SCANDALO IGEA: UNA VERGOGNA PER LA SARDEGNA.


Qualcuno si era illuso che il voto di scambio avesse imboccato definitivamente il viale del tramonto, evidentemente non è cosi e, quando ci si trova in prossimità di elezioni, siano esse comunale, regionali o governative, non cambia, c’è sempre il furbetto di turno che tenta l’arrampicata. Solo che prima le arrampicate erano per un posto di lavoro ora sono mirate ad un posto tra i banchi della politica. Ed ecco che, come per magia, rispuntano i classici – tu votami, poi ci penso io per il lavoro – Il paradosso di tutto questo è che queste vicende accadono ancora dove la crisi economica è più conclamata dove, anziché liberarsi dai politicanti che promettono tanto per aver loro solo riscontro, si predilige continuare a cavalcare l’onda delle false promesse.

Questa volta il gioco è stato scoperto ad Iglesias, in quel sulcis martoriato dalla crisi, dalla disoccupazione tanto da meritarsi l’appellativo di provincia più povera d’Italia. La bufera giudiziaria si è abbattuta, forse non a ciel sereno, sull‘IGEA, agenzia regionale che si occupa delle bonifiche e della gestione delle aree minerarie dimesse in tutta la Sardegna.

La Procura della Repubblica di Cagliari ha aperto un inchiesta per peculato, turbativa d’asta e voto di scambio, sotto la lente degli investigatori anche le ultime elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Iglesias, e, a seguito delle indagini aperte, ieri i carabinieri hanno sequestrato, negli uffici della società IGEA per sequestrare documenti e apparecchiature informatiche.

E’ finito nel registro degli indagati anche un dipendente e sindacalista Uil. Il blitz dei carabinieri è stato indirizzato oltre che negli uffici della società anche nella sua abitazioni. Si vuole far luce sull’uso dei mezzi aziendali, sulla gestione delle scorte di carburante e sulla vendita di macchinari, attrezzature e materiali di cantiere. Un indagine complessa dunque, mirata a far luce su un sistema parallelo di gestione della società regionale che ha l’incarico di realizzare i lavori di bonifica in circa 31 mila ettari di aree minerarie dimesse.

L’IGEA conta 270 dipendenti. L’Inchiesta è partita da una serie di esposti e anche da alcune denunce pubbliche. Appena un mese fa Roberto Frongia, esponente dei riformatori, aveva sollecitato il commissariamento della società e chiesto spiegazioni sulla vendita di alcuni macchinari e sulla continua assegnazione a ditte esterne di appalti inferiori ai 40 mila euro. Nel mese di Gennaio 2013, inoltre la consulta delle associazioni per il Parco geominerario ha ugualmente presentato un esposto alla procura della repubblica di Cagliari, alla Corte dei Conti e alla Commissione Europea sulla concorrenza, per aver chiarimenti sulla spesa di 250 milioni di euro in 14 anni. L’esborso di tali somme avevano prodotto solo risultati modesti e continui passivi di bilancio. L’altra questione citata nell’esposto, riguarda un presunto traffico di gasolio venduto a prezzi scontati.

Apro una piccola parentesi, chi di noi non ricorda il lungo dibattito sui 451 milioni di euro finanziati per un tentativo di sviluppo economico diverso da quello chimico/minerario? – Cito, per ricordare meglio un pezzo tratto da un articolo pubblicato dal quotidiano regionale l’unione sarda – “E’ stato firmato un protocollo per lo sviluppo che prevede per 451 milioni di euro che prevedono alcune importanti linee. “Le linee-guida del ‘Piano Sulcis prevedono, indica il ministero dello Sviluppo: la salvaguardia del tessuto produttivo attraverso iniziative industrialmente sostenibili (con particolare riferimento al settore della metallurgia non ferrosa); la realizzazione di un centro di eccellenza ‘carbone pulito nel quadro di un polo tecnologico di ricerca e produzione di energia eco-compatibile; la realizzazione delle infrastrutture indispensabili a creare le condizioni per la realizzazione di nuove iniziative settoriali e imprenditoriali; l’individuazione di nuove prospettive di sviluppo con particolare attenzione alla filiera dell’energia pulita e dell’agro-energia eco-compatibile, del risanamento ambientale e del turismo; il lancio, entro febbraio 2012, di un concorso internazionale di idee per tradurre le ipotesi territoriali di sviluppo in un progetto concreto.” –

Ovviamente lungi da me dal dire che le due cose siano strettamente legate ma, ricordo benissimo la visita in Sardegna dell’allora ministro del governo Monti che fu calorosamente contestato e costretto alla fuga in elicottero.

Chiusa questa parentesi, mi viene da dire che nulla può rimanere sempre uguale tutto deve e può cambiare e il cambiamento siamo noi a doverlo volere senza dover far ricorso alal furbizia e all’umiliante, anche, scambio di voto. Noi sardi dobbiamo imparare a credere nelle nostre capacità inventive, professionali, dobbiamo prendere il coraggio a quattro mani e a mente aperta e costruitici il nostro futuro investendo sulle risorse umane e del territorio, anche l’agricoltura deve esser migliorata e modernizzata resa competitiva nel mercato , invece oggi e saldamente confinata nelle colture pseudo medievali.

Perciò via i corrotti, i politichini e i qui quo qua…, abbiamo aperte le porte delle elezioni regionali il prossimo 2014, vogliamo ancora dare fiducia a chi non la merita per poi trovare ancora sui giornali titoli vergognosi come questo che vede coinvolta l’IGEA ?

 

pubblicato  anche su Alganews  blog giornale online di  Lucio  Giordano

Annunci

FALSO IN BILANCIO: LA PARABOLA DI RENATO SORU.


English: Renato Soru Italiano: Renato Soru
English: Renato Soru Italiano: Renato Soru (Photo credit: Wikipedia)

DI ANTONELLA SODDU

Si può fare politica in molti modi,  ma in politica, come nella vita, ci vuole generosità. Io non mi vergogno del Pd il mio compito sarà quello di dare un contributo per migliorarlo“.

Questo disse l’ex governatore della Sardegna Renato Soru. La rinuncia di Soru, tanto nobile quanto inaspettata e che molti avevano incamerato come un azione di buona visione del termine politica di cambiamento. Forse in cuor e mente sua è stato anche cosi ma, a voler ben vedere la questione in tutta la sua dinamica nella decisione di Soru è incisa sicuramente l’imminente chiusura delle indagini da parte del pubblico ministero Andrea Massida.

E il timore dell’applicazione della famosa legge Severino. L’inchiesta a carico di Soru e dei bilanci Tiscali era stata avviato nel 2010 ma, anche in precedenza il fondatore di Tiscali era finito sotto l’occhio della magistratura e della finanza . Esattamente nel 2008.

Insomma, circa 5 anni di bilanci aziendali ritenuti alterati e sopravvalutati, forse con la pura intenzione di nascondere il reale stato di salute delle aziende. Secondo il pubblico ministero, quindi, chi gestiva le due Spa – Tiscali e Tiscali Italia, quindi Renato Soru, non poteva non sapere. Gli indagati in questa vicenda erano inizialmente 18, sono scesi a 8.

Vediamo chi sono. Renato Soru, che è stato amministratore delegato di entrambe le aziende, dal 2009 in poi, ricoprendo contemporaneamente anche l’incarico di Governatore della Sardegna, Romano Fischietti, 47 anni, di Palermo ma residente a Cagliari, dirigente che predisponeva i documenti contabili (sotto accusa per il solo 2008) e i consiglieri Ernesto Fara, 41, di Carbonia ma residente a Milano (per il 2008), Salvatore Pulvirenti, 51, di Carloforte e residente a Elmas, Luigi Scano, 42, di Cagliari, Andrea Podda, 49, di Quartu, e Roberto Lai, 49, di Cagliari. Erano tutti consiglieri di Tiscali spa, Scano anche della Tiscali Italia (per la quale preparava i documenti contabili).

Il procuratore Massidda, esaminate le carte, contesta a tutti il reato di false comunicazioni inoltre, nel capo d’imputazione finale rientrano anche la Tiscali Italia e la Tiscali in quanto in base alla legge vigente introdotta nel 2001 anche le persone giuridiche rispondono dei reati commessi da chi ha operato in nome e per conto delle società. Per ora, i magnifici otto sono stati avvisati della conclusione delle indagini si attende la comunicazione di rinvio a giudizio e nel caso di una eventuale condanna ne conseguirebbero le derivanti sanzioni sanzioni interdittive, che vanno dalla revoca delle autorizzazioni e delle licenze pubbliche all’esclusione dalle agevolazioni economiche.

Insomma per Soru le cose si son messe male, e visto che la comunicazione è giusta nel periodo di ferragosto l’uscita dalla corsa per le regionali si ravvisa derivante. Il procuratore stava anche indagando sul reato di aggiotaggio, da lì, infatti, era partita tutta l’inchiesta quando si era deciso di indagare sullo scissione di Tiscali Italia e Tiscali Service dalla loro società madre Tiscali Spa.

Era il 2005 e nel bilancio della società era stata inserita una plusvalenza di 162 milioni di euro, qualcuno ricorderà che i titoli Tiscali erano anche stati sospesi in borsa. Dopo aver attentamente visionate le carte, Massidda ha ritenuto non aggiungere anche il reato di aggiotaggio.

Da questa inchiesta, dunque, era poi nata quella sull’evasione fiscale chiusa con il rinvio a giudizio di Renato Soru il processo avrà inizio con l’udienza fissata il 24 maggio 2014.

Da sottolineare un altro elemento importante in questa vicenda, il procedimento è anche legato a una società inglese , la Andlas ltd, che al momento risulta controllata da Soru ed è , fin ora, rimasta inattiva . Il capitale di questa società equivale a 2 sterline, mistero anche sui soci di Soru nelle isole Vergini. Ci si chiede come sia possibile che una società con capitale 2 sterline possa aver prestato, nel 2004, a Tiscali 27, 5 milioni di euro. Ovviamente nessuno ne sapeva niente, nemmeno Soru e, c’è da crederci poco conoscendo la scrupolosità del personaggio.

Un’ultima osservazione, e qui bisogna dar atto a Soru per la capacità e la volontà di farsi da parte in una competizione politica per la guida di una Regione, la Sardegna, che certamente, anche a causa sua, non naviga in buone acque, seppur le acque del mare dell’isola rimangano limpide. Dovrebbe un po’ prenderne esempio l’ex presidente Berlusconi, che pur non poteva non sapere di cose le stesse capitando intorno. E, per riprendere anche il concetto espresso da Soru prima: “Si può fare politica in molti modi – ha detto – ma in politica, come nella vita, ci vuole generosità. Io non mi vergogno del Pd il mio compito sarà quello di dare un contributo per migliorarlo”.   , Provi, se vuole , a far politica da fuori, magari gli riesce anche meglio che da dentro. D’Alema docet.

pubblicato  anche su Alganews  blog giornale online di  Lucio  Giordano

Parco di Molentargius. Vent’anni di sprechi?


Professional Institute of Agriculture and Envi...
Professional Institute of Agriculture and Environment “Cettolini” of Cagliari (Sardinia, Italy) (Photo credit: Wikipedia)

di Antonella Soddu

Vent’anni, esattamente dal 1992  al 2005,   di investimenti nel parco  di Molentargius. In vent’anni   finanziati  53 milioni  di  euro. Paradosso dei paradossi   è che   tutti  quei soldi sono stati  investiti  per una riqualificazione  che purtroppo  pare non riuscire a colmare le falde. il Parco non decolla  e i  53 milioni  di  euro investiti  sprofondano   insieme al parco.   Non sono   bastati i   53 milioni di euro, cosi  dicono,  ne  occorrono  altri, ribadiscono. Ovviamente vogliamo pensare che  se ne occorrono  altri   si  farà pure  qualche intervento  decente per   riparare  le ali  al parco  e consentirgli  finalmente di  farlo decollare, perché se così non fosse, come, i vari  enti coinvolto,  intendono  spiegare ai cittadini    tutte  queste spese  effettuate e la richiesta  di altri finanziamenti? Per adesso  dovranno spiegare alla  polizia  giudiziaria  alcune   cosette non di poca importanza.   Tempi addietro  venne sottoscritto un accordo di programma  tra  area protetta  di  Villasimuis  e Parco  di Molentargius  nel quale si prevedeva la nomina di un unico  direttore  responsabile  in modo  tale da consentire risparmi  di gestione  delle due aree . A  tal proposito,  dal  novembre del  2012,  da quando è stato nominato direttore,   Bruno  Pagliaga , come lui  stesso  afferma   “mi  divido tra  cagliari, tre volte la settimana, e  Villasimius.  Non ci sarebbe nulla di strano  se non fosse che  a  Villasimuis  lui risiede in casa di sua proprietà  mentre per i tre  giorni che soggiorna a Cagliari, alloggia in Hotel a  4 stelle – meno male che non son  5 –  Cosa  c’è di strano in tutto  questo  è presto detto, il suo alloggiare in Hotel  a Cagliari è costato fin ora, alle tasche  dei contribuenti  circa  8 mila  euro  come si  evince  dalle  due  determine degli  uffici  di Molentargius. Il capoluogo, Cagliari, dista da Villasimius  circa 50  km  ci si arriva  in 45 minuti in auto. intanto, ieri, la polizia  giudiziaria  ha  fatto   visita agli  uffici del parco di Molentargius per cercar di far luce  su un un convegno di  tre  giorni   svolto a  Gennaio e costato alle casse  circa 12 mila  euro. Ovviamente, i lavori  di  riqualificazione del parco   che durano da  20 anni  costati   fin’ora  53 milioni di euro, non bastano a coprire  i costi  dei  lavori  che, fortemente in ritardo, sono ancora da ultimare.