Zona Franca in Sardegna: propaganda elettorale o soluzione per i mali sardi?


Di Antonella Soddu

 

C’è un eterno dibattito che si affaccia, in Sardegna, ogni qualvolta si è in prossimità di tornate elettorali. Da anni aleggia sulla testa dei sardi la parola – Zona Franca – Questa è usata sistematicamente dai politici di tutti gli schieramenti, forse meno da quelli di centro sinistra il quale hanno cominciato a comprendere, pare, che i sardi non son poi tanto cretini e duri di capoccia, al fine di illudere i cittadini che questa sia la sola ed unica soluzione per il rilancio economico di un isola oramai allo stremo. Qualcuno ha già iniziato a scrivere gli annunci funebri. E’ bene rilevare che, la Sardegna ha bisogno urgente di politiche tese alla competitività dell’intero sistema economico. Queste misure di politica economica devono necessariamente essere pensate, studiate e realizzate perché siano proficue per un lungo termine non solo per un breve – medio periodo. Occorre, pertanto, uscire fuori dalla logica della demagogia e interrogarsi seriamente sulla questione Zona Franca, più in generale a cosa è meglio indirizzare l’attenzione. Siamo veramente certi che la politica – Zona Franca – è quel genere di politica economica e fiscale tesa al rilancio dell’isola?  I dubbi rimangono su tutti i fronti. Intanto, cosa significa Zona Franca?

Quando si usano queste parole s’intende dire un territorio delimitato di un paese nel quale si gode di alcuni benefici tributari come, per esempio, non pagare dazi di importazione su merci o, assenza di imposte. I governi possono stabilire zone franche in quelle regioni appartate o estreme allo scopo di attrarre capitale e promuovere lo sviluppo economico della regione.  In Italia, troviamo la zona franca, per esempio, in Valle d’Aosta e a Messina. Veniamo alla Sardegna. Alcune note informative tecniche, ad oggi, in Sardegna sono istituite, con D.Lgs 75/98, le zone franche secondo i regolamenti CEE n. 2913/1992 e n. 2454/1993, ma allo stato attuale non sono ancora operative. Quindi sarebbe anche doveroso che i comitati dei cittadini che chiedono urgenti delibere ai propri sindaci, si preoccupino di chiedere anche al presidente della RAS perché queste non sono operative.  Ovviamente c’è, in Sardegna, chi nutre dei seri dubbi sull’intera questione ed è doveroso dare altresì la valutazione di costoro. Per quali motivi?  Se la teoria della zona franca fosse applicata l’isola, soccomberebbe anche di più.  Elemento di principale valutazione è quello – meno tasse meno servizi.

Andiamo a vedere, dunque, dove potrebbero ravvisarsi problemi. – Trasporti e importazioni – rientrando questi nella categoria esenti da dazi e tassazioni verrebbe favorito l’ingresso nell’isola di prodotti non sardi a tassi vantaggiosi in quanto i paesi importatori cogliendo al volo il vantaggio riuscirebbero a smerciare in loco i propri prodotti a prezzi concorrenziali con quelli sardi, contrariamente i produttori locali avrebbero difficoltà nell’esportare i propri. Quindi, doppia beffa; la prima, quella di non riuscire a smerciare la propria merce in loco a causa di una spietata concorrenza, il secondo sarebbe quello di non riuscire a piazzare i propri prodotti altrove per il carico di dazi in merito ad esportazione. Secondo questo logico ragionamento in Sardegna ci troveremmo a consumare prodotti in prevalenza esteri, non freschi e con la conseguenza ancora più grave contribuire allo sfascio completo delle attività commerciali e produttive locali. Inoltre valutando bene le cose si dovrebbe arrivare a comprendere la differenza tra l’agevolazione fiscale interna e agevolazione fiscale a beneficio di terzi creata a discapito del profitto interno dell’isola. Ci sono, allo stato attuale, molti politici rampanti che giocano sulla questione pur di accaparrarsi un posto alle prossime elezioni regionali, tra i quali anche alcuni promotori dei comitati spontanei più accaniti. Si cerca di abbindolare il popolo con la promessa che si pagheranno meno tasse a cominciare dall’abolizione delle accise, allo sconto pro erogazione energia elettrica. Una zona franca cosi dipinta si accosta di più ad una visuale indipendentista, ma, la sua attuazione sarebbe possibile solo nel caso d’indipendenza ove dunque la Sardegna avrebbe la totale sovranità economica. Ma giacché siamo in territorio italiano lo stato centrale, non concederebbe questo privilegio di non pagare tasse su accise, Iva, aliquota etc. L’unica cosa da fare sarebbe quella di chiedere ed avere degli sconti eccezionali nelle importazioni ma sarebbe anche la fine dell’isola. Cosa è accaduto dunque dopo il 24 giugno 2013? E’ semplicemente entrato in vigore il regolamento doganale ai sensi dell’art. 118 paragrafo 2 che non vieta l’istituzione di zone franche, ma ne modifica i precedenti regolamenti, insomma non porterà i benefici che ci si aspetta. Quindi, è o no l’unica soluzione per lo sviluppo delle economia della Sardegna mirato alla soluzione di tutti i problemi?  Ni.

I problemi della nostra isola vanno ravvisati in altro di più urgente, quali il raggiungimento della piena continuità territoriale che può favorire il trasporto a prezzi congrui di merci e persone, politiche per la valorizzazione e sviluppo attività e servizi turistici, rilancio delle imprese artigiane, valorizzazione dei siti archeologici, rivalutazione delle politiche agricole mirate all’impianto di colture nuove, rivalutazione dei limiti delle fasce costiere di fabbricazione tutelando sempre il paesaggio. Messa in atto di un piano trasporti efficiente che consenta un flusso in entrata e in uscita agevole e conveniente dal punto di vista turistico, e commerciale. Sono 26 anni che si parla di migliorare i servizi dei trasporti, ma siamo sempre lì in preda dei giochi di potere che conducono solo al baratro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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