LA CICALE E LA FORMICA PERDONO CONTRO IL GATTO E LA VOLPE


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Di Antonella Soddu

Ottobre 1985, entra in classe il prof d’economia, pochi minuti prima era terminata l’ora di ricreazione. Noi ragazzi fuori dai banchi e lui già in cattedra col registro di classe bello spalancato sulla cattedra, ci voltiamo in attesa di sentir pronunciare, come suo solito, il nome del fortunato da interrogare. Invece, egli chiude il registro, non chiama nessuno e non ci chiede di prender il libro per procedere con la spiegazione andando avanti con il programma. S’alza, si dispone dinanzi alla cattedra in piedi e comincia un discorso che a noi 20 studenti pare esser assurda, infatti, inizia a raccontarci la favola della cicala e la formica. Alla fine di tutta una sua personale interpretazione della celebre favola chiude con la morale: “Ragazzi, il risparmio è fonte di tranquillità, benessere, sicurezza. Ragazzi se sarete capaci di comprendere che per raggiungere questi scopi occorre perseveranza e dedizione, raggiungerete l’obbiettivo di depositare al sicuro i vostri sudati risparmi per garantirvi un futuro migliore”. In classe calò il silenzio e forse molti di noi pensarono, nel corso di quella strana lezione d’economia, due cose; un professore d’altri tempi e una strana voglia di dimostrare di poter esser diligenti formiche. Chi sa che fine ha fatto oggi quel professore, probabilmente sarà andato in pensione riuscendo ad evitar di vedere lo sfascio della scuola pubblica italiana. Tornando alla favola, la morale che il risparmio possa esser fonte di benessere, nessuno può negarlo o meglio, fino ad alcuni anni fa non si poteva negarlo. Oggi, invece, è diventato fonte di preoccupazione visti i tempi che corrono. I nostri avi usavano conservare i frutti dei loro risparmi sotto le mattonelle, poi qualcuno spiegò loro che era pericoloso tenerli in casa e che poi non avrebbero fruttato molto, consigliò dunque di depositarli nelle casse di risparmio, oggi banche. Noi nuove generazione abbiamo preso alla lettera l’insegnamento ed abbiamo cosi affidato i nostri risparmi alle banche oggi al centro del fuoco in prima fila. Stiamo vivendo un quadro politico sociale – economico disastroso non solo a livello nazionale, ma, anche mondiale, un quadro che non consente facili entusiasmi. Un inflazione che non si riduce, che colpisce chi è già in difficoltà e chi vi sta entrando. Siamo vittime prima di un atteggiamento bancario votato ad un atteggiamento speculativo, poi delle tasse imposte sotto un modello di Austerity pressante e inquietante che ci impedisce di credere ancora alla favola della cicala e della formica e ci mostra le banche come fossero il campo dei miracoli della favola di pinocchio quando il gatto e la volpe convinsero il povero pinocchio a piantare sotto l’albero i suoi cinque zecchini illudendolo che durante la notte questi sarebbe triplicati, al suo risveglio il gatto e la volpe spariti e dei 5 zecchini triplicati nemmeno l’ombra. Insomma, prima ci hanno educato al risparmio, poi, ci hanno mostrato il consumismo infine ci hanno sbattuto in faccia il rigore. Parliamoci chiaro, quanti di noi non si sono mai trovati a dire, dinanzi più moderno modello di cellulare – “ lo compro, chi me lo fare rinunciarci ?” – oppure chi non conosce qualcuno che sopraffatto dalla voglia di raddoppiare pochi risparmi è entrato nel vortice del gioco fino ad arrivare a rovinarsi e cadere nella più nera disperazione, solo per fare due esempi ( pare sia una delle cause che hanno preso il sopravento nella mente di Prieti ) – E qui che dobbiamo tornare alle origini e comprendere l’educazione al risparmio perché è una saggia tutela contro possibili incidenti. Chi è chiamato ad insegnare questo oggi? Ovviamente il primo insegnante deve esser lo stato. Lo Stato deve diventare un buon amministratore della ricchezza comune, uno stato che deve portare l’esempio di amministrare con fatti e non a parole, deve saper creare una concezione del risparmio che consente di creare e mantenere stabile un benessere collettivo e non solo per pochi. Occorre dunque una seria programmazione non tagli ingiustificati e unilaterali che creano solo ampi divari sociali. Lo Stato impari a rinunciare a qualcosa nel momento in cui lo chiede ai cittadini incolpevoli della loro cattiva gestione, non prenda più, dunque, le sembianze del gatto e la volpe.

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