Sulla questione F-35, cosa sappiamo e cosa no.


di Pericle  Greco

La commissione  difesa della camera sta svolgendo un indagine conoscitiva  sui sistemi d’arma destinati   alla difesa in vista del consiglio europeo  del  dicembre 2013 e nel merito il  1 Agosto  è stato sentito in audizione il professor Michele Nones direttore dell’area sicurezza  e difesa dell’istituto affari internazionali, in merito alla questione  – Difesa e spesa per gli armamenti. L’audizione del dottor Nones  tocca anche l’argomento  F-35.

C’è una premessa che è giusto  fare , prima di  iniziare la lettura del documento a seguire, quella  relativa alla disinformazione  sugli argomenti  che in questo momento dovrebbero avere la priorità sulle questioni personali dei politici in particolar modo  sulla questione decadenza berlusconi. Non si può continuare a rimanere sotto il ricatto politico di un uomo  che  il terzo grado di giudizio ha definitivamente decretato colpevole del reato di evasione fiscale. L’Italia oramai versa in un completo stato di abbandono   a se stessa  senza che la politica o i partiti  chiamati, non si sa da chi, attuino quello che uno stato  in queste condizioni attende da 20 anni, riforme  giuste, eque  e congrue per una ricrescita sociale ed economica del paese. Il documento che se segue  è parte integrante dei lavori della commissione difesa del 1 Agosto scorso, tali lavori  è possibile seguirli  in diretta radiofonica su  radio radicale nella rubrica – speciale commissioni –  se cominciassimo un pò tutti a prendere atto che l’informazione può esser corretta   anche e sopratutto    quando noi per primi  ci  preoccupiamo perché lo sia non affidandoci al sentito  dire  ma  volgendo la nostra attenzione a quelle  occasioni che ci  possono dar modo  di prendere atto di quanto  realmente sta accadendo all’interno dei palazzi, potremmo di dire di fare anche noi corretta informazione.

Relazione del Prof. Michele Nones

“Ho visto  che il ministro  si  è concentrato sugli  aspetti  istituzionali e legislativi della politica degli armamenti e,  io, ovviamente, essendo il primo che voi udite  ho pensato  fosse opportuno cercare di  offrirvi  quello che a  mio avviso  è lo scenario  di riferimento all’interno  del quale vanno poi esaminati  i temi legati  alla politica degli armamenti   o comunque al processo  di acquisizione dei sistemi  di  difesa. Schematizzerò molto  le cose  per esser  il  più breve possibile.

1 –  Scenario per la difesa italiana –  Credo  che il  primo  elemento da considerare sia quello della minaccia simmetrica, una minaccia  che è diventata  difficilmente prevedibile,  difficilmente  quantificabile  in termini di tempi, di provenienza, di modalità e di durata. Noi siamo passati, sicuramente,   con l’inizio di questo secolo,   a  un quadro  strategico in cui è molto   più difficile, evidentemente, definire la minaccia. Io uso  sempre questo esempio e dico  che   se  a metà degli anni 2000, diciamo  intorno  al  2005  qualcuno avesse chiesto  anche  agli esperti, cosiddetti, se ritenevano possibile che l’arco della crisi  e quello che noi  identifichiamo  l’insieme dei paesi  a più alta instabilità politica istituzionale  e quindi  che possono potenzialmente creare  i maggiori problemi, se quest’arco della crisi  avrebbe potuto  coprire tutta la sponda  sud del mediterraneo  non credo che sinceramente nessuno di noi avrebbe dato una risposta positiva  eppure nell’arco di pochi anni  ci siamo  ritrovati  la minaccia che prima collocavamo  in una distanza che era nell’ordine  delle  migliaia di chilometri  e che adesso collochiamo  nell’ordine delle centinaia di chilometri.

2 – L’insegnamento delle missioni internazionali –  le missioni internazionali, soprattutto in questi ultimi  15 anni  sono state particolarmente importanti  e hanno  dato  alcuni insegnamenti importanti  quali: l’inserimento in iniziative collettive, l’interoperatività con strumenti  militari avanzati, la sostenibilità nel tempo di queste missioni,  la necessità di proteggere il personale,  la necessità di limitare i cosiddetti  danni  collaterali,  la necessità di sviluppare il comprensivo approccio  e quindi delle  azioni che possono avere anche una  attività militare ma che  sicuramente sin dall’inizio dovrebbero  sempre avere anche una loro componente una loro  attività in campo civile.

3 –  Contenimento delle spese nell’ambito della riduzione del personale –  Le dimensioni, come poi vedremmo da alcuni dati, non solo  italiane, delle  forze armate  sono assolutamente insostenibili  con le risorse che sono messe a  disposizione  da tutti i paesi avanzati. Il problema   casomai non è solo quello di definire  qual è il livello dimensionale ottimale, il problema  è anche dei  tempi all’interno dei quali  questa riduzione del personale  si può sviluppare. Vi  anticipo già che la mia personale  riflessione  è che i tempi che sono attualmente previsti per la riduzione  del personale delle forze armate  non sono adeguati e sufficienti per consentire alle forze armate di tornare ad avere un assetto ottimale dal  punto di vista rapporto/investimenti/esercizio personale.  Faccio inoltre presente che a mio avviso c’è un aspetto  metodologico  sul quale  bisognerebbe riflettere e cioè che se ci troviamo di fronte  per tante ragioni,  che non voglio  sindacare quali,   a una situazione di emergenza che vede uno squilibrio  totale fra le dimensioni delle forze armate e la  loro capacità operativa, io credo che il parlamento dovrebbe valutare insieme al governo la possibilità di attuare delle misure  di carattere straordinario che  ovviamente cerchino di non penalizzare  e di limitare al massimo  l’impatto  sociale di queste misure ma che in qualche misura dovrebbero esser straordinarie.

4 – La necessità di una maggiore integrazione europea  per garantire le capacità di sicurezza e difesa europea – diciamo   che siamo entrati in una fase in cui l’Europa non viene più vista come una scelta di qualche europeista convinto, come sono io, ma, viene ormai  vista  e accettata come  una necessità ineludibile.  Non ci sono alternative al processo  di integrazione europea  perché altrimenti i singoli paesi europei rischiano di veder compromesse completamente le loro capacità di sicurezza e difesa e, secondariamente, per quello che comunque può esser rilevante, anche le commesse e capacità tecnologiche  e industriali.  Nel  quadro successivo mi sono limitato a presentarvi il divario fra Europa e Stati  Uniti. Tenete presente che è un artifizio perché,  non è che esiste un Europa, esiste il dato, la sommatoria   dei  28,  attualmente,  stati membri dei paesi dell’unione  europea  e, quindi, il confronto è artificiale perché, magari avessimo da una parte l’Europa e dall’altra gli Stati Uniti. Se però vogliamo andare avanti e pensare  che l’Europa porti avanti il suo processo di unificazione, il confronto con gli americani è palesato da questi squilibri. Vorrei soprattutto  concentrare l’attenzione  sul fatto   che abbiamo un impegno complessivo in termini  economici  che è assolutamente squilibrato. Tenete presente che dal punto di vista politico/militare un rapporto  squilibrato è, secondo me, il presupposto perché ci sia  una minore capacità d’influenza nei confronti  dei  partner, vale per l’Italia nei confronti degli altri paesi europei e vale  per l’Europa nei confronti degli Stati Uniti è un po’ il discorso che dice all’elefante dove deve andare. Credo che sia un po’ difficile, credo che sia necessario  avere un rapporto più equilibrato  che consenta all’Europa, seppur messa tutta insieme, di affrontare con gli americani  un iniziativa da posizioni più equilibrate.  La cosa più preoccupante  è il terreno degli investimenti perché è chiaro che se gli Stati Uniti continuano  a investire sul settore della difesa e l’Europa continua a mantenere l’attuale trend il gap  tecnologico  fra Europa e Stati Uniti  è destinato a  aumentare.  è un dato di fatto, i nuovi sistemi d’arma sostituiscono i vecchi, hanno prestazioni diverse, hanno capacità diverse. Noi continuiamo ad avere un assetto europeo basato su equipaggiamenti militari che diventano sempre meno operabili  nei confronti di quelli più avanzati. Scusate la  banalità ma, è un po’ come continuare a provare, come avolte faccio io che  ho 63 anni, determinati  programmi sul computer mentre i computer  sono andati più avanti. Non funzionano più, non sono più utilizzabili, bisogna ad un certo punto fare dei salti di qualità per avere un avvicinamento, una riduzione di questo gap tecnologico. Ultimo dato sul quale  vorrei fare una riflessione è quello relativo alla spese di  ricerca e sviluppo e ricerca  e tecnologia. Vediamo, perché è importante? Perché le spese sulle ricerche e sviluppo  in ogni campo  rappresentano l’investimento sulle generazioni future, parlo di generazioni di persone, rappresentano il nostro investimento che un domani, fra dieci anni,  saranno quelli che gestiranno le attività. E, di nuovo, è chiaro che se  gli Stati  Uniti hanno un  trend cosi  nettamente superiore al trend  europeo sia sulla parte ricerca  e sviluppo  sia sulla parte ricerca e tecnologia, noi stiamo  assistendo  ad un ampliamento del  divario tecnologico fra gli Stati Uniti e l’Europa.  In tutti i campi ma, anche nel campo della difesa il paragone è artificiale se si limita al confronto fra Stati Uniti e Europa, perché se gli Stati Uniti  rappresentano  il paese più avanzato  dal punto  di vista  tecnologico e l’Europa lo sta  rincorrendo, non è che dietro l’Europa non c’è nessuno, dietro  l’Europa ci stanno le nuove grandi potenze regionali che stanno che stanno crescendo, siamo su una scala  e se noi ci  allontaniamo dalla testa all’ultimo gradino progressivamente scivoliamo indietro, se volete   quelli  che stanno indietro stanno  venendo avanti. E il risultato  è che l’Europa si trova schiacciata  fra un paese che continua ad investire massicciamente sul settore della ricerca e sviluppo nel campo della sicurezza e difesa e nuovi paesi che stanno facendo altrettanto. Il mercato europeo della difesa  sta subendo evidentemente la crisi economica finanziaria che coinvolge anche l’Italia  insieme agli altri paesi . Direi che son 4  gli elementi di riferimento, il primo elemento  è che oggettivamente sta  andando avanti l’integrazione del   mercato  europeo  della difesa, piaccia  o non piaccia, in qualche modo  sta andando avanti, insieme sta andando avanti. Insieme  sta  andando avanti  l’internazionalizzazione della concentrazione dell’industria europea della difesa  perché oggi, parlare di industria nazionale della difesa  è sempre più difficile, le industrie sono internazionalizzate sia per mercati di riferimento  perché acquisiscono  gran parte degli  ordini  su mercati che non sono quelli  dei paesi  in cui  fisicamente  sta il loro mercato, la loro base, sia perchè avolte la stessa proprietà delle imprese è diventata internazionalizzata. Insieme si  sta internazionalizzando  la catena dei rifornitori perché queste imprese sempre  più sopranazionali  cercano di trovare nei paesi   vicini  e non solo all’interno del territorio  nazionale i  fornitori più efficienti. Infine l’ultimo  aspetto da non sottovalutare è il problema della spinta per i paesi europei, per le industrie europee alla esportazione verso i paesi terzi non europei. Una spinta  che è determinata dalla scarsità della domanda sui  mercati europei che però, risponde  l’Europa  rispetto agli Stati  Uniti  e anche rispetto a  Russia e alle nuove potenze regionali  ha un grado di dipendenza  dalle  esportazione che è molto più elevato. In pratica le industrie europee sono export d’oriente più di quanto non lo siano quelle americane e questo,evidentemente, sul piano politico si riflette in una serie di conseguenze molto importanti. Manca in Europa una capacità di governance  europeo del processo in corso perché abbiamo lavorato molto  sulla regolamentazione del mercato, son state fatte due  direttive europee, una sugli acquisti dei  prodotti per la difesa  e una  sui trasferimenti intracomunitari però queste regolamentazioni odiano esser trasposte nelle  normative nazionali, segnalo  a questo proposito che l’Italia non è, ahimé, sicuramente tra i paesi  da citare d’esempio  perché siamo  ancora indietro nella fase applicativa di queste direttive. Abbiamo una domanda frammentata  che resta frammentata perché la domanda  dei ministeri  europei resta nei  ministeri della difesa europea, abbiamo  un offerta tendenzialmente più  integrata e dal punto di vista economico  questo  vuol  dire che il mercato europeo è squilibrato cioè, c’è una domanda  che è frammentata e un’offerta che  tendenzialmente è sempre più integrata .Tanto per capirci  il fatturato dei  grandi gruppi europei è superiore  a quello  di  tre, quattro, cinque ministeri della difesa europei e questo, credetemi, in nessun mercato è sintomo di benessere  perché significa che è molto  più forte l’offerta   rispetto  a quanto non lo sia  la domanda.  E’ un elemento sul quale in Europa dobbiamo  riflettere.   C’è una maggior interdipendenza  europea  e una perdita  dell’identità nazionale delle  imprese  il che vuol dire che ogni paese europeo dipende sempre più dagli altri paesi europei e di conseguenza le imprese diventano sempre più sopranazionali ma, non essendoci un quadro di integrazione sufficientemente avanzato si cominciano  a presentare dei rischi per quanto riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti. Per esempio, se l’Augusta  Westland dipende da un fornitore che è collocato   in un paese  europeo X  e questo fornitore entra, viene acquisito da un fornitore di Augusta Westland   è chiaro che da quel momento Augusta   rischia  di essere condizionata da un suo concorrente, siccome  l’Europa non si  è data una normativa europea per il controllo comune delle attività strategiche  ma solo alcuni paesi, compresa l’Italia, c’è l’hanno a livello nazionale, questo è un rischio  che si presenterà. Infine, l’ultimo aspetto di cui parlavo prima i trasferimenti  tecnologici. Quando  un paese, diciamo l’Europa, è fortemente dipendente dalle esportazioni, vuol dire che i clienti possono  chiedere, possono imporre ai competitori  di far  trasferimenti  tecnologici. Questo  è un processo  particolarmente delicato perché potrebbe indebolire la cosiddetta base tecnologica industriale europea. Ma intanto con  una politica  esportativa comune i paesi europei  si mettono in concorrenza oltre che con gli  americani anche degli altri  fornitori.  Di  fronte a questa situazione il consiglio  europeo, premettiamo che l’Europa si  sta muovendo e questa  è la cosa importante, per la  prima volta a Dicembre  il consiglio europeo dei capi di stati  di governo affronterà  il sistema della difesa tra  i temi che saranno messi all’ordine del   giorno  e per far questo, per preparare questo evento, tutti i servizi, tutte le istituzioni  europee stanno lavorando  per produrre documenti  e lo stesso parlamento europeo  sta seguendo con grande attenzione questo evento. E’ una sfida rischiosa perché noi possiamo schematicamente ipotizzare due risultati – a dicembre al  consiglio europeo  dei capi di stato di governo si conclude con semplici dichiarazioni di buone intenzioni  di  buona volontà e secondo me  il risultato, il rischio, diciamo cosi, il processo inevitabile  di ristrutturazione degli strumenti  militari  europei vada avanti in ordine sparso cioè, ogni  paese farà le sue riduzioni  e le farà in modo pannografico  nel senso che prenderà, come  a mio avviso rischiamo di fare anche noi, le sue forze armate e le ridurrà a meno 10%  di qua e meno 10% di la più o meno, cercando di  mantenere ogni paese le stesse capacità. Ma non è questa al soluzione perché sotto un certo livello, sotto una certa soglia  determinate capacità non hanno assolutamente significato. Tanto  per capirci,  se noi alla fine dovessimo  trovarci con 10 velivoli intercettori non ci facciamo niente, perché se l’attacco  arriva da nord invece che da sud  o da est  invece che da ovest  con dieci  intercettori non siamo in grado di  contrastarlo quindi, un numero minimo lo dobbiamo avere. Se in ogni settore non riusciamo a garantire, noi  e tutti gli altri paese, quella soglia minima, lo dobbiamo fare rinunciando a quelle capacità e confidando che quelle capacità siano  mantenute da un altro paese ma questo  evidentemente non può che esser fatto  con un processo  organizzato. L’ammodernamento  delle forze armate in  questo senso, io credo  che ci siano alcuni punti  sui quali debba esser fatta una riflessione e devono esser adottate delle misure. La prima è, noi non possiamo  esser un paese attivo, avolte molto attivo, nella messa a punto   degli impegni europei  e poi cadere nella fase applicativa, dobbiamo  esser coerenti  e  conseguenti, ne va  anche della nostra credibilità, cioè, se noi facciamo delle proposte a livello europeo poi siamo  gli ultimi  ad adottarle è chiaro che la volta successiva  il nostro impatto   è molto minore  e qui mi riferisco, lo dico  molto esplicitamente, al fatto che  a distanza di quattro anni  dalla direttiva europea 2009 – 43   relativa ai  trasferimenti intracomunitari  noi non abbiamo ancora completato, non il ricevimento  formale, ma,  la fase applicativa che  non è la stessa cosa. Seconda questione, mantenimento dell’affidabilità italiana come partner internazionale. Se diventiamo  sempre più integrati a livello  europeo  o internazionale dobbiamo dimostrare di esser affidabili, nessuno di  noi, vorrei quasi  dire, scusate, ma neanche  a livello personale  si metterebbe insieme a qualcuno  che non sia affidabile. L’affidabilità richiede anche coerenza , tutte le decisioni possono esser ridiscusse e riesaminate di fronte a eventi nuovi ma, non possono sicuramente esser rimessi in discussione un giorno  si  e l’altro no.  Questo   impedisce, a mio avviso, che l’Italia  possa esser considerata a livello internazionale un partner affidabile  Noi abbiamo   sviluppato  con gravi  sacrifici del contribuente italiano  delle capacità significative nel campo della sicurezza e della difesa, credo  siano un patrimonio importante del paese e che quindi  vadano  mantenute  anche perché  nei settori avanzati  a mio avviso non ne abbiamo molte altre. L’ adeguamento, nel breve  e medio periodo, del rapporto personale/esercizio/investimento, bisogna liberare le risorse nel  bilancio della difesa  e questo passa, secondo  me nel processo di  ristrutturazione delle forze armate. Possiamo  discutere di tutti i programmi, so che voi siete stati   molto impegnati  nella discussione  sul programma F-35 , discussioni interessanti, sicuramente utili, mi permetto di richiamare la vostra attenzione  che è molto difficile, persino  per un tecnico, credo,  dare un contributo sul singolo programma se non gli si  chiarisce qual è il quadro di riferimento. Io faccio  sempre  l’esempio dei vigile del fuoco, ci sono, servono  e funzionano, per  fortuna in Italia, anche se non devono  intervenire abbastanza spesso. Ma,  stabilire quante autoscale, quante autopompe o quanti veicoli  per la protezione  devono avere è un processo che va definito anche coinvolgendo  le istituzione parlamento, governo  etc., ma che deve partite da quello che è un quadro di riferimento sennò  discutere se si deve comperarne  50, 25  o  17   a mio  avviso  diventa alquanto inconcludente.

Al  termine della sua relazione, il professor Nones   risponde alle  domande dei deputati   On.  Gianpiero Scano ( Pd )  e On. Salvatore Cicu ( Pdl )

Deputato Pd On. Scano

Sarò breve e arriverò subito al concetto signor presidente.

Professor  Nones, per un paese come il nostro a cosa risponde secondo lei il concetto di affidabilità?  Per quale ragione, professore,  a suo  giudizio,  nonostante nel nostro paese non ci  sia   quello che viene definito il libro  bianco della difesa si intercederebbero acquistare 90 F-35 ?

Nones  –  affidabilità. Forse qualcuno  di voi  ricorda la vicenda  dell’ A 400m il velivolo da trasporto europeo, noi ci siamo  impegnati  inizialmente nell’acquisto  e nella partecipazione al programma  400M poi ad un certo punto ci siamo sfilati con motivazioni che, a mio  avviso, non erano  quelle corrette peraltro. Ecco, noi in quel  momento  abbiamo   messo  a repentaglio la nostra affidabilità. Vi faccio un esempio, lo dico apertamente, noi  oggi siamo impegnati nel programma  F-35  a cui lei ha fatto riferimento, bene,  abbiamo preso degli impegni  nei confronti, ad esempio  dell’Olanda, lasciamo  perdere gli americani,  parlo dei paesi  europei, abbiamo  preso degli impegni nei confronti  dell’Olanda, abbiamo sottoscritto un accordo  in base al quale ci siamo impegnati a  costruire i velivoli olandesi  nella faco che si sta creando a Cameli  e in cambio abbiamo riconosciuto il fatto che l’attività sulla parte motoristica sarà sviluppata in Olanda attraverso una società, peraltro, vorrei ricordare,  controllata dalla società italiana  Avio, quindi in parte una partita di giro. Bene,   ipotizziamo  che a questo punto non lo facciamo più,  non andiamo  più avanti nella faco, prendiamo il miliardo investito nella faco  e lo buttiamo via, finiamo con gli americani, poi ovviamente, domanda, dovremmo  sostituire lo stesso una serie di velivoli  in servizio  nel momento in cui  escono  dalla fase operativa  e ci dovremmo comperare, penso, lo stesso l’ F-35  che però non produciamo   in Italia.  Beh, cosa  diciamo?  Abbiamo  scherzato ?  No guardate, abbiamo  cambiato idea, arrangiatevi un po voi. Una decisione del genere  comprometterebbe notevolmente l’affidabilità italiana.

Deputato  On. Cicu  Pdl

Sul tema  Libro Bianco della difesa  cosa può dirci?

Nones –  Io da tanto  tempo  vado sostenendo che il libro  bianco vada fatto  a memoria mi sono andato  a ricontrollare 77 – 85 – 2002 , otto  anni   fra  il primo e il secondo, diciassette anni   fra il secondo  e il terzo   e undici anni senza libro bianco  altri paesi  a noi simili  fanno  libri bianchi con cadenza  quasi triennale,   credo che sia  giunto il momento. Questo non significa che uno può congelare la corsa, non può dire il treno  sta marciando Alt, fermiamolo al semaforo  e ripartiamo quando saremmo pronti . Il treno  va avanti perché il treno europeo e internazionale. Certo, io sono convinto che nel quadro  di un libro  bianco  si potranno meglio spiegare il perché  e per come si son fatte certe scelte o eventualmente si potranno anche correggere ma intanto il treno  va avanti. Il problema non è di bloccare un programma, il problema  è piuttosto di avere  al più presto, guardate, se si vuole avere un libro   bianco sei mesi sono sufficienti. Quindi, se il ministro della difesa decide di far fare un libro  bianco, io son convinto che  nella primavere dell’anno prossimo può tornare e dare a voi  un libro bianco, discuterlo con voi in parlamento, prendere le decisioni che sono  necessarie e su quella base confermare, non confermare o modificare i programmi. Senza quello credo che sia un po’ più difficile.

On. Cicu

Io devo dire che ho avuto  modo  di  ascoltare e di apprezzare   Michele Nones in tutto  questo lungo periodo  di conoscenza del sistema delle forze armate e lo dico in premessa perché credo che la sua autorevolezza  in questa commissione deva  assumere un livello di significato interessante.  La mia domanda  è da una parte provocatoria, credo  anche abbastanza complessa, però  se ci fosse la risposta forse riusciremmo ad andare avanti  rispetto  ad un elemento particolare che  è quello degli  F-35  ma  anche dei sistemi che riguardano i  programmi d’armi in generale.  Giustamente ha detto , ma come si fa  a  valutare come e in che modo le nostre forze armate  possono assicurare  sicurezza e difesa al nostro paese  se non si parte da criteri  di valutazione preliminari come precondizione  per capire poi di che numero abbiamo bisogno. Perché? Perché il  tema in parlamento e nel paese  da una parte  la crisi drammatica  che coinvolge il nostro sistema complessivamente, la necessità di tutelare  i nostri cittadini, i nostri operai, le nostre piccole e medie imprese,  dall’altra parte è capire  se  questa destinazione di finanziamenti di coperture  di fondi per la sicurezza e la difesa del paese sia congrua  e come in che modo questa vada  valutata. Allora io le chiedo prof. Nones, secondo lei, e se lei non fosse  in grado di  risponderci, chi potrebbe esser in grado  di risponderci, perché per me la fase ideologica è superata, rispetto quella degli altri  ma, per me,   è superata. Io credo che questo paese  abbia  bisogno di difesa e sicurezza, credo che   questo paese, come lei ha detto, abbia  bisogno di agganciarsi al treno dell’innovazione  della tecnologia internazionale dove noi non possiamo esser ultimi tra gli ultimi. Rispetto  a questa situazione, ci può indicare  quali sono gli elementi  che in qualche modo ci aiutano a capire  quale può esser il numero più congruo  rispetto agli  F-35 ?

Prof. Nones – Ma,   credo che i riferimenti possano  esser due –  noi attualmente  abbiamo circa, credo, 220 o 221  velivoli che svolgono  sulla carta una determinata  attività che verrebbe svolta dagli  F-35. dico sulla carta perché come sapete  il livello operativo, cioè quante di queste macchine sono effettivamente in grado di volare  è molto più basso rispetto   ai numeri. Apro una parentesi, la politica degli armamenti fino ad ora  si è premiato, non solo in Italia,   in molti paesi non solo europei, l’acquisto  rispetto  al  funzionamento. Ovvero, ne compero  10  sapendo   che 3  funzionano  e gli altri  sette sono in manutenzione e revisione  perché sono difettati  e non sono in grado di  mantenerli, e come se ciascuno di noi si comperasse tre macchine  per poi usarne una . No, ciascuno  di noi compra una macchina e cerca di farla funzionare  se non funziona la porta dal meccanico  e si tieni i soldi sufficienti per pagarsi il meccanico. E’ un po’, lasciatemi  dire, un impostazione contorta,  e nel caso  italiano, scusate se lo dico, è una brutta abitudine italiana, come per le scuole, noi costruiamo edifici  splendidi poi, siccome nessuno ha previsto le spese di manutenzione  e dopo due anni lei va, in una università, dove magari il primo giorno  funziona tutto   e poi scopri che non ci sono i soldi per riparare il  computer, non funzione il visore, non ci sono  i soldi neanche per la carta igienica , siamo a livelli inauditi. Allora, bisogno che impariamo a gestire bene le cose  sulle quali  investiamo, soprattutto i soldi  del nostro  contribuente. Detto questo,  e detto che i 221  effettivamente non volano, però un certo numero , attualmente ne abbiamo circa, penso  la metà in grado di volare. Noi prevediamo, la difesa prevede di sostituire con un numero che non è più uno  a uno, cioè non ne sostituisce   neanche quelli che sono operativi per  due ragioni  il numero si  è ridotto, primo  perché nel nuovo velivolo  è assicurata  una operatività  che è molto superiore di quella attuale  e si punta ad avere un operatività del velivolo  che sia superiore al 75%  quindi  su  100  velivoli 75  devono volare. Secondo le capacità di questi velivoli  sono indubbiamente molto  superiori   a quelli dei  velivoli di quelli   che vanno a sostituire.  Quindi posso  ridurre il numero mantenendo le stesse capacità. Quindi c’è un primo riferimento, vanno sostituiti. Secondo riferimento  è quello all’eurofaiter  perché nella concezione della  nostra aeronautica, ed io non ho  elementi per  contraddirla, ritengono di dover aver un numero  di velivoli  intercettori, cioè destinati alla difesa aerea che  sia uguale e lo stesso  rispetto ai velivoli  che sono destinati invece all’appoggio tatico. Come tutte le scelte, questa  è una scelta di carattere tecnico militare. Il rapporto non è scritto sul  vangelo ma, è un rapporto che loro hanno ritenuto congruo. A me sembra  che questi  due numeri ci possono spiegare  perché è sostenibile nel bilancio della difesa, perché è chiaro che poi alla fine  se potessero ne comprerebbero  di più, non possono e quindi hanno ritenuto di fissare  nell’arco, peraltro di  12 anni,  il numero in 90. Quindi stiamo  parlando di un acquisto che è molto protratto nel tempo.

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Intervento del Senatore Nencini sul caso decadenza


Tg3 Linea  Notte    del  21 Agosto  2013

 

In Studio   Ignazio La Russa   e Riccardo Nencini

 

 

Giornata importante   per la politica italiana, c’è stato un lungo  vertice tra il premier Letta  e  Alfano, oggetto della discussione, naturalmente il futuro politico di Berlusconi e la sua richiesta di agibilità politica . Le posizioni sono  rimaste molto  distanti. Ne parleremmo con Ignazio . La Russa di  fratelli  d’Italia  e con Riccardo Nencini segretario del Psi

 

Domanda a  La Russa  –  La Russa, abbiamo detto, il confronto  è stato  duro le posizione restano distanti, ecco, ma c’era da aspettarsi un esito diverso secondo lei?

 

Risposta  –  E’ difficile che da questi summit possa arrivare un risultato, almeno  ufficialmente, positivo. Mi sembra  una doverosa ritualità che però non credo, oggi, possa portare a soluzioni definitive ne nell’una ne nell’altra direzione.

 

Domanda a Nencini –  Ecco, Nencini, anche poco  fa  Epifani ha confermato – la legge è uguale per tutti, non cambieremmo idea. Ma cosi, come dire, il governo va  a casa.

 

Risposta  – Non penso che vada a casa. Il primo che si assume la responsabilità di far cadere il governo  deve manifestare un opinione alternativa, una proposta alternativa all’opinione pubblica internazionale e ai cittadini. Non mi pare che ve ne siano. Non troverebbe una corresponsabilità da parte del capo dello stato, è stato chiarissimo  con la nota di alcuni giorni  fa. Poco  fa ho letto anche una nota di Alfano, che ha  partecipato all’incontro con Letta,   nella quale il pdl sostiene che alla  fine la crisi non ci sarà. Io sono più ottimista.

 

 

In merito al summit  e resoconto nota di Alfano

 

 

Il vice premier Alfano, stavolta in qualità di segretario del pdl, ha ribadito  al presidente del consiglio Letta  che non è possibile che un partito resti dentro una coalizione  quando l’alleato ne fa decadere il leader per un atteggiamento pregiudiziale senza alcun approfondimento  e senza tenere conto del parere di  giuristi che esprimono  dubbi sulla retroattività della legge Severino. Quella legge che, lo ricordiamo, sancisce la decadenza  per i condannati in via definitiva ad una pena superiore ai due anni, appunto come  Berlusconi, che tra l’altro  è stata approvata anche dal Pdl.  Il Pdl, dice Alfano, non vuole  far cadere il governo, ma a questo fine   non va bene l’atteggiamento  pregiudiziale del Pd e  chiede una presa di posizione ufficiale prima del  9 di  settembre  quando si  riunirà, appunto, la giunta per le elezioni del senato.  Letta, da Vienna, ha ribadito inacetibile  che si sovrappongano due livelli diversi, da un lato l’azione di GOVERNO e dall’altro  che attiene al Senato che deve trovare una soluzione una soluzione in termini giuridici e non politici.

 

Domanda  a La Russa – Ecco, La Russa, Nencini prima diceva che è abbastanza ottimista ma, i segnali che arrivano da Arcore e da  diversi esponenti del Pdl  parlano di un berlusconi pronto a far saltare il banco ma, secondo lei arriverà davvero a far  la crisi   e, visto che lei conosce bene il pdl, c’è la possibilità che qualcuno abbandoni berlusconi  in questa eventualità?

 

Risposta –  innanzitutto io che  sono  di  fratelli d’italia, partito che è all’opposizione di questo governo perché non crede che insieme Pd e Pdl  possano tirare fuori l’Italia dalla crisi, mi sembra un po’ troppo ottimista il presidente del consiglio. Dico che, non è che se cade il  governo è il peggio per l’ Italia, è tutto da dimostrare. Se poi, però, questo  avverrà o meno, dipenderà da molti fattori. Io sono estremamente convinto che sia molti difficile trovare un intesa  se il colloquio  è ufficializzato    tra  Letta e Alfano o cose del genere , però credo che sia assolutamente giustificato  il tentativo  di approfondire questa questione della decadenza. Lo  dico, ripeto, da oppositore di questo governo. Il problema della retroattività della legge Severino, è un problema che è condiviso, come minimo come problema, da  gran parte dei  costituzionalisti, dei giuristi,  che si sono  pronunciati, non si può , perché siccome c’è berlusconi di mezzo, far finta di niente e che il problema debba risolversi per forza con la decadenza. Credo che sia una materia molto delicata  e mi sembra che il relatore che ha proposto o proporrà un approfondimento, se farà cosi, farà molto   bene perché la questione è si  giuridica ma, è anche politica  e perlomeno, visto che è anche politica, prima di prendere una decisione  vanno percorse e approfondite tutte le strade.

 

 

Domanda –  Ecco, però Epifani lo ha ricordato anche stasera, nessuno ci farà cambiare idea, quindi il Pd  in  giunta  voterà per la decadenza di Berlusconi .

 

La Russa – Allora se è cosi, fa bene il Pdl  a dire  che non può stare in un  governo con un simile atteggiamento  di un alleato. Capirei se Epifani dicesse – decidono i componenti della giunta, decideranno secondo coscienza  dopo avere valutato  e approfondito. Ma se ha già deciso che ci deve  esser la decadenza, mi auguro che il Pdl abbia un moto di orgoglio  e dica che in un governo  insieme a chi  ha già deciso a priori  che Berlusconi deva andare a casa, non ci possa stare.

 

 

Domanda  a Nencini – Ecco, Nencini, perché lei invece è più ottimista. Su che cosa fonda questo ottimismo?  Comunque, ecco, lei pensa che alla fine Berlusconi  e il Pdl  non arriveranno  a  fare al crisi.

 

 

Nencini –  Lo fondo sulla dichiarazione di Alfano che  il suo collega ha letto poco  fa a chi  ci ascolta,  ma  deriva anche dall’intuizione, dalla considerazione  che Berlusconi mantiene una  decisa intelligenza politica. L’interesse, per lui che è stato il creatore di questo governo, il primo nel mese di aprile/maggio che sostenne la tesi di un governo di responsabilità nazionale  fu  Berlusconi. Che sia  oggi, dopo esserne stato il creatore, anche l’omicida  della sua creatura, lo trovo assolutamente cosi irresponsabile  che, non mi pare che Berlusconi  possa vestire questi panni.  Aggiungo un’altra considerazione, la posizione del pdl  è una posizione sulla quale dovremmo politicamente discutere  per tre ragioni. La prima – questa legge Severino  è figlia di  provvedimenti  normativi  fatti da Alfano  quando  aveva la responsabilità ministeriale che poi ha avuto la Severino Secondo, ci sono stati dei casi precedenti  di pochi mesi fa, caso Miniscalco in Molise,  – interviene il giornalista in studio – “ e caso Alfetta a Roma,  vero? Lei  vuole dire  che sono caduti anche altri politici ” –  no, voglio dire che sono caduti  ma sono caduti con la corresponsabilità del Pdl  che è stato il primo  tra i partiti  a sostenere che quella legge andasse applicata  e con fermezza. C’è una terza considerazione, possiamo considerare incostituzionale la norma?  Domando, chi l’approvò allora , e noi non l’approvammo, l’approvò però il Pdl,  perché non sollevò il caso?

 

Giornalista – Perché non c’era di mezzo  Berlusconi, ovviamente .

 

Nencini – Ma  guardi, io ho un atteggiamento  garantista che vale sia per Berlusconi che  per  i cittadini che portano un cognome diverso che  non inizia con la B …

 

 

Giornalista – sentiamo La Russa che ha alzato la mano

 

La  Russa – No,  ma ha ragione nel dire   che non c’è motivo di considerarla incostituzionale. Il problema che si  pone è che, se questa legge  possa esser applicata anche a fatti  avvenuti prima che la legge entrasse in vigore. Non c’entra con la costituzionalità o meno. E’ un problema  di applicabilità o meno, se può considerarsi  e debba esser retroattiva  o no. Non c’è bisogno a mio  avviso dichiararla incostituzionale. Potrebbe semplicemente  decidere la giunta del senato  che questa norma non si applica perché i fatti contestati   risalgono  a prima dell’entrata in vigore della legge Severino. E’una possibilità che molti giuristi hanno considerato possibile.

 

Giornalista – Però anche i fatti a cui si riferiva Nencini sono precedenti alla legge, vero Nencini?

 

Nencini –  Come no, il caso del Molisano Miniscalco  e del  1995 e si tratta di un abuso di ufficio per non aver dato una piazza nell’orario  concordato per un comizio.

 

 

 

Insomma, decisamante   Nencini, ieri, ha colpito  e affondato.  

SULLA LEGGE SEVERINO, PROPRIO IL PDL VOLEVA IL PUGNO DURO


di Antonella Soddu

Dopo il duro confronto di ieri con Alfano, Letta sale al colle per riferire a Napolitano. Il governo delle larghe intese, o delle responsabilità,  o come lo si vuol chiamare, sta davvero arrivando al capolinea? Cosa sta succedendo? Perché un parlamentare che ha il compito di  fare le leggi, che sta in parlamento per questo, o almeno, per questo dovrebbe, sta ancora lì dopo esser stato definitivamente condannato  perché colpevole ? Siamo arrivati alla conclusione delle tre fasi processuali con la  condanna definitiva e con il dato di fatto che alla condanna va applicata la legge Severino. Eppure lui no, non vuol desistere, ritiene di doverlo  fare per gli italiani, dimentica di  specificare sempre  quale parte di italiani, e soprattutto   quanti  italiani. Lui vuole continuare a far le leggi, per se stesso non per gli altri, anche a costo di farle   in maniera che puniscano tutti tranne  lui, perché lui  è l’intoccabile.

Di contro  c’è il fatto  che il Pdl  sta al governo, pur non avendo la maggioranza e, accidenti quanto brucia  questo fatto, questa volta  si, alla stragrande maggioranza degli italiani. Ma lui no, lui continua  a dettar imposizioni e condizioni, lo fa sapendo che con tutta probabilità sia in giunta elezioni del senato  che nella stessa aula  verrà votata la sua decadenza e, allora  lancia le ennesime minacce – se decado io non governeremo più con voi –  forse anche confidando  che il PD, in timore di una possibile crisi di governo  e  consultazioni da parte di Napolitano,  cambi posizione rispetto  alle ultime dichiarazioni di Epifani.  Confida nei franchi  tiratori.  In relazione alla questione  decadenza o no di Berlusconi i pareri da più parti, in tutti i partiti, sono alquanto  ambigui. Non sono del tutto  chiari. Ci si  trincera dietro il dilemma   se sia lecito  o meno applicare la legge Severino  eppure ci sono  alcune considerazioni  da fare; la prima  è che  la legge Severino deriva   da provvedimenti e  normative  fatti da Alfano  quando  aveva la responsabilità ministeriale che poi ha avuto la Severino. Ci sono alcune cose che evidentemente il Pdl non ha saputo considerare perché gli stessi  esponenti del Pdl  hanno sottovalutato la possibilità di una sentenza di condanna definitiva. Avevano  troppa fiducia ?. Il Pdl  è stato il primo partito che dopo  aver votato la legge si preoccupò di dire che la legge andava applicata con fermezza  e in conseguenza dell’entrata in vigore alcuni politici  sono caduti con la corresponsabilità del Pdl. I precedenti riguardano, per esempio,  il caso di Miniscalco, in Molise. Il fatto  risale al  1995  Miniscalco  è stato condannato   per abuso  d’ufficio e l’abuso  consiste nel  non aver  concesso una piazza nell’orario concordato per un comizio.   A Miniscalco  è stato  applicata con fermezza, per usare le parole di Alfano, la legge Severino. Ovviamente ci verrebbe da dire: corre una  bella differenza tra l’abuso di Miniscalco e la frode fiscale di Berlusconi. . Un’altra domanda che ci par lecito formulare è quella relativa alla costituzionalità della legge Severino?  Chi l’approvò perché non sollevò allora il caso? Non si sa, nessuno ne sapeva  niente, forse non hanno neppure preso  visione del  testo di legge prima di approvarlo, il che sarebbe  certamente anche più grave. In fondo, siamo in Italia.

pubblicato anche su  Alganews di LUCIO GIORDANO  BLOG GIORNALE ONLINE