Il Caso


Si afferma che la seconda giovinezza, per noi Signore, subentri al compimento del 40° anno d’età; Non vi era dubbio fino a poco tempo fa, ma ultimamente cominciano a declinare anche queste “leggere” certezze mirate a render la vita sociale delle donne più, diciamo, allegra. In che senso provo a spiegarlo ora. La condizione lavorativa delle donne in Italia è sempre stata condizionata da quella che è comunemente vista come la “giusta collocazione” della donna; in famiglia. La donna oggi eccede in qualsiasi campo dove inoltri la sua indiscutibile creatività e voglia di fare. Impegno, costanza, sacrificio ( anche perché è consapevole del suo ruolo di donna, madre e moglie ) eppure, tali doti vengono molto spesso messe al bando dalla concreta mancanza d’iniziative atte a stroncare sul nascere le indiscutibili discriminazioni che ne limita l’impiego nei vari campi lavorativi ancora oggi, esclusivo appannaggio del cosi detto sesso forte ( ? ). La crescita del livello di disoccupazione, negli ultimi anni in italia, ha colpito tutti. Si parla altissimo tasso di disoccupazione sopratutto tra i giovani che non vedono spiragli per un futuro per cosi dire, equo. Numerosi sono i padri di famiglia che lottano per un posto di lavoro e sono numerosi anche coloro che avendo raggiunto il 50 anni d’età vedono sfumare ogni miraggio di stabilità economica. Ma che ci dicono i dati disoccupazionali in merito alle donne?Poco. L’argomento è quasi un tabù. Chi di voi non si è mai trovata a presentarsi ad un colloquio di lavoro e avendo le carte in regola per esser assunta si sente rispondere che il posto è riservato a chi non ha superato i 35 anni d’età? Gli stessi concorsi pubblici fissano delle età che negano a noi donne il diritto a parteciparvi se abbiamo oltre 35 anni. Ma allora, perchè continuano a dirci la a 40 anni nasce la nostra seconda giovinezza? Secondo la nostra carta costituzionale ogni cittadino ha diritto ad un lavoro indipendentemente da razza sesso religione e idee politiche ( esclusi i minori ) ed età. Ora a contribuire a quest’indiscriminata e scellerata missione di discriminazione si è aggiunta anche la riforma pensionistica che fissa in 42 anni l’età contributiva. La domanda mi sorge spontanea; Coloro ( donne ) che hanno già versato dei contribuiti per aver lavorato in passato, ma essersi involontariamente fermate come riusciranno a raggiungere l’età contributiva per godersi la meritata pensione? Es. donna 40 anni – 15 anni contributi versati fino al 2003 – causa maternità licenziata ( solo un esempio ) poi stop. 

 

Qualcuno sa dirmi come raggiungerà sto traguardo? No, perchè l’INPS – ( ENTE NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE ) i miei soldi li hanno intascati ma in che modo io posso ottenere beneficio dal fatto che li ho “prestati” temporaneamente all’inps? C’è un esperto in materia che possa fornire adeguate risposte? Le varie associazioni di consumatori hanno mai pensato di avviare un’azione legale al fine di consentire a noi anziane donne 40enni di riavere indietro questi soldi?   di  Antonella Soddu

 

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