Interrogazione sull’inchiesta RAI


Atto n. 4-00908

Pubblicato il 25 settembre 2013, nella seduta n. 110

BUEMI , NENCINI , LONGO Fausto Guilherme – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze. –

Premesso che:

organi di stampa scrivono sull’evasione fiscale compiuta da Rai Cinema con la compravendita all’estero di diritti televisivi. Nell’articolo de “il Fatto Quotidiano” (8 marzo 2013) si legge: «Si allarga l’inchiesta della Procura di Roma sui diritti tv Rai e da poco al vaglio degli inquirenti ci sono finiti anche altri uffici di Viale Mazzini, oltre quelli di Rai Cinema di cui si parla da mesi. L’obiettivo è chiarire se quel “metodo Agrama”, divenuto noto dopo l’inchiesta Mediatrade, sia stato applicato anche in altre gestioni dell’azienda di Stato. A partire da Rai 2. L’indagine riguarda infatti le procedure di acquisto all’esterno di una serie di prodotti televisivi, dai reality, alle fiction, e mira a chiarire la modalità di gestione del denaro da parte della tv pubblica. Secondo l’inchiesta Rai Cinema avrebbe comprato una serie di prodotti cinematografici mai trasmessi dalla tv pubblica. Sulla scrivania del sostituto procuratore Barbara Sargenti, titolare dell’inchiesta, ci sono finiti tutti i bilanci e gli investimenti fatti dal 2004 ad oggi per l’acquisto dei diritti tv. In nove anni infatti le cifre sono esorbitanti: circa un miliardo e duecento mila euro escono fuori dalle casse dell’azienda di Stato per l’acquisto di prodotti televisivi. Insomma, bisogna capire come siano stati spesi quei soldi, e soprattutto perché una parte di essi sia stata utilizzata per comprare film mai più trasmessi. Anche in questo caso si cerca di andare alla radice del problema e scoprire se nell’azienda fosse di routine quello che per l’accusa romana era il metodo Agrama, un escamotage per evadere le tasse che prende il nome da Mohamed Farouk Agrama, meglio conosciuto come Frank, un egiziano che vive a Los Angeles e compra per conto di terzi. Era questa l’accusa che veniva mossa nei confronti degli indagati del caso Mediatrade che ha coinvolto Silvio Berlusconi, insieme al figlio Piersilvio, al produttore Frank Agrama»;

l’articolo prosegue: «Tutto ciò è avvenuto negli anni in cui era direttore generale di Rai Cinema Carlo Macchitella, in carica fino al 2007 quando si è dimesso perché tirato in ballo proprio nell’inchiesta sui diritti Mediaset, pur non essendo indagato. Da una rogatoria emersero bonifici del 1999 per un totale di 500 mila dollari da parte di Agrama su un conto svizzero denominato “Batigol” aperto da Daniele Lorenzano e intestato a Macchitella, che giustificò i soldi come il corrispettivo per beni ceduti al consulente Mediaset. I dirigenti Rai resteranno impuniti: i presunti reati sono tutti prescritti. E a pagarne il prezzo saranno i contribuenti»;

come per Mediaset, dalle indagini della procura di Roma è risultato, quindi, che anche Rai Cinema ha utilizzato lo stesso escamotage fiscale;

il senatore Lannutti, nella XVI Legislatura, ha presentato un’interrogazione dello stesso tenore (4-08471) senza ottenere, purtroppo, alcuna risposta;

il 3 settembre 2013 il sito internet di “Libero” scrive: «A dirlo ai magistrati elvetici è un responsabile dell’emittente d’Oltralpe: “Anche la televisione svizzera pagò Frank Agrama, ma questi non è stato considerato dai giudici il socio occulto di Silvio Berlusconi, com’è accaduto in Procura a Milano e (…) a Roma. Tanto che un’inchiesta aperta nel 2010 finì subito archiviata”. L’esclusiva è del settimanale Tempi, che dopo avere trovato gli atti, mai pubblicati in Italia, ha raccontato l’inquietante circostanza sul suo sito. I documenti della magistratura svizzera proverebbero che il produttore cinematografico americano, condannato in via definitiva nel processo sui diritti tv Mediaset insieme con Silvio Berlusconi, per le toghe svizzere, non è affatto un intermediario fittizio nella catena dei diritti televisivi, al contrario di quanto hanno invece sostenuto (fin dal primo grado di giudizio) i pm milanesi e poi i giudici di Cassazione. Frank Agrama, dicono gli elvetici, era stato “materialmente incaricato dalla Paramount di vendere diritti per film e fiction in Italia”. E come non bastasse “il mandato della major americana riguardava tutte le tv italiofone, compresa, appunto, la Televisione Svizzera di lingua italiana (Rsi) (…). Il produttore statunitense, stando a quanto dichiarato a verbale dal responsabile della tv svizzera, «era conosciuto come il detentore esclusivo dei diritti di diffusione della Paramount per l’Italia e per la Svizzera di lingua italiana”, perché, “in seguito ad alcune tensioni tra il diffusore pubblico Rai e Mediaset, la Paramount aveva cessato per diversi anni di trattare direttamente con i diffusori italiofoni”. Il documento, tradotto dal francese e pubblicato per ampi stralci, riporta le domande del giudice istruttore svizzero al responsabile della Srg Ssr. E le relative risposte. Risposte che ribaltano la ricostruzione fatta dalle toghe di Milano sul ruolo di Agrama e quindi di Silvio Berlusconi condannato a 4 anni di reclusione. Le carte svizzere non sono redatte né da Franco Coppi né da Niccolò Ghedini, ma dall’Ufficio dei Giudici Istruttori di Berna»;

considerato che:

lo “spettro” dei rapporti poco chiari tra Rai e produttori americani di film filtra da giorni sui quotidiani senza sollevare risposte ufficiali, né viene approfondito con rigore dalla stampa indipendente, evidenziando un disinteresse a giudizio degli interroganti assolutamente incredibile. Può, tuttavia, e deve o materializzarsi o essere cancellato in modo inequivoco se si vede che l’Italia non appaia come un “tempio dell’ipocrisia”. Occorre dare una risposta chiara alla domanda se la Rai abbia comperato o meno i film americani con lo stesso sistema di Berlusconi;

se la notizia secondo la quale la Rai tv avrebbe sovrafatturato i prodotti acquistati all’estero fosse confermata, si avrebbe a che fare con un sistema condiviso con Mediaset e Rai tv uniti nella sovrafatturazione e nell’evasione fiscale;

a giudizio degli interroganti che lo faccia un ente privato è grave, che lo faccia un ente pubblico sarebbe ancora più grave e nessuno lo confesserà apertamente. Non certo Berlusconi che proclama la sua assoluta estraneità e innocenza, ma men che meno la Rai che dovrebbe andare incontro alle stesse conseguenze penali del padrone di Mediaset. Il bipolarismo mediatico dovrebbe rispondere alle stessi leggi anche per quel che riguarda il fisco e, poiché gli interroganti sono garantisti, si augurano ancora che nessuno dei due poli abbia commesso reati, anche se nell’un caso è stato accertato da tre sentenze della magistratura. Ma non è giusto che venga fatta solo una giustizia parziale, in quanto la giustizia deve essere per tutti; non come a giudizio degli interroganti è avvenuto con Tangentopoli che guardava a senso unico e colpiva a seconda della collocazione dei partiti. “Sovraffatturopoli” deve guardare in tutte le direzioni;

tenuto conto che, secondo quanto risulta agli interroganti:

si è accertato che i prezzi pagati dalla televisione di Stato per diritti cinematografici e televisivi sono poi risultati assolutamente fuori mercato;

Rai Cinema dal 2000 al 2008 avrebbe evaso le imposte usando l’escamotage della sovrafatturazione con un intermediario per l’acquisto dei diritti dei prodotti cinematografici e televisivi;

una parte di questa evasione, almeno fino al 2005, non sarebbe penalmente perseguibile e che quella dal 2005 in poi è oggetto di indagine ad opera del pm Barbara Sargenti;

anche la Rai avrebbe usato il “metodo Agrama”, l’egiziano coinvolto nell’affare Mediaset che vive a Los Angeles e compra con la sua società per conto terzi e, almeno in talune occasioni, anche la Rai avrebbe utilizzato la stesso Agrama per acquistare diritti cinematografici e televisivi;

più in particolare, come emerge da una testimonianza già pubblicata, nel 1999 la Matlok di Agrama avrebbe acquistato alla Paramount diritti per 608.000 dollari e poi li avrebbe rivenduti alla Rai a 1.485.000 dollari;

alcuni dirigenti Rai, e sarebbe opportuno sapere quali, avrebbero approfittato della situazione attraverso l’indebita interferenza con l’intermediario al quale veniva riconosciuta solo una parte della plusvalenza;

nel contempo, mentre da un lato si sovrafatturava per permettere la doppia plusvalenza dell’intermediario e degli eventuali approfittatori, dall’altro si sottofatturava per permettere ai proprietari dei diritti di evadere anch’essi, costruendo così un’operazione di triplice vantaggio;

se la Rai avesse acquistato con una forte maggiorazione tali prodotti si determinerebbe un’evasione fiscale, nel periodo 2000-2008, che risulterebbe pari a 8 milioni e mezzo di euro, secondo quanto già pubblicato dalla stampa e mai smentito dall’azienda;

di tutto questo la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, le Commissioni competenti di Camera e Senato e lo stesso Parlamento hanno a giudizio degli interroganti sempre evitato di occuparsi;

considerati gli impegni assunti sulla base del Contratto di servizio tra la Rai e il Ministero dello sviluppo economico,

si chiede di sapere:

se quanto riportato in premessa corrisponda al vero;

quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo al fine di evitare ogni forma di spreco nella gestione dell’azienda pubblica, pagata con il canone dei cittadini, al fine di innescare un’inversione di tendenza rispetto alle successive gestioni che, a giudizio degli interroganti, hanno solo sottratto risorse all’azienda e praticato un’informazione di parte, in violazione dell’oggettività ed obiettività dell’informazione stessa, usando il servizio pubblico per assecondare le proprie clientele;

quale sia la valutazione del Governo in relazione al comportamento dei dirigenti Rai responsabili della presunta evasione del fisco, utilizzando il cosiddetto “metodo Agrama”;

quali iniziative, alla luce della più volte annunciata lotta all’evasione come programma di Governo, intenda adottare perché fatti come quelli esposti in premessa non si verifichino ancora, giacché il prezzo della suddetta evasione lo pagheranno alla fine i contribuenti;

quali iniziative normative intenda promuovere al fine di garantire ai cittadini un servizio pubblico rigoroso e imparziale secondo quanto prevede il citato Contratto di servizio, oltre a contribuire all’elaborazione di indirizzi aziendali e norme deontologiche che evitino un’informazione ispirata esclusivamente a criteri di mercato, cioè mera espressione di grandi gruppi finanziari, industriali e imprenditoriali.

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