Corruzione a Palazzo di Giustizia


“Il ruolo della nostra magistratura è diventato, in questi ultimi venticinque anni, via via sempre più decisivo nelle scelte politiche del Paese. Dal terrorismo degli anni settanta a Tangentopoli, il potere giudiziario ha acquistato un potere talmente rilevante da supplire, spesso e volentieri, il potere legislativo e quello esecutivo. Il più lucido studioso del rapporto tra Magistratura e politica in Italia – C. Guarnieri – (ha recentemente parlato di PESI SENZA CONTRAPESI , sottolineando la particolarità della situazione italiana, che non ha riscontro nelle democrazie di tipo occidentale. “

Proseguendo nella lettura dell’introduzione, di Giovanni Antonucci, al dramma di Ugo Betti: “Ma, anche in altri settori, la nostra magistratura è un fenomeno anomalo. È il caso questo della carriera per anzianità e non per merito; dell’appartenenza del Pubblico ministero allo stesso corpo dei magistrati giudicanti; del ruolo egemonico del CSM; del ridimensionamento di quei valori professionali ed etici che costituivano il collante del potere giudiziario”

E qui Antonucci riprende da pag. 151 del saggio succitato del prof. Guarnieri la seguente frase: “oggi il gruppo di riferimento dei nostri magistrati tende in buona misura a non essere di tipo professionale, ma diventa la classe politica, nelle sue varie articolazioni, l’opinione pubblica, identificata spesso con i mezzi di comunicazione di massa, e soprattutto le correnti (della stessa magistratura) con la loro attività politico-sindacale”

E’ interessante anche prendere visione del disegno di legge 3 Aprile 2002 ove si fa riferimento alla testo di Betti in occasione Celebrazione del cinquantesimo anniversario della morte del poeta e drammaturgo Ugo Betti e misure di sostegno al «Centro studi teatrali e letterali Ugo Betti» del comune di Camerino, cosi come di seguito
Soprattutto va ricordato che il suo lavoro probabilmente più celebre, il dramma « Corruzione al Palazzo di Giustizia», benché scritto nel 1944, è tuttora considerato quasi una profetica anticipazione di talune tematiche della nostra vita sociale e civile e, più ancora «una riflessione… sempre attuale dei temi dell’indipendenza del giudice e del rapporto fra politica e magistratura, ma anche, e forse soprattutto, dell’equità della pena, del rapporto fra diritto e dignità umana, fra giustizia dei giudici e una giustizia più alta, che non si accontenta delle norme del codice» (vedi G. Antonucci. Introduzione a Corruzione al Palazzo di Giustizia, ed. Newton 1993, pagine 10 e seguenti).
Utile è dunque oggi leggersi relazionando i fatti accaduti questi giorni.

link di rimando al disegno di legge
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=14&id=00018185&part=doc_dc&parse=no

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