DOVE SONO I SOLDI DELLA CIG PER I LAVORATORI SARDI?


DI ANTONELLA SODDU

Dove son finiti i fondi sbloccati per il pagamento delle mobilità e cassa integrazione in deroga? Spariti o solo il solito tentativo di rassicurare gli animi di chi attende invano? Non si sa. Per ora 5000 lavoratori sardi, illusi di aver almeno quei soldi per tirare a campare, attendono in vana speranza.

 

Era il marzo 2013 quando, l’ancora in carica, per gli affari correnti, governo Monti, sotto pressione della Regione Sardegna e parti sociali, aveva dato l’ok per sbloccare una prima tranche di risorse corrispondenti a 46 milioni di euro per il pagamento di almeno 2 mensilità di cig 2012. Le scorse settimane in questo senso si era espresso anche il consiglio regionale sardo destinando agli ammortizzatori sociali un fondo di 30 milioni di euro in aggiunta ai fondi nazionali, che allo stato attuale non sono sufficienti. Il governo ha autorizzato l’Inps al pagamento. L’Inps non sa nulla ancora, i sindacati, nei quali uffici è possibile richiedere supporto per presentare domanda, allo stato attuale non hanno ancora ricevuto la delibera regionale e l’iter è a tutt’oggi bloccato. “NON SI SA NIENTE ANCORA”.

 

Intanto i numeri nell’isola parlano chiaro, negli ultimi 5 anni il numero degli occupati nell’industria è crollato di circa 37 mila unità lavorative, 4000 mila coloro che hanno cessato di lavorare nel settore agricolo, e non va certo meglio il settore edilizio, completamente fermo e senza speranza. Chi acquista casa senza lavoro, oppure che affitta casa a chi non ha lavoro? Secondo le ultime rilevazioni Istat il tasso di disoccupazione in Sardegna si avvicina al 17%, circa 7 punti in più rispetto alla media nazionale; secondo l’Inps, invece, sono 136 mila coloro ammessi a beneficiare degli ammortizzatori sociali e di questi 30 mila ammessi alla cig e mobilità in deroga, ma i fondi non bastano.
In Sardegna è allarme sociale, tutta l’economia regionale è in ginocchio, gli uffici sociali dei comuni brulicano di gente che non sa più nemmeno cosa andare a chiedere. Le sedi Caritas stesse lamentano anche la poca disponibilità di cibo da distribuire, aumentano le richieste di aiuto da parte di giovani famiglie che spesso hanno pure vergogna a chiedere, e si tengono a larga distanza per pudore.
In questi giorni si discute di legge elettorale, tagli ai fondi pubblici ai partiti, accordi e altro, ma, è disatteso l’impegno principale di trovare seria soluzione allo sfascio dovuto alla mancanza di lavoro.
Intanto ci si chiede dove sono i 46 milioni dello stato e i 30 milioni della regione: qualcuno sa dare una risposta?

 

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