Silente pensiero d’eros


la nuova silloge poetica della poetessa Antonella Soddu

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nota introdutiva
L’ iter poetico della silloge si volge congiunto e ripartito tra due elementi cardine: amore e percezione dell’essere, una dinamicità esistenziale, incarnatasi nei meandri d’un animo capace di carpire e incanalare a sé ogni minuzia spirituale. La primaria costante dell’opera è la sublime presenza del sentimento e dei sensi, entrambi pronunciati nella più intima e silente posa del cuore. I componimenti e lo stile di Antonella Soddu assumono un’impronta indelebilmente attenta in ciò che essi stessi narrano, versi capaci d’esser poesia in ogni dove, fraseggi che incanalano un’introspettiva analisi del tacito vivere in impulsi, umanamente e mentalmente volti alla ricerca e alla cura del rapporto interiore con l’altro.
L’ Io protagonista nel testo si effonde verso un singolare dichiararsi, velatamente monologo, ma mai soliloquio, giacché il composto rivolgersi all’altrui ascolto s’appresta esser musicalità dinnanzi ad ogni susseguirsi di strofa.
L’Egli è racconto dell’impronta umana nel mondo: E’ vuoto intorno e l’uomo procede claudicante a passo incerto, incostante e tremante; il Tu, come primario come primario ed innato destinatario d’amore che mai è destinato a cessare. Come trovarti/come cercarti e viverti negli anfratti del tuo riflesso sbiadito.
L’ azione umana è trascritta come costante movimento; la stessa titolatura dell’opera riesce egregiamente ad enunciare l’essenza: “Silente pensiero d’eros” giacché lo stesso agente non è mai circuito da nessuna forma di subordinazione allo stesso. Per quanto l’impulso amoroso spesso lasci mancanze, si confà alla vita fluttuando in una svincolata forma d’evasione, totale energia, carica emotiva in grado di elargire motivazione ad ogni singolo gesto compiuto nella quotidianità. L’indole amorosa si preclude d’esser augusta motrice, del tutto, forma d’azione congenita all’uomo, il quale mai privandosi della stessa riesce dignitosamente a viverla come forma somma d’autodeterminazione vitale. Interessante la percezione emotivo – temporale che i versi racchiudono, periodi che come valevoli incisi, tendono a lasciar insegnamento e ricordo come se volessero esser auspicio d’esperienza verso un domani che procede attraverso i gradi delle compiute azioni umane.
Ti vedo nel tuo invisibile apparire/Ti perdo nell’istante in cui nasce la nuova emozione/ Dove i miei giorni danno spazio a nuove emozioni oltre il tempo lasciato dalle tue/Bagnate dal rumore dello sparire silenti.
L’opera è un cantico alla riflessione un’elegante esegesi d’una mente che mai s’allontana dall’intesa con il cuore. Il poetare dell’autrice s’adorna di un’impronta matura femminea vissuta ed onestamente spontanea, lungi da congetture d’enigmi spirituali. La sua è una posizione precipua, notevole purezza nel raccontarsi e nel rivolgersi, a chi silenziosamente si capacita d’udire un cantico alla vita.
Certo pathos come investitura magnanima di chi s’approccia al testo, il quale ne diviene non solo il ricevente ma anche immancabilmente beneficiario di un susseguirsi d’emozioni in grado di donar respiro anche a chi d’amore mai si pena.
Il volo del sentimento, metafora nella certezza, leggerezza mai superficiale ma costante valutazione e memoria del compiuto, diretta verso la destinazione, di un prossimo vivere migliore, che risorgendo come meta ambita, sancisce una meritevole lettura.
Enrica Meloni ( Poetessa )
ISBN : 2120009801908
Edizione : 1a
Anno pubblicazione : 2013
Formato : 15×23
Foliazione : 64 pagine
Copertina : Morbida
Stampa : bianco e nero
prezzo di copertina Euro 12
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=980190
Gruppo Editoriale L’Espresso Spa
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CERCASI PERSONALE MAX 35 ANNI. E TUTTI GLI ALTRI SCHIATTASSERO.


 

DI ANTONELLA SODDU

Un giorno qualunque, una mattina come tante di una calda estate. Tu disoccupato ti sbatti alla ricerca di qualche offerta di lavoro e, dopo esserti imbattuto nei più stravaganti annunci di lavoro tipo – cercasi badante di bella presenza per uomo solo, garantito vitto e alloggio ed eventuale matrimonio, astenersi perditempo, oppure conoscerei seria onesta ragazza max 35 anni, libera sentimentalmente, per amicizia e collaborazione domestica, probabile futura relazione sentimentale.  – ti rendi conto che anche per questi che non sono certamente veri annunci di lavoro, è entrato in vigore il limite d’età. Non fa nulla, sorvoli e prosegui, quasi come un esploratore in una giungla piena d’inconvenienti e pericoli, ma  prendi atto che non sono certo quelli per cui madre natura ti chiede massima attenzione e soprattutto rispetto. Perché, è bene dirlo, occorre procedere avendo rispetto anche per i pericoli. Sai che cosi facendo, a volte è possibile riuscire a scorgere un bagliore di luce, quando t’imbatti in un annuncio d’assunzioni che, visto il proponente, tu, disoccupato, pensi di poter tentare senza pericoli. No, non è cosi.  Lo scopri leggendo l’inserzione. – “Poste Italiane nuove assunzioni imminenti per il periodo luglio-ottobre 2013. Anche Poste Italiane, nel periodo estivo,  ha necessità di assumere personale. Le figure ricercate sono quelle che si occupano delle mansioni base, ossia postini, portalettere e addetti allo smistamento. Per potersi candidare a tali opportunità occorre avere i seguenti requisiti:

– età non superiore ai 35 anni

– diploma di scuola media superiore

– essere in grado di portare uno scooter

– disponibilità a lavorare dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14

Chi è interessato a candidarsi può farlo direttamente online sul sito ufficiale dell’azienda. Coloro che si candidano per la prima volta, dovranno inserire un proprio indirizzo di posta elettronica e una password personale. Per confermare la registrazione si riceverà un link via e-mail, a questo punto è possibile inserire il proprio Curriculum Vitae completo di tutti i dati personali. Si ricorda che tali opportunità sono aperte a candidati d’ambo i sessi (L. 903/77). Un pugno sonoro allo stomaco, qualcosa che ti distrugge moralmente l’animo di disoccupato e, in quel momento maledici il fatto di non aver più 35 anni, rimpiangi di non aver il titolo di studio, ma  sai di esser in grado  di condurre uno scooter ,  sai  di  voler  e poter esser disponibile  a lavorare dal lunedì al  sabato  e anche la domenica se  necessario. Lo sai, e vorresti, in quel momento  urlargli  contro – “ma è uno scherzo?” – non  puoi, non ti sentirebbe nessuno eppure, tu ci sei, sei un essere  che assomiglia più ad un morto che cammina in una società dove   il lavoro  non è più un diritto  ma un favore  da chiedere come miracolo.  Poi ti leggi  nuovamente l’annuncio e la  tua   mente si sofferma  sulla  frase – “Le figure ricercate sono quelle che si occupano delle mansioni base, ossia postini, portalettere e addetti allo smistamento.” – Mansioni base, si hai letto bene, mansioni base, mansioni base, mansioni base… due parole che ti rimbalzano  dentro il cervello, mansioni  base. Dentro  comincia ad insinuarsi silente la convinzione che non sei adatto neppure per le mansioni base, per intenderci, quella qualifica che era comunemente chiamata – operaio comune .  Tutto questo  è umiliante e se poi vivi in piccole realtà,  quasi ti vergogni anche ad uscire da casa, sai che incontrerai  per strada  chi  salutandoti  ti  dirà –  “sei ancora senza fare nulla?” –  come  a dire – “ ma che aspetti, vergognati” – Come se  tu non ci pensassi  già abbastanza di  tuo  al senso  d’inutilità che si  sta impadronendo della   tua persona . Hai un sussulto d’orgoglio – “ non fa  nulla, in barba  ai requisiti  chiesti, provo a  mandar  proposta di candidatura e curriculum vitae” – pensi,  a tante cose,  fai  gli scongiuri, t’improvvisi anche   a pregare in cinese, tutto nella speranza che  quel maledetto tuo curriculum  sia almeno letto e  da esso emerga  che hai capacità e competenze pur non attestate da un diploma. Poi immagini di esser chiamato al colloquio  e rispondere,  al responsabile assunzioni  che ti dice  – lei non ha  tutti i requisiti , come il titolo di studio, per esempio. – si, è vero, ma, lei ha mai sentito parlare di Antonio Gramsci? Gliene  parlo io. –  Gramsci non era laureato questo, però, non ha mai scalfito, e mai lo farà, di un solo millimetro la sua grandezza. Premesso, non voglio nemmeno incoraggiare al non studio , l’istruzione è il vero motore della società, la cultura e il sapere sono il futuro della nostra nazione e di tutti le nazioni. Ma, nella  situazione  in cui  oggi  si  trova il nostro paese è bene ricordare anche che il sapere e la saggezza non hanno mai avuto titoli di sorta. La storia di Gramsci c’insegna anche questo, il titolo di studio non può esser il solo ed unico criterio per valutare le capacità di una persona, si smetta una buona volta di considerare il pezzo di carta come monumento celebrativo strumento per passare dalle porte di favore. Tornando a Gramsci, egli rimane, aldilà del suo essere uomo politico e intellettuale italiano, uno degli scrittori italiani più tradotti al mondo, i suoi “Quaderni dal carcere” restano una delle opere più vere della storia. Esempio di pazienza, dedizione, sacrificio e fermezza nel credere fino in fondo per portarle alla realizzazione le proprie idee che non furono mai per il solo bene personale quanto piuttosto mirate al bene comune.  –  Chi la autorizza a  affermare che un non diplomato e  non 35nne  non può svolgere un lavoro di  – mansioni base ? Che   fine  farà l’italia dei non più  35nni?  Va rispettato anche  chi cerca lavoro, perché  vanno rispettati  tutti i lavoratori senza contare che quando un disoccupato cerca lavoro sarebbe corretto e rispettoso che le aziende  lo accogliessero  con garbo  e non come un disturbatore.  La  saluto signor Poste italiane che deve procedere ad assunzioni  per sopperire alla mancanza  di personale  in ferie. Già, in ferie: beati loro .

(Pubblicato anche su Alganwes blog giornale online di Lucio Giordano)

LA CULTURA MI STA SALVANDO LA VITA


 

di Antonella Soddu

La Disperazione ( lo scrivo in maiuscolo per porre l’accento la parola ) porta spesso a gesti estremi. E’ cosi, non possiamo negarlo e nemmeno arrecarci il diritto di giudicare il gesto compiuto né quello di esprimere cosa noi avremmo fatto al posto di chi sceglie il gesto estremo di lasciarsi andare via. La Disperazione, porta ad una visuale annebbiata di un futuro che non ha porte per farci entrare, perché considerati quasi una palla al piede di quei pochi che ancora si muovono autonomamente senza dover chiedere nulla ad altri. Non sto lì a rivangare vent’anni d’errori politici e amministrativi messi in atto da tutti e di più, non servirebbe a nulla, il nostro paese è un paese allo sfascio. E’ un paese dove i diritti sono persi e dove i doveri non hanno modo di esser attuati per mancanza della materia prima, i diritti. La Disperazione, come ho detto prima, porta spesso a gesti estremi. Ho detto gesti, perché tra i gesti non vi è solo l’atto di togliersi vita; c’è anche l’atto di lottare con tutti quei mezzi che la poca lucidità che ancora si affaccia nella mente fa sfociare in rabbia e conseguente forza d’azione aldilà, poi, di come possa esser considerata dai moralisti untori e inquisitori di nuova generazione. Qualcuno qualche giorno fa ha scritto una lettera, l’ha inviata ai quotidiani di rilievo nazionale, ha posto, anzi, ha sollevato un grave problema salvo, poi, venire allo scoperto e confessare. Quella lettera ha portato un pò tutti alla riflessione. Questa non è una lettera inventata, la sto scrivendo io di mio pugno. Non sto qui a raccontare tutto per filo e per segno, sarebbe lungo e noioso; la gente non si ferma a leggere dall’inizio alla fine del capo. Salta le righe e fa suo ciò che non è tuo. Non lo faccio. Voglio, però, rilevare alcune cose di rilevante importanza. Il rispetto della libertà altrui, il rispetto della dignità, della voglia di migliorarsi e di proseguire ancorandosi anche alla più flebile delle speranze che ognuno di noi trova nelle cose che lo caratterizzano e lo rendono parte di una società. Ebbene, nel mio status di disoccupata 42 enne, madre di due figli minori, moglie di un 42 enne disoccupato, d’occupante abusiva d’immobili comunali ( situazione seguita alla notifica d’avviso di sfratto ) da un anno, ebbene, in questo status di cose la mia ancora di salvezza, o meglio, l’ancora a cui sono riuscita ad aggrapparmi è quella della scrittura, della lettura, dell’impegno nelle cose che prima della perdita del lavoro erano un hobbie e che ora sono quelle cose che riescono a tenere occupata la mia mente e il mio fisico perché questi non siano invasi da altri pensieri dettati dalla disperazione. Ho trovato in queste cose la mia medicina. Ero convinta d’averla trovata perchè gli untori del paese dell’amore mai stato paese della solidarietà, ritengono che una persona povera economicamente e senza mezzi, debba per forza di cose esser povera culturalmente, debba rintanarsi in casa e passeggiare su e giù tra le stanze di una casa che non gli appartiene di diritto, che per disperazione si assunta la responsabilità di occupare, e pensare al metodo più veloce per farla finita. A questi untori della nuova era di guerre tra poveri, voglio assicurare che la povertà economica non vuol dire rassegnarsi ad esser poveri di cultura e voglia di migliorarsi, a questi untori dell’ultima’ora faccio notare che l’essere umano è colpevole della sua povertà culturale nel momento in cui la giustifica con la povertà economica. Che altra colpa mi si vuol addebitare, forse quella di usare un mezzo di comunicazione che mi consente di rimanere a contatto con il mondo, con le persone che conosco, con cui posso scambiare due chiacchiere non sciatte? E quale colpa si vuole addebitare ad un padre di famiglia cui compito è quello di provvedere alla crescita dei propri figli anche nelle forme più ristrette economicamente ma con le proprie mani e forza per lavorare che a 42 anni gli è preclusa, negata e che gli untori ti sbattono in faccia come una colpa? Qualcuno sa o può darmi una risposta? Quando si arriva al gesto estremo del suicidio, lo abbiamo riscontrato tante di quelle volte negli ultimi mesi in cui la conta dei morti per disperazione è salita di giorno in giorno, a margine rimangono i perché. I perché delle istituzioni che spesso dichiarano di non esser mai venuti a conoscenza della gravità della situazione in cui versava il disperato di turno. I perché di quelli che prima hanno puntato il dito e poi si presentano in lacrime ai funerali, i perché di quelli che ti condannano perché ti vedono in pizzeria a comprarti 5 pizze al taglio da portare via e mangiare a casa a luce di candela che ti sembra di esser nei pressi di un cimitero la notte. Ti condannano, quando ti vedono passare per strada alla guida di una macchina che ti è stata prestata per spostarti in città presso un ufficio pubblico, e in dieci secondi un piccolo paese sa che ti sei comprato la macchina nuova e non affermi di non aver i soldi per pagarti l’affitto. Ti condannano perché con le tue forze, riesci a coronare il sogno di una vita, quello di pubblicare un libro di poesie perciò poi sei invitato, non a tue spese dunque , a far le presentazioni e, dopo due giorni un intero paese ti riversa contro la vernice untrice secondo cui tu non ti puoi pagare l’affitto, ma te ne vai in lungo e in largo a spendere e spandere. Ti condannano senza possibilità d’appello e senza possibilità d’assoluzione e/o diritto di replica. Ti condannano e tu procedi a piccoli passi stanchi, ma procedi. Sei sull’orlo del baratro e procedi perché sei riuscito a trovare una ancora di salvataggio a cui appigliarti per non soccombere alla tentazione del gesto estremo. Quell’ancora è la tua voglia di migliorarti, di percorrere tutte le strade che possano consentirti di raggiungere l’obbiettivo di risalire la china. Spedisci a destra e a manca curriculum vitae alcuni giorni consapevole del fatto che oramai anche questi sono una cosa in sostanza inutile, diventati quasi gli alter ego dei volantini pubblicitari tanto fastidiosi che ti lasciano nella cassetta della posta. Si, spedisci a destra e manca curriculum vitae e nel frattempo immergi la tua testa in tutto quello che può allontanarti da gesti estremi, quei gesti che la calunnia, l’infamia, la vigliaccheria, le maldicenze stanno aspettando che tu compia. Quanta pochezza abbiamo intorno a noi tutti giorni, quanta pochezza e restrizione mentale/intellettuale. Io sono povera economicamente, si, è vero, oggi è una vergogna esserlo, oppure qualcuno ti fa vergognare d’esserlo, ma, di una cosa son certa, non diventerò mai povera intellettualmente e culturalmente per ridurmi allo status d’assoggettata al pensiero e volere altrui. E se per gli inquisitori, il mio esser cosi è sinonimo di benessere economico nascosto, ebbene, allora si, io sono ricca, mi sento ricca della convinzione che la più grande povertà è l’ignoranza e la povertà culturale. Io e mio marito non abbiamo ricchezze materiali, ma una delle ricchezze che cerchiamo tutti i giorni di trasmettere ai nostri due figlie e il valore della ricchezza culturale. Unica strada per il futuro. Qualcuno mi afferma che devo vergognarmi per aver occupato abusivamente un immobile comunale, non vado orgogliosa di averlo fatto. E’ un gesto estremo alternativo all’altro gesto estremo. Devo vergognarmi di aver scelto tra i due gesti estremi? E di cosa si dovrebbero vergognare gli indifferenti don Abbondio, i nuovi L’innominato, i prodi Bravi di don Rodrigo?

(pubblicato anche su Alganwes Blog giornale online di Lucio  Giordano)

Lupi, lassa stai is cartellusu in sardu


di Antonella Soddu

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Gentile Ministro Lupi, apprendo con grande sconcerto che il suo dicastero ha inviato nei giorni scorsi, a tutti i comuni della Sardegna, una nota invitandoli a rimuovere i cartelli stradali con traduzione in sardo all’inizio e alla fine d’ogni centro abitato. Li ha visti nel corso della sua ultima visita in Sardegna? Ministro, per noi sardi questo è l’ennesimo atto di forza e abuso di potere nei confronti di una regione da sempre calpestata dallo stato di cui fa parte e che dovrebbe tutelarla. Le rammentiamo in primis due cose molto importanti – 1° La Sardegna vanta un credito nei confronti dello stato italiano di circa 10 miliardi d’euro – 2° La Sardegna da anni attende che il ministero da lei oggi occupato intervenga per sopperire le disastrose condizioni in cui versano le nostre strade in perenne condizione di cantieri aperti e mai chiusi. Con inesistenti interventi di manutenzione che spesso sono causa di attentato all’incolumità delle persone e in caso di disgrazie, il termine cattiva o inesistente manutenzione è chiamata – “fatalità”. Detto questo, è bene che lei s’informi meglio sul fatto che Sa limba sarda – la lingua sarda – non è un dialetto è a tutti gli effetti una lingua parlata. Il sardo, di fatto, è un sistema linguistico appartenente al gruppo neolatino, considerato da molti studiosi come la più conservativa delle lingue derivanti dal latino. E’ considerato autonomo dai sistemi dialettali di area italica, gallica e ispanica pertanto anche classificato a tutti gli effetti come lingua. E’ la lingua parlata in Sardegna – Regione Autonoma della Sardegna, ha una pluralità di varianti dialettali nonostante la base lessicale sia a gran maggioranza di origine latina, e conserva qualche testimonianza delle lingue parlate prima dell’arrivo dei romani che ne determinano anche evidenti etimi sardiani e fenici in diversi vocaboli. Detto questo, Ministro, la invito a prender seriamente, attentamente visione dell’elenco dei 377 comuni della Sardegna, si renderà conto che molti di questi hanno, da quando sono nati, il nome in sardo, mi piace anticipargliene alcuni: Setzu, Boroneddu, Tinnura, Esporlatu, Cheremule, Ittireddu, Tres Nuraghes,  Laerru, etc. etc.  ( qui troverà l’elenco completo –  http://it.wikipedia.org/wiki/Comuni_della_Sardegna ). Ministro, lei fa parte di un governo che dovrebbe rappresentare tutte le regioni italiane, un governo dentro un parlamento in cui sono anche rappresentate le minoranze linguistiche – gruppo misto autonomie locali e minoranze linguistiche –  ma dalla sua infelice uscita dimostra solo una cosa; il continuo moto persecutorio  verso una regione fiera e orgogliosa della sua lingua, della sua cultura, delle sue tradizioni. Ci dica, ha mandato la stessa nota ai comuni del Trentino, o della Val D’Aosta, per esempio, in cui da sempre i cartelli stradali portano la  toponomastica in lingua italiana, tedesca e francese?  Seriamente, Ministro, pensi alle cose utili per il bene italiano   nella fattispecie ravvisato nella tutela  del benessere infrastrutturale  in tutte le regioni facenti parti della Nazione. Altrimenti, glielo dico in tutta onestà, lei non fa nemmeno ridere con queste infelici uscite.

Chiudo  rammentandole l’articolo 3 della nostra costituzione, e le chiedo di non offenderlo  e di non offendere il popolo sardo – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

 

SARDEGNA: LA STRANA IDEA DI SVILUPPO DEL GOVERNATORE CAPPELLACCI.


di Antonella Soddu

La Regione Sardegna investe sull’acquisto di 30 mila tablet per gli studenti della superiori – “stiamo investendo sui nostri giovani” – dice  il Governatore  Cappellacci. I mal  pensanti affermerebbero che il miglior investimento lo ha fatto la ditta  che si aggiudicherà la fornitura dei  tablet. C’è un po’ d’assurdo in quest’investimento per il futuro che rende tanto soddisfatto Cappellacci, non dimentichiamoci  le prossime elezioni regionali del  2014,  c’è nel momento in cui  l’intera economia  regionale sarda  è allo sfascio e verso la quale  negli ultimi cinque anni  non è stato fatto un solo passo avanti perché si  potesse anche solo intravedere un segnale di miglioramento. Sono aumentati i disoccupati  in tutti i settori lavorativi, è assente qualsiasi politica sociale di sostegno  a cassaintegrati e lavoratori in mobilità. A tutt’oggi, infatti, sono ancora bloccati  i fondi messi a disposizione per i saldi della semestralità 2012 e per i primi   sei mesi 2013.  Nessuna risposta  in merito  viene dall’assessorato al lavoro e alle politiche sociali della regione sarda  però, hanno pensato bene  di investire  sul futuro dei nostri giovani  con un investimento che sa tanto di regalo  di Natale anticipato per numerosi studenti  di  prima e seconda superiore. Proprio  ieri la ministra  Carrozza  invitava  gli insegnanti e gli stessi alunni a leggere durante le vacanze. Un suggerimento che posso  tranquillamente dire di condividere in pieno, anche  a costo di apparire all’antica ma il tablet a scuola mi sembra solo uno spreco inutile di soldi. Volete  mettere  un bel libro da sottolineare, da scriverci accanto al testo commenti e appunti, da sottolineare e attaccarci i post it nelle parti più importanti con  un tablet col testo e la perenne finestrella di facebook ridotta ad icona.? I costi  poi,  il costo medio di un tablet  oscilla  tra i  200  e i  300  euro, ci rendiamo conto? Trentamila tablet, non voglio farla l’operazione ma se immagino il risultato credo dia sempre qualcosa in più di un libro di testo.  Cappellacci ha pensato a quanta gente senza lavoro potrebbero esser destinati i fondi?  Oppure, quegli stessi fondi potrebbero esser destinati all’acquisto dei libri di testo per studenti le cui famiglie gravano in serie difficoltà economiche. No, sarebbe chiedere troppo, il nostro Ugo viaggia già da tempo in direzione campagna elettorale. A me questa storia dei tablet ricorda tanto la brillante idea delle LIM lavagne magnetiche, quelle comprate per risparmiare sui gessetti e sui cancellini, che tempi quando l’insegnante si voltava all’improvviso e mirava l’alunno distratto con il cancellino! Per chi non è informato in molte scuole italiane, non in tutte, la Sardegna anche in questo caso ha fatto da apri porta, stanno ancora aspettando, in altre ci sono ma per usarle serve un pennarello che quando esaurisce ne devi chiedere uno in sostituzione e se ti va bene lo hai altrimenti ti senti rispondere – “non si può costa troppo” – L’amara è triste realtà di una scuola che non ha i soldi per pagare docenti, supplenze, corsi di recupero, docenti di sostegno, carta per fotocopie, sapone lavamani e carta igienica ma è dotata di LIM e Tablet per investire sul futuro dei giovani quando padri e madri di questi giovani non sanno come sbarcare il lunario per aver perso il lavoro, quando il livello di recupero edilizio delle nostre scuole equivale al sotto zero. I problemi della scuola sarda sono tanti e seri. Entrando nel sito della Regione Sardegna è possibile aver un idea su a che punto sono le politiche per l’istruzione, si è stato rimandati ad una pagina le cui  informazioni più recenti  risalgono al  2009, sono  incredibilmente spariti i contributi per chi i libri li ha acquistati, compresi quelli  della scuola dell’obbligo e le borse di studio.

Ugo, lo abbiamo capito, marci  spedito verso le regionali 2014 ma,  non ti è forse ben chiaro che i sardi son  stanchi.

Aldo Lundari abbraccia la sua chitarra: in Argentina


di Antonella Soddu

Navigando per i vasti mari di youtube, avolte si scoprono artisti che nonostante abbiano grandi capacità rimangono sconosciuti al gran mercato discografico italiano o meglio, sono “respinti” da quello che comunemente è chiamato muro di gomma. Ho scoperto o, per meglio dire, la grande Familas Siciliana de Paranà mi ha fatto scoprire, un artista, cantante autore, italiano, Aldo Lundari, siciliano da 35 anni immigrato dalla sua Sicilia in quel di Bergamo.  – Abbraccio la mia chitarra e scrivo io i testi delle mie canzoni – L’uso della parola – “abbraccio” è già di per se qualcosa che fa comprendere quanto profondo sia un legame, che sia verso le persone o verso le cose che nella vita amiamo fare e, Aldo abbraccia la musica, lo fa con gioia, si evince dal suo modo di cantare, traspare dalla sua voce che assume gioia che lui inevitabilmente riesce a trasmettere al pubblico ogni volta che si esibisce. Basta vedere uno dei suoi spettacoli, appunto su youtube, oppure chiedere a chi ha avuto il piacere di vederlo e sentirlo esibirsi dal vivo.  Ammetto, io stessa non ne avevo mai sentito  parlare e mai, prima di  ieri, avevo sentito  la sua musica. L’ho cercato, l’ho contattato ed ho avuto il piacere di conoscere e parlare con una persona semplice ma con la grande capacità, anche da distanza, di  far percepire a chi lo ascolta per la prima volta, la sua grande passione.  Nonostante sia sconosciuto al grande mercato discografico italiano, Aldo Lundari, vanta una lunga carriera musicale, tanti spettacoli in vari teatri italiani  e tanti  riconoscimenti  anche all’estero – “Ho proposto il mio ultimo  cd alle radio, qui in Lombardia, ma, mi son sentito rispondere: “Hai  una splendida voce, i testi  e le musiche sono  coinvolgenti, ritmati  e veri, ma, sai, qui gli ascoltatori preferiscono i grandi nomi” – Nulla di nuovo, è qualcosa che accade nel mondo  dello spettacolo, quanto nel mondo  dell’editoria, se non fai  massa sei schiacciato dalla massa. Alcuni  giorni fa ho avuto  modo di sentire un’intervista allo scrittore poeta Biagio Arixi,  il  quale  ha  affermato: “Tutto quello che racconto e tutto quello che ho fatto nella mia vita me lo sono conquistato e quindi anche un motivo per dire a chi affronta una carriera di scrittore o di cantante che tutto si può avere se c’è la volontà di fare determinate cose!” – io credo che Aldo Lundari  si rispecchi in pieno in queste parole, infatti, egli  non si  è mai  arreso e dopo  un periodo di  pausa, quasi  forzata, ha compreso che la sua vita doveva  proseguire anche con la cosa che amava di più, la musica. Ha deciso quindi  di tornare ad abbracciare la sua chitarra e scrivere egli stesso i testi delle sue canzoni, testi e musiche e, anche grazie alla collaborazione, per quanto riguarda gli arrangiamenti,  di Giacomo Carveni, oggi Aldo ha la possibilità  di  farsi conoscere all’estero. Infatti, dal 12  al 22 novembre  sarà in Paranà, Buenos Aires, Montevideo in occasione  della  settimana siciliana de Paranà. – “non mi importa se per arrivare al pubblico italiano dovrò fare il giro del mondo anzi, credo che questa sia la mia più grande occasione, oltretutto avrò la possibilità di portare la musica della mia terra, la Sicilia, alla grande  famiglia  siciliana che sta in varie parti del mondo” – Non è facile, almeno per me che, di fatto, non son un critico musicale  riuscire a descrivere la musica di Aldo Lundari, ma se  è vero che il miglior critico  si ravvisa in chi ascolta ogni giorno la musica allora, forse, posso dire che il lavoro, o meglio l’arte musicale di cantautore di Aldo  sui può tradurre cosi. Testi  poetici e suoni eleganti che spaziano dalla musica popolare ai  pezzi sincopati, alla quale si  aggiunge la sua voce che riesce a fondersi in un tutt’uno con gli strumenti acustici dando vita ad un connubio  gradevole ed emozionante. Ho chiesto ad Aldo da quanto  tempo fa musica e canta – “Ho inciso il mio primo 45 giri a Milano, erano  gli anni della Five Records, con quel  45  giri ho vinto il telegatto. Fu un’emozione e una soddisfazione grandissima, l’evento era presentato da Mike Buongiorno affiancato da Susanna Messaggio. Grazie a quel  telegatto il mio produttore di allora mi ha portato  in giro per l’Europa, all’epoca i cantanti italiani  erano molto richiesti  in particolar modo nei paesi dell’est, i successi  di Toto Cutugno, Pupo, ed altri, avevano spianato la strada anche altri artisti. Il mio  produttore mi  portò in Cecoslovacchia, mi fecce partecipare al  Festival Lyra  una sorta di festival di Sanremo per stranieri, ho vinto il primo premio e grazie a quel premio ho, poi, partecipato ad un altro festival in Irlanda dove sono arrivato  terzo.  Mi sono sposato. Non ho mai avuto  il suo sostegno, mi ha convinto a  lasciare la musica per aprire con lei un negozio di abbigliamento. Il mio  matrimonio  non è durato molto e dopo un periodo  buio  ho deciso di dare una svolta alla mia vita e tornare a sorridere, ho abbracciato la mia chitarra ed ho cominciato a scrivere i testi e comporre la musica. Ho preso il coraggio a quattro mani  e ho cominciato a mandare i miei brani alle radio, anche all’estero fin che un giorno ha  risposto radio Buongiorno Italia dall’Argentina, mi hanno chiesto un’intervista e mandato in onda i miei brani. Questo mi ha aiutato a diffondere la mia musica. Alcuni giorni fa mi ha contattato  Gustavo Astuccio di Familias Siciliana de Paranà e, poi José di Eco Siciliano. Così dal 12 al 22 Novembre avrò modo di  portare la musica siciliana  agli italiani di Paranà, Buenos Aires e Montevideo in occasione della settimana siciliana. Sono fiero di questo  e se per farmi conoscere in Italia devo  fare il giro del mondo, lo farò con tutto l’impegno  possibile.”. – Ho sempre pensato all’arte come qualcosa di speciale  che accomuna chi ha la sensibilità di coglierne ogni singolo  rumore dell’anima. Ascoltando la musica di Aldo Lunari,  assicuro, si sentono  questi rumori dell’anima. Se volete conoscerlo  lo trovate  qui :  https://www.facebook.com/aldo.lundari?fref=ts   e sentire  la sua voce  qui http://www.youtube.com/watch?v=dn8PaqbetjE  , ne vale la pena. L’arte Italiana, la musica, la poesia da sempre sono un bel  biglietto da visita all’estero. Speriamo che poi il  biglietto torni al mittente e diventi in Italia  il riferimento.Immagine

 

 

(pubblicato anche su  Alganwes Blog Giornale online di Lucio Giordano)

LA POLITICA


di Antonella Soddu

LA POLITICA

 

“L’uomo è per natura un animale politico” ( Aristotele – Politica ).

Partendo da questa definizione attribuita da Aristotele all’essenza della politica, è opportuno sviluppare cos’è la politica.  Fu Aristotele ad attribuire la prima definizione politica; lo fece legandola al termine “Polis” che in greco significa città, comunità dei cittadini. Sempre secondo Aristotele la parola “Politica” significava l’amministrazione della città per il bene di tutti.  Esistono anche altre definizioni di cosa può essere la politica, sono spesso improntate a fattori negativi dati dalle non meno recenti vicende sviluppatesi a livello nazionale e internazionale ma, a me piace citare quelle che più si avvicinano al mio pensiero di politica. Max Weber afferma che la politica non è un’aspirazione al potere e monopolio legittimo dell’uso della forza; David Easton afferma che è un connubio di decisioni nell’ambito della e per la comunità.  Ma, a mio avviso, la più rappresentativa di tutte è quell’affermata da Giovanni Sartori il quale afferma: “La POLITICA è LA SFERA DELLE DECISIONIO COLLETTIVE E SOVRANE”. La politica in senso generale riguarda “tutti” coloro costituente parte della società e non solo esclusivamente chi fa politica “attiva” per meglio dire coloro che occupano le strutture deputate a determinarla. La politica è occuparsi di com’è gestito il bene collettivo di una comunità, di una regione, di uno stato.  E’ in questo senso che ognuno di noi fa politica. Si fa in piazza, quando si scende a protestare, si fa al bar in compagnia degli avventori, si fa a casa dinanzi alla tv che ci propina le notizie, etc. Si dice, e forse non a torto, che le compagini che rappresentano la nostra “vita” politica siano oramai allo sbando totale. Lo sono per quel che riguarda la fiducia che la base ( i cittadini ) non ripone più in loro, quasi non riconoscendosi più in quei valori che i partiti di una volta rappresentavano e, ancor di più per la mancanza di quelle figure umane che portavano alla politica attiva la loro passione e i loro ideali nel principio sacro del bene comune. Oggi, lo sfascio del sistema economico parte da quello che è lo sfascio del sistema di gestione e partecipazione alla politica e per la politica. La nostra nazione, le nostre regioni, i nostri comuni sono allo sbando totale. E’ vero che sono chiamati al confronto con numerose sfide importanti e, dinanzi alle quali pare un miraggio pensare di trovare una soluzione adeguata. Però, è appurato e accertato che vi è una grossa difficoltà anche a trovare le persone disponibili a dedicare il loro tempo per la politica attiva oppure, se si trovano, si scopre poi che alla fine avevano un fine. Ne consegue che si sviluppa quella che comunemente è chiamata perdita del sentimento d’appartenenza da parte dei cittadini. Oggettivamente si sente il bisogno di una rinnovata etica politica capace di rivolgersi al mondo con un linguaggio quanto più sincero, appropriato e coerente con il significato di difesa del bene comune, un rinnovamento dell’immagine e dei costumi politici interni.

Questi sono solo alcuni dei problemi con i quali la politica deve fare i conti arrivando, ove ce ne fosse bisogno, persino a rimettere in discussione il suo stesso ruolo, onde dare risposte adeguate alle esigenze dei cittadini in tempi utili per ricucire lo strappo creatosi in questi ultimi anni. Occorre dare una scossa alla ripresa del discorso sulla collaborazione e sulla politica regionale, nazionale e comunale. In questa situazione si deve saper cogliere l’occasione, coglierla ed usarla per ridare progettualità e futuro ai cittadini e alle stesse istituzioni pubbliche su citate. Lo deve fare anzitutto partendo dai comuni che per loro natura sono più vicino ai cittadini, lo deve fare a livello regionale e lo deve fare a livello nazionale. Con queste premesse, a mio avviso, si dovranno affrontare le elezioni prossime, regionale, comunali, europee o governative ( credo che avremmo anche queste ) Si deve chiedere la fiducia dei cittadini, ma si deve fare con coerenza e serietà impegnandosi ad amministrare in maniera chiara, e aperta. Questo deve essere il vero riformismo e la vera democrazia. Poche parole, fatti per i cittadini.