Tra Falchi e Colombe schiatta l’Italia


di Antonella Soddu

Tutto ci si attendeva da Berlusconi, tranne che capitolasse sotto i colpi del diletto Angelino. Altro che Falchi e Pitonesse, nemmeno le colombelle lo hanno salvato. Che termini! L’avvento dell’epoca politica cosi detta Berlusconiana, ha portato anche nuove terminologie politiche che hanno particolarmente contraddistinto quest’ultimo periodo, più precisamente quello successivo alle elezioni di Febbraio scorso. Ieri, il presidente Letta, ha portato le sue comunicazioni alle due camere, chi ha seguito le dirette ha potuto non solo sentire un discorso improntato su argomenti che sono molto legati ad una visione non più di politica nazionale quanto piuttosto si allargano per abbandonare definitivamente il confine provinciale diretti verso un percorso che ci porterà dritti verso “gli Stati Uniti d’Europa”. Non sappiamo, però, se l’Italia è pronta a percorrere questo passo. Letta ha in ogni caso portato dei validi argomenti che dalla chiave di lettura della maggior parte degli italiani medi, non sono, ora, le priorità assolute. Magari voler raggiungere la meta di un sogno non è sbagliato ma, quando si sogna, occorre anche preparare la realtà per realizzare il sogno. Detto ciò, ieri si è segnato anche e soprattutto la fine di un percorso politico non solo Berlusconiana ma, anche, se vogliamo, di un Pd che oramai ha esaurito le batterie per proseguire un camino che, la verità, non ha lasciato grandi esempi di politica di sinistra. Non so, ma, ieri, in tanti discorsi, a cominciare da quello di Letta, sono stati citati numerosi nomi di uomini del passato. Da Benedetto Croce, citato da Letta nella chiusura a Bettino Craxi, più volte citato sia negli interventi al Senato che in quelli alla Camera. Sarà, giusto casualmente, o perché veramente c’è voglia di tornare a fare e dire la politica in maniera forte e concreta, magari, perché no, con un ritorno alla compente dell’ideale politico e di partito? L’errore della politica italiana è stato quello di voler emulare quella bipartitismo presente in altri stati, senza tener conto delle tante correnti politiche fortemente contrapposte nel nostro paese. In questo caso è stato un errore pensare che tutto il mondo fosse paese. Gli italiani hanno creduto che solo dopo febbraio scorso si fosse provato a, se pur con molto dolore, ad un governo di larghe intese. Sbagliato. Per vent’anni il governo di larghe intese lo abbiamo avuto e quasi non ci siamo accorti d’averlo. Hanno fatto le prove tecniche, per poi uscire alla scoperto, scoprendo che era ora di dire basta. Non funziona. La nostra politica non è pronta. Torniamo alle origini, mentre aspettiamo il seguito che deriverà dal congresso Pd. E, vista che la data che hanno indicato, che la madonna c’è la mandi buona. Speriamo che si ricordino che in italia manca da tanto la sinistra socialista, proprio quella che ha citato Lucio Barani, ieri, nella sua dichiarazione di voto al Senato, quella che ha rammentato il Senatore e segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini ( il congresso PSI è previsto per Novembre ) Lo ha ricordato anche lo stesso Renzi, tempo fa, nel corso di un intervista a otto e mezzo – se sarò segretario, la prima cosa che farò sarà far aderire il Pd allo PSE ( Partito Socialista Europeo ). Eppure tanti sostengono che Renzi sia il vero promotore di un ritorno alla Dc. Io non ho ancora compreso la sua linea politica. Chi ha vinto e chi è uscito sconfitto ieri? Forse non ci sono vincitori ne sconfitti, anzi, se proprio vogliamo una sconfitta con gravi ferite c’è, l’Italia. In tutto questo c’è un sussulto di dignità che viene da coloro che per anni si sono letteralmente inchinati al volere di un Berlusconi. Lui ha creato, ha scelto, ha nominato, ha creato danni all’immagine e all’attendibilità italiana all’estero, inutile negarlo ma, il Pd in compenso che ha fatto? Nulla. Si è accontentato delle briciole intese come capacità di arma di contrasto all’egemonia politica decisionale di una persona che volenti o nolenti è stato e resta un abile comunicatore capace di influenzare le masse e, rischia, oggi, di cadere, cosi com’è, nell’altrettanto trappola dell’urlatore Grillo e delle sue tele guidate. Qualcuno afferma che vent’anni dopo riemerge forte la Dc, sarà davvero cosi? Può essere, ma se andiamo a valutare bene le cose, i due promotori di questa rinascita, Letta e Alfano, sono dentro a dei contenitori che non possono esser davvero paragonati allo spessore che ebbe la vecchia Dc. In tutto questo, tacce, da giorni, Renzi, da tutti dato come il cambiamento. Può essere, ma, intanto Alfano, in questi ultimi 4 giorni gli ha fregato sotto il naso il progetto, Letta gli ha stretto la mano, zitti, zitti percorrono la strada verso gli stati uniti d’Europa, Berlusconi, piange le sue ultime lacrime, vere o da collirio che siano, pensando che forse quella è la sua terza e ultima volta che siede tra i banchi del senato ( da, quando è stato eletto, infatti, quella di ieri è stata la sua terza presenza in aula ) e, forse, davvero, a nulla gli sarà servito far riemergere dal cilindro la sua Forza Italia. Inutile negarlo, i peggior nemici di Berlusconi sì son rivelati proprio coloro che sono stati per anni, ( negli anni di maggior vigore ) al suo fianco. Berlusconi è stato un abile giocatore, un abile comunicatore con parte della stampa e dei tg, a suo commando ma, ha detto bene, Carlo Giovanardi, rispondendo a Sanllusti – gente come te è stata la rovina di Berlusconi. Lo spettacolo è terminato. Ma, in tutto questo, all’Italia, chi ci pensa?

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Il dopo Berlusconi o il dopo sinistra?


di Antonella Soddu

“Dopo la riunione dei gruppi, dopo ampia discussione, abbiamo deciso, all’unanimità, di votare la sfiducia. Quindi ne consegue che più tardi, al Senato, il gruppo Pdl, voterà la sfiducia al Governo” – Cosi ha detto Renato Brunetta, ieri poco prima della seduta in programma per le comunicazioni di Letta. Sbugiardato. Oppure, lui, come capo gruppo, ha perso il suo potere tanto da evidente da quello che poi è avvenuto. Lo stesso Berlusconi, volente o nolente, questo lo capiremmo bene nei prossimi giorni, lo ha smentito. Sarà la volta buona che Brunetta abbasserà la cresta? Ops! Scusate, nessun riferimento specifico. L’Altra “sola” del gruppo Pdl è Sandro Bondi, ne ha avute per tutti i suoi colleghi nel suo discorso, qualcuno ha detto che per la prima volta, nella storia dei congressi dei partiti, quello di ieri è stato il primo congresso in diretta, altro che lo streaming del movimento cinque stelle. In effetti, abbiamo assistito ad una vera e propria scissione interna nel pdl. Ho pensato, mi è venuto il dubbio, che dietro il cambio di rotta di Berlusconi, ci fosse una sorta di accordo per evitare la sua decadenza. Oggi, a sangue freddo, rivedendo tutte le immagini, compreso il labiale di Letta che davvero, non riuscendo più a trattenersi, ha pronunciato la parola – “grande”, ho visto un Berlusconi che, forse, per la prima volta ha preso consapevolezza della fine di un epoca e di un percorso politico personale. Sa che potrà, forse, spingere l’acceleratore su Forza Italia, da dietro le quinte ma, ha anche compreso in tutta la sua crudezza che oramai i suoi figli politici, che lui ha nominato, sono cresciuti e lo hanno abbandonato. Per il resto gente come Formigoni, e altri non attendevano altro. Sapevano che nei momenti di maggior vigore politico mai avrebbero potuto contrastare la sua abilità di comunicatore quindi, hanno atteso il passo falso. Delusa e spettinata dallo spavento, o forse più dall’evidenza che la sua carriera politica è altrettanto finita, la pitonessa Daniela Santanché che, ha tentato fino all’ultimo, anche con l’aiuto del suo agnellino soggiogato, Sanllusti, di far la guerra contro tutti coloro che chiedevano la decadenza del suo protettore. Gli attori di uno spettacolo davvero ripugnante, coloro che hanno ancora una volta messo in ridicolo l’immagine dell’Italia all’estero. Qualcuno ricorda l’avviso di garanzia fatto pervenire a Berlusconi nel bel mezzo di un G8 ? Mi pare, che quanto accaduto in quest’ultima settimana, non si scosti tanto da quell’episodio. Mentre Letta era via negli Stati Uniti per cercare di vendere il prodotto Italia, dal punto di vista di concretezza d’impegno, affidabilità e credibilità, Berlusconi imponeva le dimissioni dei ministri tanto da costringere il presidente del consiglio ad un frettoloso rientro. Se questo non è pugnalare, allora, ditemi, cos’è? Andare ad elezioni ora, in questo momento, con le numerose incertezze che caratterizzano la nostra economia, gli intralci al mantenimento degli impegni assunti che, ricordo, sono solo la messa in pratica del contenuto della lettera d’intenti del 26 ottobre 2011 , che prevedeva tra le altre cose licenziamenti facili e pensioni a 67 anni, a cui segui il benestare della Ue con il monito a che gli impegni venissero mantenuti e realizzati da subito, ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/il-testo-integrale-della-lettera-del-governo-italiano-allunione-europea/166579/ ) , sarebbe veramente lo sfascio definitivo per la nazione. Berlusconi giocò allora, presentò la lettera, ottenne il benestare dell’UE, tornò in Italia e se ne lavò le mani, come Ponzio Pilato, consapevole di aver messo un ipoteca sul capo di ogni singolo italiano. L’avvento del governo tecnico Monti, fu solo la macchina per traghettare alla realizzazione quegli impegni che, sottolineo debbono aver piena realizzazione entro il 2014 per poi arrivare all’ok definitivo della UE nel 2015 quando per l’Italia sarà il turno della presidenza europea. Per il resto chi afferma che stabilità e credibilità non siano fattori essenziali per favorire la ricrescita del nostro paese sbaglia, e sbaglia anche Grillo e il movimento 5 stelle, disinformano l’opinione pubblica consapevolmente. Berlusconi, ha creato tutto questo, non è riuscito a venirne fuori, è scivolato nella sua stessa voglia di sovrastare su tutto e tutti i suoi seguaci gli hanno dato un notevole aiuto in questo. Gli sconfitti fino al 2015 saranno gli italiani, i vincitori, forse, coloro che hanno avuto un sussulto di dignità. Letta, dal canto suo, ha comunque argomentato il suo programma che non un programmino da esami di terza media. Ha, inoltre, una certa credibilità all’estero cosa di non poco conto. Gli altri, Alfano, Renzi, e chi altri ancora, ci diranno più avanti se sono un bluff oppure hanno davvero qualcosa da dire. Da ultimo, se ieri abbiamo assistito tutti alla fine di un epoca, che certamente finirà sui libri di storia, e del primo congresso di partito dentro un aula istituzionale, vogliamo sperare che ora il Pd sia in grado di esprimere il vero volto della sinistra dopo esser caduto in un pozzo senza idee lungo vent’anni.

Decreto cultura. Dichiarazione di voto dell’On. Lello Di Gioia – Partito Socialista Italiano


Camera  dei   Deputati

Seduta di  Giovedì 3 Ottobre  2013

Decreto cultura

Dichiarazione di voto  dell’On. Lello  Di Gioia  – Partito Socialista Italiano

“Noi crediamo  che un paese che non investe in cultura  è un paese  che è destinato  a perire. Il nostro paese  che  è pieno di cultura credo che abbia il dovere, politico, il dovere morale  di investire in cultura e sui suoi beni culturali. Noi voteremmo  a favore  di questo decreto, lo abbiamo  già esplicitato con grande  dovizia di particolari nella discussione generale  e lo faremmo anche  qui nel voto finale. Il  tre pilastri che compongono  questo decreto ci convincono, ci convince il grande progetto per Pompei, ci  convince l’intervento sulla cinematografia  e sulla discografia. Ci convince anche l’intervento che riguarda gli investimenti nella cultura e negli enti  e nelle  fondazioni. Però vorremmo sottolineare, a lei, Signor Ministro, che  credo abbia il dovere di ascoltarci, credo che in questo decreto manchino alcuni pezzi importanti. Un grande progetto come quello di Pompei  deve esser accompagnato ad un grande progetto del recupero  della Magna Grecia, un grande progetto come quello di  Pompei  deve esser accompagnato anche ad un grande progetto di  fruizione e di recupero del barocco di cui lei, Sig. Ministro, è degno rappresentante di quella terra. Credo anche, però, che manca,  in questo decreto, un ‘altra area importante  pregnante di cultura  e di storia, l’area dell’isola Sarda. Credo che  li occorra intervenire con forza  perché i beni culturali di quell’area  possono  determinare quel  volano di sviluppo  e di crescita che in  questi anni   hanno  determinato  con  interventi, soprattutto  di invadenza,   sul quel  territorio da un punto  di  vista ambientale e paesaggistico l’arretratezza  e quindi  la non crescita  e la disoccupazione. Ecco,  io credo, Signor Ministro, che   se lei, in un progetto organico  come  ha  tentato di fare con questo decreto a cui va il  riconoscimento,  nel prossimo futuro prenda in considerazione queste iniziative credo che noi  cominceremmo  ad intervenire su quello che è l’asse portante dello sviluppo  e della crescita  di  questo paese, dell’occupazione che sono appunto i beni  culturali, la storia. Per questo motivo, lo ripeto, voteremmo  a favore di questo decreto.”  Lello Di Gioia

 

dello stesso  tenore  è stata  anche la dichiarazione di voto  dell’On. Roberto Capelli, di  cui  è di seguito   riportato  un passaggio.

“Lo stato   deve investire con le proprie  risorse in cultura, lo deve fare su tutto il territorio nazionale, molto spesso ci  sono delle disuguaglianze, i fondi non sempre  vengono distribuiti nel modo opportuno. Ricordo che abbiamo iniziato i lavori in quest’aula  discutendo per i fondi per Roma Capitale ma, facciamo sempre  delle eccezioni  e tra le eccezioni non mancano mai quelle regioni  o quelle  parti  del paese che avrebbero tanto  bisogno di esser salvaguardate dagli investimenti statali, lo ha   già rimarcato il mio collega Di Gioia, ciò non avviene  in Sardegna  dove abbiamo dei beni culturali   che sono assolutamente degni di attenzione, soprattutto in una regione che collega  cultura, turismo, artigianato, sviluppo, ecco su questo   fonda il proprio Pil. Rimarco e segnalo per l’ennesima volta lo strabismo dei  governi che si susseguono  nei confronti di alcuni regioni  che meriterebbero  molta più attenzione  e non solo quando mettono a disposizione dell’Italia, del paese, le loro aree per migliaia di chilometri  quadrati per le basi militari per  rendere un servizio al paese. Bene Signor Ministro io credo che a questo si possa porre rimedio.”   Tratto dalla dichiarazione di voto  dell’On. Roberto Capelli   gruppo misto  – Cd