominativo nell’elenco e per l’ennesima volta l’ Inps risponde: ” A noi non risulta il suo nome e anche se lei ci ha presentato il cartaceo quello che per noi conta è la trasmissione ai nostri uffici dell’elenco in cui appare il suo nominativo. Non è solo lei a trovarsi in questa situazione, purtroppo ci sono tanti altri che attendono, capisco il disaggio. – già, loro comprendono sempre il disaggio, è facile, da dietro la scrivania e con lo stipendio assicurato a fine mese, comprendere il disaggio – manderemmo noi un sollecito all’Assessorato perché è anche possibile che nella fretta di compilare gli elenchi a qualche impiegato sia sfuggito il suo nome. Se la regione risponde con l’elenco corretto lei entro 15 giorni avrà i suoi soldi, noi non abbiamo interesse a trattenerli”. Insomma un rimpallo di responsabilità burocratiche che però rischia di sotterrare le ultime speranze di questi lavoratori che oltre al danno sono costretti a subire la beffa della presa in giro di impiegati distratti e nulla facenti profumatamente pagati

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