RUBARE IL PANE PUO’ ESSERE NECESSITA’. IL CEMENTO NO.


DI ANTONELLA SODDU

In Sardegna un uomo viene sorpreso a rubare del cemento in un cantiere comunale. Leggo un commento sotto l’articolo appena apparso sulla pagina del quotidiano: ” si ruba di tutto per poter continuare a vivere “.

 

No, scusate, il cemento non è commestibile. Alcuni giorni fa un giudice ha assolto un uomo che aveva rubato cibo in un supermercato per poter dare da mangiare ai figli. Secondo il giudice che lo ha assolto egli aveva il diritto di mangiare. In poche parole questo la motivazione della sentenza.

 

Rubare le cose materiali non è una necessità, è qualcos’altro, non vi sono scusanti. Il materiale di un cantiere comunale, pertanto pubblico, di per sè appartiene alla comunità, fa parte di quei mezzi utili per il corretto espletamento del servizio; e i servizi, quei pochi che ancora si riesce ad elargire, hanno dei costi che ricadono sulla collettività. No, l’azione perpetrata non ha pertanto giustificazione alcuna, e non è neppure ammissibile che si titoli un pezzo giornalistico di furto dandolo ad intendere come una necessità primaria per la persona.

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CIAO MAMMA, GUARDA COME MI DIVERTO


DI ANTONELLA SODDU

“Ciao Mamma, è bellissimo qua su, è indescrivibile!” Devo ammetterlo: mi son commossa; da mamma, ho provato a pensare se quella telefonata dallo spazio di Luca Parmitano, il 37enne siciliano di Paternò rivolto alla mamma l’avessi ricevuta io: un’emozione che una mamma certamente porterà con se all’ infinito. Penso che inevitabilmente milioni di mamme italiane, che per i figli maschi -è vero, inutile negarlo- hanno una particolare predilezione, si siano commosse quanto me. Non voglio parlare dei particolari tecnici della missione, non ci capisco nulla. Voglio solo sottolineare il “ciao mamma” per evidenziare il valore profondo della famiglia che viene ancor prima di altre questioni. Vi ricordate di “Portami a ballare” di Luca Barbarossa? Qualcuno lo apostrofò mammone, lo accusò di aver volutamente pensato quel testo per assicurarsi una vittoria sancita dalle mamme italiane. Ebbene, che male c’è a dire che infondo la mamma è sempre la mamma? Perché vergognarsi di non festeggiare solo nel giorno della festa della mamma? Siamo liberi di gridare che la mamma è il solo grande amore della vita, perché è impossibile negare quel legame naturale con la vita: i nostri futuri progetti un po’ dipendono anche dalla mamma. Io non so se il sogno da bambino del nostro astronauta fosse proprio quello di volare alto, al di là del cielo. Magari ce lo diranno lui e la sua mamma. Per ora, noi mamme italiane ci prendiamo il suo “Ciao Mamma, è bellissimo qua su, è indescrivibile!”

DOVE SONO I SOLDI DELLA CIG PER I LAVORATORI SARDI?


DI ANTONELLA SODDU

Dove son finiti i fondi sbloccati per il pagamento delle mobilità e cassa integrazione in deroga? Spariti o solo il solito tentativo di rassicurare gli animi di chi attende invano? Non si sa. Per ora 5000 lavoratori sardi, illusi di aver almeno quei soldi per tirare a campare, attendono in vana speranza.

 

Era il marzo 2013 quando, l’ancora in carica, per gli affari correnti, governo Monti, sotto pressione della Regione Sardegna e parti sociali, aveva dato l’ok per sbloccare una prima tranche di risorse corrispondenti a 46 milioni di euro per il pagamento di almeno 2 mensilità di cig 2012. Le scorse settimane in questo senso si era espresso anche il consiglio regionale sardo destinando agli ammortizzatori sociali un fondo di 30 milioni di euro in aggiunta ai fondi nazionali, che allo stato attuale non sono sufficienti. Il governo ha autorizzato l’Inps al pagamento. L’Inps non sa nulla ancora, i sindacati, nei quali uffici è possibile richiedere supporto per presentare domanda, allo stato attuale non hanno ancora ricevuto la delibera regionale e l’iter è a tutt’oggi bloccato. “NON SI SA NIENTE ANCORA”.

 

Intanto i numeri nell’isola parlano chiaro, negli ultimi 5 anni il numero degli occupati nell’industria è crollato di circa 37 mila unità lavorative, 4000 mila coloro che hanno cessato di lavorare nel settore agricolo, e non va certo meglio il settore edilizio, completamente fermo e senza speranza. Chi acquista casa senza lavoro, oppure che affitta casa a chi non ha lavoro? Secondo le ultime rilevazioni Istat il tasso di disoccupazione in Sardegna si avvicina al 17%, circa 7 punti in più rispetto alla media nazionale; secondo l’Inps, invece, sono 136 mila coloro ammessi a beneficiare degli ammortizzatori sociali e di questi 30 mila ammessi alla cig e mobilità in deroga, ma i fondi non bastano.
In Sardegna è allarme sociale, tutta l’economia regionale è in ginocchio, gli uffici sociali dei comuni brulicano di gente che non sa più nemmeno cosa andare a chiedere. Le sedi Caritas stesse lamentano anche la poca disponibilità di cibo da distribuire, aumentano le richieste di aiuto da parte di giovani famiglie che spesso hanno pure vergogna a chiedere, e si tengono a larga distanza per pudore.
In questi giorni si discute di legge elettorale, tagli ai fondi pubblici ai partiti, accordi e altro, ma, è disatteso l’impegno principale di trovare seria soluzione allo sfascio dovuto alla mancanza di lavoro.
Intanto ci si chiede dove sono i 46 milioni dello stato e i 30 milioni della regione: qualcuno sa dare una risposta?

 

Allarme dispersione scolastica


di Antonella Soddu

L’istruzione è il presupposto essenziale per lo sviluppo e per l’effettiva partecipazione democratica alla vita di un paese. E’un momento di crescita, aggregazione, socializzazione. La cultura e l’istruzione sono, anche sinonimo di libertà intesa per singolo individuo e ancora di più nell’ottica del bene comune, non si può prescindere da questo. Il sapere da un ampia rasserenante sicurezza, consente di avere una ampia visione di quanto accade in noi e attorno a noi. Percorrere il proprio “viaggio nel mondo” coscienti di quello che si sa, offre, infatti, una capacità naturale di organizzarci e di procedere in maniera aperta per continuare a costruire. Questa azione è però minata dall’ancora incontrastato e crescente cancro della dispersione scolastica. L’Italia, in questo senso, risulta esser un fanalino di coda nell’impegno per investimenti su cultura, ricerca, e scuola. A dirlo sono i rapporti annuali istat 2012, in particolare quelli raccolti dallo studio sull’istruzione in Italia; – livello di preparazione, titoli di studio e l’importanza che il governo da all’istruzione. I risultati di questo studio non sono confortanti se confrontati con quelli di altri paesi europei e, in aggiunta, anche i dati dal rapporto Atlante dell’infanzia a rischio promosso nel 2012 da “Save the children”, possono dirsi di buona prospettiva.
L’Italia investe poco, infatti è rilevato che il settore istruzione incide sul Pil appena il 4, 8% la media europea si attesta è del 5, 6%.
Le ultime riforme scolastiche hanno dato conferma di una palese incapacità delle istituzioni nel mettere in atto tutte quelle iniziative per un rilancio del settore scuola/istruzione. Per quanto concerne i titoli di studio i dati parlano chiaro il 45% della popolazione, di età compresa tra i 25 ed i 64 anni, ha soltanto la licenza media, le percentuali europee si attestano intorno al 27,3%. I tagli attuati hanno ulteriormente messo in ginocchio la scuola italiana e, una delle conseguenze maggiormente riscontrate è la dispersione scolastica, 18, 8% sono i giovani, tra i 18 e i 24 anni che hanno deciso di lasciare gli studi prima del conseguito il diploma. In questo causo la percentuale europea è del 14, 1% . Questi i dati per singola regione italiana: Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste 21,2% – Lombardia 18,4% – Liguria 16,2% – Bolzano/Bozen 22,5% – Trento 11,8% -Veneto 16,0% – Friuli-Venezia Giulia 12,1% – Emilia-Romagna 14,9% – Toscana 17,6% – Umbria 13,4% – Marche 15,0% – Lazio 13,4% – Abruzzo 13,5% – Molise 13,5% – Campania 23,0% -Puglia 23,4% – Basilicata 15,1% – Calabria 16,2% – Sicilia 26,0% – Sardegna 23,9% – Come si evince, fanalini di coda risultano esser Sicilia e Sardegna.
Questi sono i dati, allarmanti e, perché no, anche vergognosi . dovrebbe però vergognarsi in primis l’ Italia come stato ed in secondo luogo quelle regioni a cui sono state attribuite le competenze per la voce Istruzione, le quali non sono riuscite a portare avanti alcuna iniziativa mirata all’ abbattimento del flagello dispersione scolastica che, ricordiamo, nel 2013 tocca ulteriori livelli di aumento. Da dire che molto in questo influisce il cosiddetto problema degli accorpamenti scolastici che, in special modo nei piccoli paesi dell’interno della Sardegna, in questo caso, hanno contribuito alla chiusura di plessi scolastici e il conseguente obbligo per molti alunni anche della scuola primaria a percorrere ogni giorno chilometri per raggiungere la più vicina scuola da frequentare. Da più parti sono arrivate richieste alla regione Sardegna perché vengano elaborate e attuate tutta una serie di provvedimenti adeguati per assicurare ai ragazzi sardi il reale diritto allo studio fonte di futuro e investimento stesso per l’economia di una regione oramai completamente allo sbando anche a livello istituzionale.
Da ultimo ma non di minor rilevanza è il crescente aumento della percentuale di famiglie che non mandano i propri figli a scuola privandoli consapevolmente del diritto alla studio e motivando questo con la povertà e l’impossibilità di provvedere agli alti costi che la scuola oggi impone. Può esser, questo, anche un motivo vero e analizzabile, ma, la percentuale più alta di genitori che non fanno frequentare la scuola, anche prima, ai propri figli si accentua e attesta in coloro che hanno per primi abbandonato il percorso scolastico. In sostanza ciò di cui si sono consapevolmente privati per una povertà culturale è successivamente riversato sui figli. In questo senso, un capillare controllo, negli ultimi tempi, lo stanno mettendo in atto scuola/servizi sociali/ carabinieri che attraverso un continuo monitoraggio verificano e sanzionano coloro che privando i propri figli di quello che oltre ad esser un diritto li condannano a privarsi della libertà stessa.
La povertà economica non è un deterrente per l’imposizione della povertà culturale che degenera inevitabilmente in altri mali e condanno a vivere in una società che certamente non darà tante possibilità di scelta

 

Risultati elezioni comunali IN SARDEGNA


 

di Antonella Soddu

Il  risultato delle elezioni comunali premia, anche in Sardegna, il centro  sinistra. Tra i tanti  comuni  di  rilevante importanza  le elezioni di  Iglesias  e Assemini. Entrambi andranno al  ballottaggio.  Un particolare non di poco conto  è  che ad Iglesias   il m5s  non è riuscito a presentare una propria lista. Ad Assemini  si, ma non hanno  ottenuto  il risultato aspettato  al ballottaggio andranno i due contendenti Pd  – Pdl . Fa  riflettere sotto il profilo politico  quanto riscontrato ad IglesiasQualche mese prima delle elezioni politiche, Grillo venne Sardegna, scelse di andare a Carbonia, calò dentro la miniera dove da giorni si erano chiusi i minatori. Promise, si fecce portatore dei problemi irrisolti e del dramma di molre famiglie. La provincia Carbonia/Iglesias risulta esser la più povera d’Italia. Ebbene, il comune di Iglesias, città di miniere e minatori, oggi è andato a elezioni, paradossale, il m5s non ha presentato una lista. La dice lunga e, per chi conosce la realtà sarda, sa anche che dopo il grande comizio a Cagliari in cui Berlusconi promise il famoso milione di posti di lavoro, la Sardegna abbandono il colore di sinistra e che tutto sommato, anche dopo le promesse eluse il Pd non è più tornato il primo partito. Siamo sull’onda nazionale. Alle politiche il m5s ha invece ottenuto un risultato ottimo. Strana cosa la loro non presenza proprio in questo comune.Qui di seguito i dati ufficiali dal ministero dell’interno: http://elezioni.interno.it/comunali/scrutini/20130526/G201070090.htm

Un’altra curiosità da   rilevare   è quanto si  è verificato a Senorbì dove alle scorse politiche il movimento   è risultato il più votato   dopo   l’esploit il  flop.

In  tutti  gli altri piccoli comuni della Sardegna  l’hanno avuta vinta le  liste civiche, ovviamente hanno prevalso  quelle  ad indirizzo centro sinistra.  In nessuno dei piccoli comuni risulta  esser stata presentata una lista  5  stelle.  Dopo i pienoni pre – politiche    è calato  il silenzio nonostante alla camera  e al senato ci siano  rappresentanti  sardi.  La  Sardegna si  prepara alle elezioni regionali del 2014, un’altro banco di prova dunque.

Vediamo come ci definirà Grillo, se  attribuirà anche a noi sardi  colpe  e insulti. Ovviamente  chi si ritiene  insultato   è un popolo che  ancora una volta  è stato tradito  o, per meglio dire usato  anche dall’illustre dottor Grillo dei  Grilli.

CHI HA VINTO?


di Antonella Soddu

Vince l’astensionismo. L’astensionismo non lo chiamerei vincitore, piuttosto perdente. Chi tace acconsente, principio di legge. Chi si astiene acconsente, questa è la verità.  Le elezioni comunali sono importanti, eccome se lo sono, ognuno di noi è parte integrante della comunità in cui vive, tutti i giorni viviamo la nostra città o il nostro paese nei suoi pregi e nei suoi difetti, più i secondi che i primi, tutti ci lamentano, ma poi alla fine firmiamo in bianco la delega agli elettori che ancora hanno radicato il senso civico. Poi, alla fine, pensiamo anche di aver il diritto di lamentarci se quella delega in bianco non ci accontenta nell’azione conseguente. Sbagliato, vile!

Credo sia il caso di affermare che almeno per quanto concerne il risultato romano, tra i tre litiganti, il terzo non gode, non andrà neppure a ballottaggio. Fungono da terzo e/o quarto incomodo, c’è anche Marchini.   Marini può e deve esser soddisfatto. Si, per ora si, anche considerato il dissesto del PD, la sua partecipazione al governo delle larghe intese, la figuraccia per l’elezione del capo dello stato, la corte spietata ai grillini e via dicendo. Deludente, molto anche, seppur non vogliano ammetterlo ad alta voce, il risultato del M5S che appena tre mesi fa si erano regalati un 25% su scala nazionale. Come si può presentare come candidato sindaco di una gran città come Roma, un illustre sconosciuto come Marcello De Vito, non arrivare neppure alla soglia per il ballottaggio per poi, che la colpa è della stampa che non ha dato un congruo supporto?  Questa la giustificazione che ha usato Alessandro Di Battista, deputato m5s, per non parlare dei grossolani e madornali errori.  Apro una piccola parentesi riguardo De Vito, a lui non è tanto sconosciuta la politica e la vita politica da militante in politica, ha un trascorso radicale. Lo scheletro dall’armadio lo ha tolto fuori, ieri, Marco Pannella. Grillo che dice. Dice che – ” Non c’è nessun rapporto tra le consultazioni politiche nazionali e le elezioni locali. ” – Un Grillo in versione Soft, direi, ma, qualcuno gli spieghi il contrario, le elezioni comunali romane sono un importante banco di prova, il loro risultato è da sempre visto come politico, di conseguenza a tre mesi dalle elezioni politiche sono a tutti gli effetti, un risultato pessimo per il movimento. Errore madornale l’imposizione di evitare la stampa, la rete non è tutto, il buon pescatore sa che deve far attenzione a non calare in mare una rete anche solo leggermente strappata.  Nelle aule di camera e senato cosa hanno portato fino ad ora i grillini? Nulla o quasi.   A seguire le dirette delle sedute ci si rende subito conto di quanto poco autonomo sia il percorso, risulta palese una continua arroganza nel porsi  contro tutto e  tutti. Innegabile.  Forse  è vero, il servizio di  Report  ha  aperto qualche mente abbagliata ma, se avessero  avuto delle concrete e serie  argomentazioni di smentita   è probabile  che l’acqua al loro mulino  sarebbe stata  una piena. Cosi non è stato, oltretutto hanno pure attaccato colei che avevano sempre raccomandato come giornalista d’inchiesta pulita, premiandola con la candidatura a presidente della repubblica… E’ vero, sono all’opposizione, ma l’opposizione non dovrebbe esser un momento  costruttivo di democrazia? Avevano pure detto che avrebbero  valutato di volta  di in volta, la cosa più assurda  in tutti  questi  3 mesi  è l’affermazione – “non serve un governo, c’è il parlamento” – ne prendiamo atto e, a Di Battista che afferma di non aver sbagliato nulla finora,  facciamo  gli  auguri.

Alemanno, che dire, nella storia di Roma capitale  e delle elezioni comunali romane sembra non si sia mai verificato che un sindaco uscente non sia stato riconfermato, il peggior  primo cittadino di tutti i tempi, qualcuno lo ha definito cosi.

Al ballottaggio  vincerà Marino.