Due pesi e due misure


di Antonella Soddu

La sentenza Berlusconi, emessa appena ieri,  mi indigna. Non per quanto è il contenuto della stessa ma, quanto piuttosto  per quello che ne è scaturito per l’ennesima volta. Premessa, a tutti, è veramente ora di porre fine a questa interminabile commedia, nemmeno tanto  comica, tutta all’italiana. Non si può continuare a legare al vita politico/economica di una nazione a quella che è la vita e i guai giudiziari   di un imprenditore che per 20 anni  ha irrimediabilmente legato  il destino di un paese al suo personale. Berlusconi, che per anni  ha  continuato ad affermare l’assoluta necessità di  fare una seria  riforma della giustizia, e pur avendoci  tentato in ogni modo, l’ultimo  il lodo  Alfano, rimandato al mittente dalla corte costituzionale, non è riuscito nell’intento  di dare una svolta positiva alla chiusura dei suoi guai giudiziari. Leggevo, questa mattina, tra i tanti  commenti sui  social, alcuni paragoni  e riferimenti alla questione che vide implicato Bettino Craxi, amico di Berlusconi – “E’ incredibile, vedo esultare  tanti  socialisti che per anni hanno condannato l’accanimento  contro Bettino  Craxi” – No, i socialisti non esultano, non hanno esultato  alla lettura della sentenza.  I socialisti  ritengono l’accanimento mediatico/giudiziario un vero cancro  destabilizzante, ma, non possono esimersi dal chiedere ad alta voce che veramente la giustizia torni ad esser la legalità assoluta e indistinta in uno stato che si dice democratico.  Ieri  è andato in onda, si può dire a reti unificate, quasi come fosse stato il messaggio di fine anno  del Presidente della Repubblica, ( forse è stato fatto per far realizzare, almeno per un giorno, il suo sogno ) un messaggio di Berlusconi, dove ci mancava poco  che egli accusasse tutti gli italiani che non lo hanno mai votato,  per irresponsabilità, causa dello sfascio in cui oggi  versa il nostro paese. La cosa vergognosa è ravvisata nel fatto che tale messaggio  è stato mandato in onda anche dalla Rai  che è ancora di fatto la  Tv di stato. Un servizio pubblico messo a disposizione, ora si che si può dire a chiare lettere, di un colpevole di evasione fiscale. Perché di questo si tratta e non di  -come afferma  il prof. Coppi, ultimo difensore di Berlusconi –  una MAXI EVASIONE. Poi, ci  spieghi il professor Coppi  dove egli  ravvisi la differenza. Ieri, pochi si son accorti di  questo, è entrato in vigore a tutti  gli effetti il “Redditometro”  voluto dal governo  tecnico Monti/Bersani/Berlusconi, con questo  strumento scatteranno in automatico i controlli  al superamento del  20%  delle spese che si possono sostenere calcolando il reddito dichiarato.  In sostanza se una persona chiede un prestito ad un conoscente, perché ha bisogno, deve farsi sottoscrivere che  tizio gli sta prestando denaro liquido, ( è da capire, poi, se in questa dichiarazione sia necessario  indicare anche cosa uno  ci  deve  fare ). Insomma, comuni cittadini  messi sotto la graticola del fisco, comuni cittadini che, se evadono le tasse sono  spiattellati alla pubblica  gogna, si vedono pure mancare di rispetto  da chi, per averlo fatto  al massimo con una maxi evasione, sempre per usare l’affermazione di Coppi, da vent’anni afferma di esser un perseguitato quando la legge  deve esser applicata  su lui. E no, non ci siamo. Il brutto male dell’Italia, diciamo sempre tutto e di più senza voler accettare la realtà, è la corruzione e l’evasione.  C’è un alta pressione fiscale? Si, è innegabile, ma, è anche vero che siamo il paese in europa con la più alta  percentuale di evasione. Il paradosso  è che chi  lo fa spudoratamente chiede rispetto.

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Il PSI propone Simone Atzeni, 40 anni, laureato in Scienze Politiche, alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato a Governatore.


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Simone Atzeni

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Simone Atzeni, 40 anni, laureato in Scienze politiche, economista, segretario della federazione di Cagliari del PSI dal 2010, rappresenteràl Partito Socialista alle primarie della coalizione di centrosinistra per la scelta del candidato a Governatore alle prossime elezioni regionali.

Lo ha deciso il comitato direttivo regionale del PSI, riunitosi a Cagliari, nella sede di Piazza del Carmine 22, in quanto «il suo migliore e più opportuno rappresentante a spiegare le ragioni e confrontarsi sulle scelte utili alla soluzione dei sui succitati temi, che i socialisti hanno già raccolto in una bozza di programma che verrà messa a disposizione di tutte le forze della coalizione quale base di partenza affinché possa diventare un programma comune e condiviso di tutto il centro-sinistra».

«Le elezioni primarie – secondo il PSI – rappresentano una straordinaria e felice opportunità per un confronto di idee, valori e programmi su cui costruire la società sarda dei prossimi anni, attraverso il confronto di idee sui principali temi di politica economica, delle politiche della solidarietà, dell’equità, dei diritti individuali, del lavoro e dell’identità, delle politiche dello sviluppo riferite ai settori tecnologico ed energetico tra tutti i soggetti, gruppi, organizzazioni, movimenti e partiti politici che si riconoscono nell’area del centro-sinistra, al fine di raggiungere l’obiettivo di far uscire, attraverso uno sforzo congiunto e sinergico, la Sardegna dalla grave crisi economica ed occupazionale e mitigare così la non più sopportabile situazione di disagio e sofferenza delle sempre più vaste aree della popolazione sarda».

FRANCESCO COLLURA. ” IL MIGLIOR CRITICO D’ARTE E’ LA GENTE COMUNE”.


di Antonella Soddu

Perché esiste il detto: L’Italia, paese di santi, poeti e navigatori”?  Forse perché fortunatamente qualcuno ci ricorda ancora qual è la nostra identità e il nostro orgoglio d’Italiani, nonostante molti li calpestino con disprezzo. Tutti i giorni accade questo, ne percepiamo tutti i segnali attraverso le mille difficoltà che ci troviamo ad affrontare. Una delle cose che il nostro paese offre in maniera tangibile è l’arte, in tutte le sue espressioni, il canto, la scrittura, la pittura, la fotografia, i monumenti, siamo il paese che ha maggiori siti riconosciuti dall’unesco come patrimonio dell’umanità. In tutto questo credo che il maggior patrimonio è ravvisabile nei nostri giovani e in tutti quelli che fanno dell’arte qualcosa che va oltre ogni difficoltà eppure, spesso, anche gli artisti vanno incontro a tante difficoltà e a tante porte sbattute in faccia, solo perché il nome non dice nulla nessuno. Spesso, però, sono proprio loro che danno il buon esempio come la storia di Francesco Collura, nato 31 anni fa Palermo, pittore, diplomato al liceo artistico e laureato al Dams. – “Ho sempre disegnato e dipinto, la pittura rappresenta la mia forma di comunicazione”, esordisce cosi, Francesco, quando lo contatto per una chiacchierata con lui. Rimango ad ascoltarlo senza interromperlo e mentre lui parla sfoglio l’album dei suoi dipinti. Rimango letteralmente folgorata dai colori, dalla linea, dalle sfumature e dai sorprendenti riferimenti alla sua terra, la Sicilia. – “Subito dopo la laurea sono partito per Roma, bella esperienza, città completamente diversa dalla mia Palermo dove è tutto più tranquillo e rilassante. Roma è frenetica, troppo grande per i miei gusti, ma era l’unico posto dove formarsi e poter saziare la mia fame d’osservatore. Roma mi ha dato l’ironia pittorica, quella che oggi non manca mai nei miei quadri perché, guai se non ci fosse l’ironia pittorica” – Questo si percepisce, sentendo la voce di Francesco che descrive la sua pittura, afferma – “io amo ridere e far divertire, cerco di farlo anche attraverso i colori” – Spesso, dopo terminati gli studi, i giovani sono costretti a lasciare le proprie città e i propri paesi per le enormi difficoltà a trovare un lavoro, non son da meno gli artisti ai quali tocca ingoiare il boccone amaro di non esser osservati in vita e in patria. Francesco Collura ha il grande merito di non arrendersi – “Dopo 7 anni trascorsi a Roma ho deciso di ribaltare nuovamente la mia vita e sono tornato a Palermo. Molti hanno definito questa mia decisione – un passo indietro – io no! Avevo le idee chiare, il mio sogno è sempre stato quello di aprire il mio Atelier e lo volevo fare nel posto in cui sono nato e volevo vivere, Palermo, la mia città”. In questo senso, Francesco non si arrende, non lo fa e da dimostrazione che quando si crede veramente in qualcosa, sono l’impegno e la volontà, l’arma vincente. – “Sono tanti i giovani che vanno via per cercare lavoro, io credo che “chi può” ha il dovere morale di tornarci e coltivare qualcosa di nuovo. Siamo tutti innamorati di Palermo e ci dobbiamo impegnare per migliorarla, è dovere di tutti noi, anziché criticarla e prendere il primo aereo per fuggire. Dipingo tutto quello che mi viene in testa, spazio dai fatti di cronaca ad episodi della mia vita, i miei sogni e quelli delle persone che mi circondano” – Chiedo a Francesco di provare a definire il suo stile, ma, lui non vuole farlo, che non ama molto definirsi. La pittura di Francesco è un genere figurativo – “esso muta con me e il mio stato d’animo del momento”. La sua pittura attira l’attenzione dell’osservatore nel momento in cui scorge il suo modo di dipingere le figure, spesso di profilo o ritratte con un solo occhio che avolte sembra invadere lo spazio esterno quasi a volerne prenderne parte per esplorarlo. L’arte pittorica di Francesco incontra presto anche altre forme artistiche quali, per esempio, la poesia. Infatti, uno dei suoi dipinti diventa la copertina di un libro, collabora con una poetessa per la realizzazione di una raccolta di poesie sull’infanzia di prossima pubblicazione. Circa due anni fa in occasione della settimana della moda a Milano accetta l’invito dello stilista Luca Larenza, insieme danno vita a delle esposizioni di quadri e capi d’abbigliamento presso l’Atelier di Via Montenapoleone. – “Di mostre ne ho fatte tante, ma, dentro sentivo la necessità di metter radici, creare la mia mostra permanente, un atelier per darmi “in pasto alla gente”. Non volevo finire in quei giri difficili delle gallerie e dei critici d’arte. Credo che il miglio critico d’arte sia il passante, la gente comune. L’arte arriva e basta, è un colpo di fulmine e la soddisfazione più bella è sapere un quadro appeso alla parete di una casa non per investimento in seguito alla mia morte ma, per piacere personale e perché qualcuno si è riconosciuto in ciò che ho raccontato dipingendo”. Queste alcune delle esposizioni di Francesco Collura, “L’arte disseta l’Africa” (Palazzo Cutò, bagheria) “MOD’ARTE collura-larenza”(atelier angelo fusco, via montenapoleone, milano) “riflessioni pittoriche” (divini, Palermo) “riflessioni pittoriche” (b-bistrot, Roma) “la Sicilia e l’inverno” (villa niscemi, Palermo) “successi na vota” (ex monastero dei benedettini. Monreale) “paesaggi industriali (galleria Roma, Siracusa) ALTRO: il quadro “bello, ma senza senso” è copertina del libro “la follia dell’altrove” (voras edizioni). Un curriculum di tutto rispetto per un giovane artista di soli 31 anni, a dimostrazione, come afferma lo stesso Francesco, che l’arte non è in crisi, forse sono sbagliarti i canali di diffusione. Gli artisti sono attraversati da una sorta d’arrendevolezza, sono demoralizzati, eppure siamo in Italia, culla dell’arte, il paese che dovrebbe aprire le porte a chi contribuisce a portare l’arte italiana nel mondo. C’è una lobbie anche qui, quella dei critici d’arte, e molti a causa dell’arrendevolezza pagano enormi somme per una critica positiva che nella maggior parte dei casi è pure finta. – “L’arte vera esiste e resiste anche dentro le mura di casa propria, credo che creare significhi comunicare quindi anche condividere e lasciarla per se stessi è sinonimo d’egoismo”. La cultura è anche questo, quando in Italia si tornerà ad investire sull’arte? La cultura è grande fonte di sapere ed economia e l’arte è la sua principale spinta. Complimenti Francesco.

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pubblicato anche su Alganwes  blog giornale online di Lucio Giordano